• Francesco Simeti con Tuscany Art, ANEMONE - Maiolica, 30 x 34 x 38 cm, 2017 Crediti fotografici: Ph. Claudio Pascarelli e Marco Mignozzi
  • Andrea Sala con Veronica Fabozzo Studio d’Arte – PAPILLON, Maiolica a engobbio, 5x24,5x25,5cm – 2017 - Crediti fotografici Ph. Claudio Pascarelli
  • Work in progress . details - ph. Claudio Pascarelli
  • Nicola Toffolini, Colony Collapse Disorder / Sindrome dello spopolamento - Installazione, immagini fotografiche e due prototipi,2017 (work in progress)- Crediti fotografici Ph. Claudio Pascarelli
  • Michele Guido - ph. Mario Iensi
  • Work in progress . details - ph. Claudio Pascarelli
  • Chiara Camoni -. ph. Mario Iensi
  • Work in progress . details - ph. Claudio Pascarelli
  • Maddalena Casadei, OSAV, Serie di vasi componibili in ceramica bianca 2 finiti a crackle e gli altri a spray acrilico - Ø12,5cm x 38cm, 2017 -Crediti fotografici Ph. Claudio Pascarelli

Materia Montelupo: nove artisti si confrontano con le botteghe ceramiche di questo territorio fiorentino, in un dialogo tra arte contemporanea e artigianato. Al Palazzo Podestarile in mostra i loro lavori.

Nove artisti contemporanei associati ad altrettante botteghe del territorio di Montelupo: Lorenza Boisi, Chiara Camoni, Maddalena Casadei, Ludovica Gioscia, Michele Guido, Alessandro Roma, Andrea Sala, Francesco Simeti e Nicola Toffolini sono stati chiamati a confrontarsi per alcune settimane con le realtà ceramiche locali.

L’intento è quello di offrire all’artista contatto con questo linguaggio antico, infondendo contestualmente alla materia nuove prospettive; il ceramista è infatti un artigiano profondamente immerso nella sua tecnica, che difficilmente vive la possibilità di espandere la propria visione, aggiornandosi. L’artista diventa quindi una sorta di “consulente artistico”, per citare il curatore e ideatore del progetto, Matteo Zauli: assorbe sì l’atmosfera della bottega, ma al contempo la arricchisce con il suo sguardo non scudato dalle barriere dei tecnicismi, proponendo soluzione insolite, tentando strade inedite, sfidando la sostanza e rivitalizzandone il circuito produttivo.
Il nucleo intrigante di tutto questo è l’esperienza in sé, il dialogo tra artista e ceramista, il prodotto realizzato nato dall’incontro tra le parti. Proprio quest’ultimo, il risultato, sarebbe stato forse da mostrare in una bottega piuttosto che in una sala espositiva. Nelle sale del Palazzo Podestarile di Montelupo si sono messe a confronto le merci delle botteghe e le opere create dagli artisti, ma il percorso è complessivamente meno convincente rispetto all’indiscutibile valore dell’operazione a monte innescata tra artista e ceramista.

Lorenza Boisi - ph. Mario Iensi

Lorenza Boisi – ph. Mario Iensi

Lorenza Boisi – Tuscany / Ceramiche d’Arte Ammanati
Associata a due botteghe che realizzano una produzione ben diversa tra loro, l’artista ha progettato un lavoro-ponte che coniugasse queste due realtà.
Le forme dei gusci sono state ispirate dalla produzione dell’azienda Tuscany, che ne realizza in grandi formati: l’artista è rimasta colpita dalla dimensione concettuale di questo prodotto, reso esorbitante e creato con estrema cura descrittiva.
Sfruttando i calchi a disposizione, Lorenza Boisi si è allontanata dal modello seriale, producendo dei grandi gusci di frutta secca, su cui è successivamente intervenuta adottando i cromatismi e tecniche desunte da Ammannati.

Chiara Camoni – Ceramiche Artistiche Giglio
Complicata, ma non meno proficua, l’esperienza di Chiara Camoni.
La difficoltà nel relazionarsi con i ceramisti fa parte del progetto di Montelupo, dovendosi gli artisti confrontare con delle realtà aziendali che a volte si muovono con ritmi produttivi serrati, senza grandi disponibilità di spazio e di tempo.
Questa precarietà ha condizionato il lavoro di Chiara, il cui intento consisteva nella creazione di uno smalto composto da cenere di legname locale. Le tonalità ottenute – grigie, verdastre e gialle – sono un estratto determinato dal tipo di legna bruciata: dal paesaggio è stata estrapolata dunque una rosa cromatica.
Il progetto iniziale dell’artista prevedeva la realizzazione di grandi totem in ceramica, convertiti dimensionalmente in fase lavorativa e resi vasi, anche a ripristinare un’idea arcaica di manufatto. I vasi di Chiara Camoni sono bifronti, ideati per essere visti senza un punto di vista privilegiato e realizzati ad occhi chiusi. L’idea della “produzione cieca” nasce come strategia per integrare nel processo mani differenti, quelle dell’artista e delle assistenti, diventando poi connotato stilistico. I rovi, le erbacce e le piante infestanti con cui sono riempiti completano una dimensione scultorea “respingente”: le opere sono infatti spinose e pungenti, forse in memoria delle difficoltà necessarie per realizzarle.

Chiara Camoni con Elisa Zaninoni, Caterina Calonaci, Valentina Batini, LA CENERE DI MONTELUPO, Terracotta bianca, smalto di cenere, Dimensioni variabili, 2017 -Crediti fotografici Ph. Claudio Pascarelli e Marco Mignozzi

Chiara Camoni con Elisa Zaninoni, Caterina Calonaci, Valentina Batini, LA CENERE DI MONTELUPO, Terracotta bianca, smalto di cenere, Dimensioni variabili, 2017 -Crediti fotografici Ph. Claudio Pascarelli e Marco Mignozzi

Maddalena Casadei – Salvatore Mirenda, La Galleria Nuove Forme d’Arte
Come si legge nella suo biografia, il lavoro della designer Maddalena Casadei è imperniato sull’interazione, approccio che ha trasferito anche nell’esperienza montelupina.
Scevra da un progetto prestabilito, si è interfacciata con Salvatore Mirenda, esperto torniante, e da questo scambio sono nati due lavori, che sono anche la fusione dei differenti metodi lavorativi che li contraddistinguono. OSAV è un vaso concepito per diventare prodotto vendibile dalla bottega: tre moduli incastrabili uno sopra l’altro, in modo che il vaso “cresca” a seconda del fiore che deve ospitare. Mr e Mrs LAN sono invece le opere vere e proprie, delle lanterne da giardino che si rifanno ad uno studio condotto dall’artista sui giardini giapponesi.

Ludovica Gioscia – Patrizio Bartoloni, Ceramica Artistica Bartoloni
Quella associata a Ludovica Gioscia è un’azienda specializzata sul colore, tipicità che ha incentivato nell’artista un’intensa sperimentazione cromatica: le situazioni differenti in cui gli artisti si sono immersi hanno infatti influito profondamente nei lavori.
La parola chiave per descrivere questa esperienza è contaminazione: Ludovica ha cominciato senza un progetto definito, ed ha permesso che l’atmosfera della bottega suggestionasse i suoi pensieri e il suo operato. Ha attinto dagli scarti della fucina, inserendo ad esempio l’eccesso degli smalti nelle sue opere, mentre i ceramisti hanno realizzato nuovi prodotti inserendo texture e pattern mutuati dalle opere di Ludovica. La sala in cui sono esposti i loro lavori presenta una scia di mattonelle dislocate a terra che si riflettono in quelle appese, rendendo quindi visibile la contaminazione tramite l’installazione, intitolata “Gran Pasticcio”.

Ludovica Gioscia - ph. Mario Iensi

Ludovica Gioscia – ph. Mario Iensi

Michele Guido – Ceramiche d’arte Dolfi
Per il suo primo approccio con la ceramica, Michele Guido ha ideato un lavoro ispirato ad un’affascinante opera allegorica in prosa: Hypnerotomachia Poliphili, scritta dal frate domenicano Francesco Colonna. Il Polifilo è un viaggio d’iniziazione incentrato sull’amore, ma è soprattutto un capolavoro della xilografia veneziana: è illustrato con 169 splendide tavole che mostrano minuziosamente le scene, gli elementi architettonici sognati da Polifilo, addormentato sotto una quercia. I lavori di Michele Guido sono rielaborazioni delle escrescenze che crescono sulle ghiande, le galle, continuando la sua ricerca sul rapporto tra architettura e natura: formalmente, ne risultano delle forme singolarissime, dei noduli legnosi posti su piedistalli che paiono delle architetture fantastiche, plastici improbabili.

Alessandro Roma – Ivana Antonini, Ceramiche d’arte Dolfi
Alessandro Roma ha chiesto di essere associato ad una bottega piccola, senza un approccio industriale, e di potersi così relazionare a poche persone: nasce il suo scambio con Ivana Antonini, ceramista appassionata e proprietaria di una fucina dalla produzione ristretta e ben mirata.
L’artista propone una serie di bozzetti e, grazie alla messa in gioco attiva di entrambe le parti e all’intento di fondere gli approcci, nascono degli oggetti che sono un’ottima combinazione tra identità artigianale e sguardo d’artista. La stanza che ospita le loro produzioni è equilibrata, e ad un primo sguardo non è immediato capire quali siano le opere di Alessandro e quali le realizzazioni di Ivana. Al centro dello spazio un’isola di lavori: una sorta di tubo intagliato dalla colorazione monocroma all’apparenza quasi ligneo; un contenitore color terracotta simile ad un tronco che racchiude al suo interno un piccolo mondo inaspettato fa pensare ad un caleidoscopio e ha il pregio di introdurre chi guarda nella scultura anziché circumnavigarla; una specie di piatto coperto dai colori terrosi nasconde delle lavorazioni smaltate e continua il gioco interno-esterno opacità-brillantezza; da un curioso sifone giallastro screziato fuoriesce del fogliame. Completano l’installazione due lastre dai colori sgargianti che evocano florealismi art nouveau.

Alessandro Roma - ph. Mario Iensi

Alessandro Roma – ph. Mario Iensi

Andrea Sala – Veronica Fabozzo Studio d’arte
Senza mai essersi confrontato prima con la ceramica, Andrea Sala ha portato a Montelupo un progetto incentrato sulle stufe, storicamente prodotte in questo materiale. Il lavoro è stato costruito adottando la tecnica dell’argilla in lastre, ovvero dei fogli tagliati col formato scelto e poi assemblati tra loro: una modalità che non prevede si plasmi quindi in modo classico, ma si componga una forma, una sorta di modellino.
Questa pratica si rispecchia in quella usata generalmente dall’artista, che fa corrispondere a tutti i suoi lavori una maquette, delle specie di controfigure delle opere.
L’idea sulla stufa, antecedente all’esperienza in bottega, dipende dalla riflessione sulla fucina, al mondo della metallurgia e delle arti applicate.
Le opera prodotte insieme a Veronica Fabbozzo sono rielaborazioni di un’incudine, tutt’ora effettivamente usata nei laboratori dei fabbri: sono state intitolate “Papillon”.

Francesco Simeti – Sergio Pilastri / Vanni Tuscany Art
Francesco Simeti si è interfacciato con due aziende, e questo doppio confronto ha determinato il nascere di due progetti distinti.
A differenza di altri, Simeti ha già un trascorso con la ceramica, conoscenza che gli ha consentito di portare nella bottega Tuscany un lavoro scultoreo che era già parzialmente avviato, seppure con differenze formali, ad esempio nelle dimensioni.
La collaborazione con Sergio Pilastri, pittore di maiolica, è invece più assimilabile alla pratica che l’artista adotta nella creazione dei suoi caratteristici wallpaper: visitando il Museo della Ceramica di Montelupo, Simeti ha osservato i motivi tipici dei piatti, e li ha riorganizzati in un nuovo pattern.
Montelupo è stata per l’artista una sorta di palestra; entrambe le esperienze in bottega sono state l’incipit di un percorso che porterà alla realizzazione di nuove serie di lavori.

Nicola Toffolini – Terrecotte Corradini e Rinaldi
Nicola Toffolini è stato associato a Corradini&Rinaldi, un’azienda impegnata nella realizzazione di prodotti di grande formato dai profili moderni. L’artista ha intervistato gli artigiani e documentato fotograficamente la produzione, al fine di avere un quadro specifico delle peculiarità della realtà con cui doveva confrontarsi. Scorto il potenziale di questa azienda, così impegnata nella produzione standard da aver perso di vista la magia connaturata alla materia, l’artista li coinvolge in un lavoro che “era già nelle loro corde, ma offuscato dallo sviluppo quotidiano cui si dedicano”. Ne risultano dei vasi galleggianti, sospesi, che ribaltando la prospettiva con cui si osserva generalmente l’oggetto-vaso e ne rinnovano il rapimento verso la forma.

Work in progress - details_ph. Claudio Pascarelli

Work in progress – details_ph. Claudio Pascarelli