• William Guerrieri, Magazzino moderno, dalla serie The Dairy, 2015 © William Guerrieri
  • John Gossage, Senza titolo, dalla serie Tredici modi per perdere un treno, 2003 Collezione Linea di Confine, Rubiera © John Gossage
  • Gabriele Basilico, British American Tobacco, Bologna, 2008 Collezione MAST © Gabriele Basilico
  • Olivo Barbieri, Centri Commerciali sulla via Emilia, 1999 © Olivo Barbieri, Courtesy Yancey Richardson Gallery New York
  • Lewis Baltz, fermo immagine tratto dal video End To End, 2000 Collezione Linea di Confine, Rubiera © Successors of Lewis Baltz. Used by permission. Courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne
  • Anonimo, Smerigliatrice, proveniente dal Fondo Minganti, 1955 circa Collezione MAST
  • Carlo Valsecchi, # 0767 Cesena, Forlì, 2012 (Reparto ricerca e collaudo Technogym) © Carlo Valsecchi
  • Bas Princen, Senza titolo, dalla serie Galleria Naturale, 2007 Collezione Linea di Confine, Rubiera © Bas Princen
  • Walter Niedermayr, Senza titolo, dalla serie TAV, viadotto Modena, 2004 Collezione Linea di Confine, Rubiera © Walter Niedermayr
  • Guido Guidi, Rimini Nord, ottobre 1991 Collezione Linea di Confine, Rubiera © Guido Guidi

Lucido, satinato, verniciato, lattiginoso, in polvere, liquido, nebuloso. Un colore bianco dalle mille sfumature e declinazioni, quello che domina, in diverse forme, nelle fotografie presentate nella mostra “Ceramica, latte, macchine e logistica – Fotografie dell’Emilia-Romagna al lavoro” alla Fondazione MAST di Bologna, dal 4 maggio all’11 settembre 2016, realizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna e Linea di Confine per la fotografia contemporanea.

Curata da Urs Staehl, curatore della Photogallery del MAST, la mostra declina, attraverso la visione di grandi fotografi italiani e stranieri, il tema della XI edizione del festival Fotografia Europea 2016 di Reggio Emilia (di cui il MAST è partner), la Via Emilia, ponendo particolare attenzione al rapporto tra lavoro e paesaggio in Emilia-Romagna.

Le opere fotografiche di Enrico Pasquali, Gabriele Basilico, Paola De Pietri, William Guerrieri, Carlo Valsecchi, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Franco Vaccari, Marco Zanta, Simone Donati, Lewis Baltz, Tim Davis, John Gossage, Bas Princen e Walter Niedermayr e immagini di scena da Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni rappresentano ognuna a suo modo un differente aspetto del complesso rapporto tra paesaggio naturale e paesaggio produttivo di una regione altamente industrializzata ma al contempo ancora legata alla tradizione manifatturiera, della piccola impresa e agricola della sua storia, e ai cambiamenti che negli ultimi decenni hanno modificato il volto della regione. In Emilia-Romagna fortissimo è infatti il legame tra paesaggio ed economia (rapporto in cui giocoforza entra anche la politica, che non sempre effettua scelte trasparenti e orientate al bene comune), forse ancor più che in altre zone d’Italia, dove la grande pianura e l’orizzonte sempre visibile lasciano spazio all’immaginazione, sia artistica che produttiva. Il rapporto tra lavoro, comunità e territorio si presenta qui come straordinariamente potente, in un luogo dove l’identità culturale, nelle sue sfaccettature, ancora si misura attraverso questi parametri. Non senza difficoltà però, dato che negli ultimi decenni i cambiamenti sono stati pesanti, e non sempre positivi. Le vecchie fabbriche vengono sostituite da nuovi stabilimenti ad alta automazione, la tecnologia modifica spazi e tempi del lavoro e, insieme con i settori produttivi chiave del territorio, come appunto ceramica, meccanica e alimentare, e i “nuovi” settori che prendono piede, come il commercio e il terziario avanzato, cambia volto in tempi rapidi anche il paesaggio dove tali attività hanno luogo. Non senza problemi. Ma in questa generale aria di cambiamento esistono anche particolari che rimangono immutati, come la nebbia, l’acqua nelle sue diverse forme, la personalità degli abitanti, così riservati ma così accoglienti, aperti e disposti al dialogo ma al tempo stesso inquadrati e testardi.

William Guerrieri,   Senza titolo,   dalla serie Il Villaggio,   2009 Collezione MAST © William Guerrieri

William Guerrieri, Senza titolo, dalla serie Il Villaggio, 2009 Collezione MAST © William Guerrieri

Immagini di operai al lavoro, cortei politici in una terra da sempre considerata “rossa” e anticlericale, macchine altamente tecnologiche in funzione o piuttosto macchinari obsoleti in dismissione, capannoni industriali e la tipica architettura emiliana dei villaggi artigiani composti da laboratori al piano terra e abitazioni al primo piano, piccoli villaggi contadini progressivamente abbandonati, caseifici in dismissione, stabilimenti di famose industrie meccaniche e il loro posto nell’immaginario collettivo, centri commerciali spuntati come funghi e affollati all’inverosimile, assi viari come la Via Emilia, il treno ad alta velocità, le autostrade A1 e A14 e le mille attività, legali o meno, che le costeggiano, una natura vessata dall’uomo e dall’uomo artificialmente ricostruita, e tratti fondamentali del paesaggio come il fiume Po e l’orizzonte onnipresente di una pianura che pare sconfinata; tutti scorci che i fotografi protagonisti hanno voluto immortalare per analizzare una terra amata, che sia d’origine o d’adozione.

Insieme alle fotografie sono proposti in esposizione 35 volumi, editi da Linea di Confine, che riflettono sulle realtà sociali della regione (analisi del sistema del welfare, dell’architettura, dell’industria, della viabilità, della cultura ecc.) e Le radici dei sogni – L’Emilia – Romagna tra cinema e paesaggio, documentario del 2015 di Francesca Zerbetto e Dario Zanasi, che racconta un immaginario del paesaggio regionale diventato patrimonio del mondo intero grazie al lavoro di grandi registi e cineasti che in Emilia-Romagna hanno vissuto e lavorato (da Antonioni a Visconti, da Fellini ai Bertolucci, da Pasolini ad Avati).

La cultura in tutte le sue forme, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema, ha radici profonde e popolari in questa terra di confine tra nord e sud, divisa dall’acqua e sull’acqua – da una parte fiume, dall’altra mare – fondata. La Via Emilia, uno degli assi viari più antichi e importanti del nostro paese, unisce proprio queste due “sponde”: terre fertili per menti ricche di immaginazione dove la cultura e l’arte fioriscono e, tra portici, nebbie e zanzare, accompagnate dalle eccellenze regionali, viaggiano verso i confini di una regione dalle tante anime. E li superano, i confini, puntando al futuro e sperando in un mondo migliore, tutto da scoprire. Anche attraverso gli obiettivi di grandi fotografi che, da Ghirri in poi, hanno analizzato questa regione e che, ci auguriamo, continueranno a farlo, con gli occhi e con il cuore.

Franco Vaccari,   fermo immagine tratto dal video La via Emilia e? un aeroporto,   2000 Collezione Linea di Confine,   Rubiera © Franco Vaccari

Franco Vaccari, fermo immagine tratto dal video La via Emilia e? un aeroporto, 2000 Collezione Linea di Confine, Rubiera © Franco Vaccari

Fotografia di scena tratta dal film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni attribuita a Sergio Strizzi / Enrico Appetito,   1964 © Ferrara,   Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea,   Michelangelo Antonioni Archive

Fotografia di scena tratta dal film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni attribuita a Sergio Strizzi / Enrico Appetito, 1964 © Ferrara, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, Michelangelo Antonioni Archive