Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

English text below 

Dopo anni di collaborazione Ligreggi e Collica hanno deciso di portare avanti progetti distinti. Abbiamo chiesto a Massimo Ligreggi di raccontarci quale direzione intende intraprendere con la nuova galleria.
“Dopo tanti anni, di comune accordo, abbiamo deciso di intraprendere due strade indipendenti. Ci sarà comunque un appoggio reciproco a prescindere da tutto” ci racconta il gallerista.
Immagino che la lista degli artisti sia ancora basculante. Significativo, però, che tu abbia deciso di esporre, come Massimo Ligreggi, una personale di Zaza Calzia: un’artista dalla lunga ma poco conosciuta carriera. Mi racconti perché hai scelto di dedicare una personale a quest’astista?
“La scelta di inaugurare con un’artista della levatura di Zaza Calzia, classe 1932, corrisponde a una visione che la Galleria Massimo Ligreggi intende dichiarare da subito. La “massimoligreggi” ha avuto un ottimo inizio e in programma abbiamo nuove mostre con giovani artisti e “middle age”, ad eccezione di Zaza Calzia, un’artista da un lavoro giovane ma non di giovane età.
Sono una grande scoperta, gli artisti di questa generazione, con una lunga esperienza ma non valutati per il loro spessore. Come Zaza sicuramente in Italia c’è ne saranno altre… e questa per me è una scommessa e una nuova ricerca.”

Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

Una scelta sicuramente coraggiosa, ma il gallerista sembra avere idee molto chiare a proposito.
“Al di là di facili scelte dettate dall’andamento del mercato, noi vogliamo cercare qualità tra le pieghe della storia dell’arte contemporanea, dove spesso si sono arenate figure come quelle di Zaza Calzia, tra i maestri più importanti del secondo Novecento Sardo. Parliamo di più di cinquant’anni di produzione sempre di altissimo valore, dai dipinti gestuali e informali della fine degli anni ’50 ai grandi collage degli anni ’80 e ’90 fino alle ultime freschissime serie che mostrano una gioventù spirituale che contraddice divertita l’età anagrafica.
Ho voluto iniziare la mia nuova avventura con una sua personale e spero di portarla anche in alcune fiere. Questa visone entra in relazione con un trend che sta interessando altre gallerie italiane, grazie anche all’alto contributo di un nostro collezionista, tra i più importanti del Paese (dall’occhio straordinario), che sta creando connessioni vincenti.”

Questa mostra proposta da Ligreggi sembra collocarsi in un panorama molto più ampio che accomuna molte realtà museali e spazi privati.
“Nel 2020 il lavoro di valorizzazione di alcuni maestri storici, di cui la Storia dell’Arte ufficiale non si è ancora presa cura, troverà in una grande mostra al Museo Ettore Fico il suo compimento. Non voglio svelare altro, ma ci sono altri musei interessati al lavoro di Zaza Calzia.”
Quale sarà il vostro programma futuro?
“La Galleria Massimo Ligreggi ad aprile ha in programma la mostra di un’artista olandese,̀ Eelco Brand.”

Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

Segue il testo di Efisio Carbone

ZAZA CALZIA – Letters in jazz
Galleria Massimo Ligreggi, Catania
Fino al 5 aprile

Era il 1966 quando l’allora giovane Zaza Calzia esponeva alla Galleria “A” di Sassari, tempio dell’avanguardia artistica locale, i risultati dei primi anni della  sua ricerca. Mauro Manca, direttore dell’Istituto d’Arte di Sassari, presentava con orgoglio la sua allieva prediletta nelle preziose righe introduttive del catalogo della mostra definendo i lavori dell’artista felice espressione del suo tempo: ” Gli spazi lacerati di Zaza Calzia e le sue ultime vibranti superfici materiche appartengono a questo mondo“. In effetti vedere i dipinti “informali” degli anni ’50 dimostra chiaramente come Zaza Calzia avesse compreso come pochi altri la portata innovativa di un tale linguaggio. “Una pittura fatta di lacerazioni abbaglianti e angosciose burrasche d’ombra“, scrisse il critico Salvatore Naitza, in occasione di un’antologica del 1983.
Oggi si può ben capire l’orgoglio di Mauro Manca, grande artista che rinnovò il linguaggio contemporaneo in Sardegna: le poetiche informali, nel rapporto tra forma, materia e gesto, risultano in questi anni già risolte con grande potenza e maturità dalla giovane allieva Zaza Calzia tra le più talentuose, anzi la più talentuosa dei componenti del Gruppo A, fondato a Sassari e considerato, insieme al cagliaritano Studio 58, cenacolo d’avanguardia dell’arte contemporanea del Dopoguerra in Sardegna.
Ciò lo diciamo con buona pace di tanti artisti (maschi) forse eccessivamente sopravvalutati nelle loro pedisseque e stanche ri-elaborazioni di codici pittorici e stilemi impolverati anche quando la modernità si palesò in anch’essi ritardatari accostamenti alle correnti avanguardistiche europee.La mostra intende indagare il progressivo rarefarsi dell’iniziale linguaggio informale e gestuale di Zaza Calzia che si appropriò e arricchì nel tempo di nuovi segni intesi come unità estetiche, ossia le lettere, per stabilire un nuovo alfabeto portato a maturazione negli anni ’80 senza mai perdere ma, al contrario, potenziare la forza e drammaticità del racconto. Il collage, si propose sempre più come linguaggio protagonista sulla pittura fino a invadere la superficie in ogni spazio possibile di caratteri infiniti in scale differenti tutti provenienti dalla medesima rivista: la cultura POP sezionata e de-strutturata verso la sublimazione che è puro ritmo.
Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

Nel 1987 Zaza Calzia presentò i suoi straordinari papier collé, pietra miliare di questo percorso, alla galleria l’Ariete di Roma ottenendo grande successo di pubblico e critica. Sono opere che parlano la stessa lingua della musica Jazz, in grado di liberare inusitate energie primigenie e orgiastiche in costante vorticoso movimento.
Se la musica è un luogo – il Jazz è la città”, ebbe a dire la scrittrice Vera Nazarian, questo legame jazz-città, sembra avvicinare le opere di Zaza Calzia ai lavori pittorici di Costantino Nivola, grande artista sardo che visse una travolgente carriera tra Orani, piccolo borgo nel nuorese, e New York intrecciando la sua esistenza a personaggi quali Le Corbusier, De Kooning, Kline, Léger, Pollock.

A partire dagli anni ’90 le “Lettres découpées” ripresero un percorso di sintesi a cui la maturità e l’esperienza della lunga carriera artistica, o forse più le lezioni che, nel bene e nel male, la vita la costrinse a seguire, infusero una sottile ironia fluttuante e disincantata che accompagnò la mano senza errore di Zaza su  numerosi fogli di carta. Queste piccole, vitali, giovanissime opere, se montate insieme, raccontano l’arte della variazione, in una storia, ancora una volta musicale, compiuta con solidità di pensiero ed estrema economia di mezzi.

L’installazione site specific dei coloratissimi tubi di lettere sembra precipitare in questo mondo direttamente dall’immaginazione divertita di Zaza. Sono elementi leggeri, neo-dadaisti, che turbano gli equilibri ed esaltano il ritmo di una danza corale.
Null’altro diremo ancora, tacendo sulla vasta produzione e formidabile ricerca di un’artista a cui, nonostante la brillante carriera e i molti successi nazionali, ha pesato un apostrofo di troppo e che ora finalmente attende un impegnativo, legittimo e ampio lavoro di valorizzazione che, fortunatamente, si sente già in atto. Lo scriviamo con la speranza che ciò accada rapidamente affinché un pubblico sempre più ampio possa provare, per dirla con le parole di Salvatore Naitza già docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Univeristà di Cagliari: il piacere della scoperta di un autentico temperamento artistico.

Zaza Calzia nasce a Cagliari nel 1932.
Compie studi artistici presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari. Dal 1961 ha diretto il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento di progettazione e il disegno professionale dell’Istituto d’Arte di Sassari e ha fatto parte del “Gruppo A”. Negli stessi anni svolge l’attività di designer per l’artigianato e l’industria.Dal 1967 si occupa di libri per l’infanzia. Socia nella cooperativa “Prove 10”, ha pubblicato nel 1974 a Roma “Un Paese” (una favola colorata).Dal 1975 al 1997 ha diretto, presso l’Istituto Statale d’Arte di Roma 2, il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento della progettazione e del disegno professionale. Svolge la sua attività artistica a Roma, dove risiede dal 1970.

Zaza Calzia - Letters in jazz - Installation view - Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania - Photo Luca Guarneri

Zaza Calzia – Letters in jazz – Installation view – Courtesy Galleria Massimo Ligreggi, Catania – Photo Luca Guarneri

ZAZA CALZIA – Letters in jazz

It was 1966 when the then-young Zaza Calzia exhibited the results of the first years of her research at the Galleria “A” in Sassari, the temple of the local artistic avant-garde. Mauro Manca, director of the Art Institute of Sassari, proudly presented his favourite pupil in the precious introductory lines of the exhibition catalogue, defining the artist’s works as the felicitous expression of her time: “Zaza Calzia’s lacerated spaces and her latest vibrant material surfaces belong to this world.” In fact, viewing her “informal” paintings of the 1950s clearly demonstrates how Zaza Calzia had understood like few others the innovative scope of such a language. “A painting made up of dazzling lacerations and anguished squalls of shadow,” wrote the critic Salvatore Naitza, on the occasion of an anthological exhibition in 1983.
Today we can well understand the pride of Mauro Manca, a great artist who renewed contemporary language in Sardinia: the informal poetics, in the relationship between form, matter and gesture, had already been resolved in those years with great power and maturity by his young pupil Zaza Calzia, one of the most talented, indeed, the most talented of the members of Gruppo “A,” founded in Sassari and considered, along with Cagliari’s Studio 58, the avant-garde coterie of contemporary art of the post-war period in Sardinia.
This we say with peace of mind of many (male) artists, perhaps excessively overesteemed in their unoriginal and tiresome re-elaborations of dusty pictorial codes and motifs even when modernity was also revealed in the late-coming approaches to European avant-garde currents.

The exhibition aims to investigate the progressive rarefication of Zaza Calzia’s initial informal and gestural language, which over time appropriated and was enriched by new signs intended as aesthetic units, namely letters, to establish a new alphabet brought to maturity in the 1980s without ever losing, but, on the contrary, enhancing the strength and drama of stories. Collage was increasingly proposed as the principle language of her works, to the extent of invading every possible space of the plane surfaces with infinite printed characters in different scales, all clipped out of the same magazine: POP culture dissected and de-structured, towards the sublimation that is pure rhythm.

In 1987 Zaza Calzia presented her extraordinary papier collés, the milestone of this artistic path, at the Galleria L’Ariete in Rome, achieving great success with the public and critics. They are works that speak the same language as jazz music, capable of releasing unusual primordial and orgiastic energies in constant, swirling movement.
If music is a place – then jazz is a city,” said the writer Vera Nazarian, this jazz-city bond seems to bring the works of Zaza Calzia closer to the pictorial works of Costantino Nivola, a great Sardinian artist who lived an overwhelming career between Orani, a small village near Nuoro, and New York, linking his existence to famous personalities such as Le Corbusier, De Kooning, Kline, Léger, Pollock.

From the 1990s onwards, her “Lettres découpées” resumed a path of synthesis to which the maturity and experience of a long artistic career, or perhaps, even more, the lessons that life had forced her to follow, for better or for worse, infused a subtle, fluctuating and disenchanted irony that accompanied the hand without error of Zaza on numerous sheets of paper. These small, vital, very youthful works, if mounted together, narrate the art of variation, in a story, once again musical, completed with solidity of thought and extreme economy of means.

The site-specific installation featuring colourful tubes of letters seems to plunge into this world directly from Zaza’s amused imagination. They are light, neo-Dadaist elements that disrupt the equilibriums and exalt the rhythm of a choral dance.

We will say nothing more, keeping silent about the vast production and formidable research of an artist to whom, despite her brilliant career and many national successes, weighed an “apostrophe” too much, and now finally awaits a challenging, legitimate and extensive work of valorization that, fortunately, seems to be already underway. We are writing with the hope that this will happen quickly so that an ever wider public can experience, in the words of Salvatore Naitza, former professor of History of Contemporary Art at the University of Cagliari: the pleasure of discovering an authentic artistic temperament.

Efisio Carbone

Zaza Calzia was born in Cagliari in 1932.
She studied art at the State Art Institute of Sassari. Starting in 1961, she directed the Pictorial Decoration laboratory, teaching Design and Professional Drawing, at the Art Institute of Sassari, and was a member of Gruppo “A.” In the same years she worked as a designer for crafts and industry.
Since 1967 she has devoted herself to children’s books. A member of the “Prove 10” cooperative, she published “Un Paese” (a colorful fairy tale) in Rome in 1974.
From 1975 to 1997, she directed the Pictorial Decoration laboratory and taught Design and Professional Drawing at the State Art Institute in Roma 2. She carries on her artistic activity in Rome, where she has lived since 1970.