Amelie, 2011, courtesy Galleria Gio Marconi
Markus Schinwald, Grita, 2012 – Courtesy Galleria Gio Marconi, Milano
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E pensare che attendevo questa mostra con molte aspettative. Lui, artista che all’ultima Biennale di Venezia ha concepito uno dei più misteriosi ed interessanti padiglioni nazionali, ora si presenta a Milano con una mostra non all’altezza della sua indubbia bravura.
Markus Schinwald, nella sua personale alla galleria Gio Marconi sembra essersi adagiato ‘sugli allori’, proponendo delle opere in cui non intravedo un passo avanti, semmai una conferma stilistica già ben consolidata.
Nella prima stanza a destra c’è ancora un pò di quell’enigmatica oscurità che tanto aleggia nei suoi quadri. Ma  che pensare poi della serie di acquari che, con una fluttuante tela rossa, nascondono-mostrano dei pescetti?
E’ questione di stoffa, si pensa, guardando i suoi avvicenti dipinti. Belli, non c’è che dire. Dal primo all’ultimo che ho visto. Testa e corpi stretti e celati da stoffe e panneggi, da sete e broccati. Le sue tele antiche (in mostra ce ne sono di ottimi esempi), tecnicamente modificate con aggiunte, protesi, maschere e bendaggi, piacciono perchè il gusto contemporaneo forse riscopre il ‘bello’ di cui tanto si discute e dibatte ancora oggi. La grande e avvincente storia dell’arte fa capolino tra i giovani artisti che – a volte con molta sapienza, come nel caso di Markus Schinwald – la utilizzano nel migliore dei modi: modificandola con parsimonia. Bellissime infatti le stampe che, mantenendo, tratto, chiaroscuro ed eleganze del passato, mostrano personaggi-mostri fuori dal tempo e dunque sempre ‘di moda’.
Arriviamo al dunque. Nella grande sala di sinistra, alle pareti una nuova serie di stampe: due grandi fogli che, piegandosi al centro, nascono delle trame stampate: capelli, peli, orifizi, buchi, vagine? Oltre alle stampe anche alcune nuove sculture. Non è nuovo a Schinwald l’utilizzo, per le sue sculture, delle gambe delle sedie.
In questa ultima serie – presentata come  “nuovi lavori elusivamente erotici, che giocano sugli istinti di voglia e desiderio”  sarà…- l’artista si  diverte (forse un pò troppo a mio parere), a formare dei corpi di ballerine mentre si aggrovigliano in pose Lap Dance.
Hidi, 2011, courtesy Galleria Gio Marconi
 Gunther, 2010, courtesy Galleria Gio Marconi