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Renato arriva a Milano nell’82,
vuole cominciare da zero in una città
dove non lo conosce nessuno.
Desidera trovare nuove opportunità
professionali e riprendersi da un passato
invadente.

Non sappiano nulla o poco. Non parlo della vita e i suoi misteri, bensì della ‘misteriosa’ proiezione Portami via dell’artista Mario Milizia. L’immagine che conosciamo è una densa coltre di fumo, vapore. O nuvole cariche di pioggia.

Portami via è il titolo del suo nuovo lavoro che sarà presentato all’Anteo Palazzo del Cinema con il Patrocinio del Comune di Milano dal 5 al 7 aprile nell’ambito della Milano ArtWeek 2019. Della durata di 31 minuti, il video sarà proiettato tre volte al giorno a partire dalle ore 19:00. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Agli spettatori sarà richiesto di non divulgare il contenuto dell’opera.
La preparazione e realizzazione di Portami via è durata due anni, periodo nel quale l’artista si è avvalso dell’aiuto di vari collaboratori ai quali non è mai stato svelato il progetto nella sua completezza.
Durante la seconda parte del 2018 si è svolta una serie di proiezioni private e nell’87 per cento degli spettatori è stato riscontrato un mutamento dell’umore.

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Abbiamo fatto alcune domande all’artista.

Elena Bordignon: La prima cosa che ho pensato, leggendo il comunicato stampa del progetto Portami via, è: tutto, fuorché stare zitta. Invece mi si chiede proprio questo dopo aver visto la proiezione. Perché poni questo vincolo?

Mario Milizia: Mi piacerebbe che il pubblico non avesse pregiudizi quando entra in sala. Lasciare che ognuno dei visitatori si lasci trasportare dall’opera e si senta libero di reagire o di non reagire come si sente al momento, prima, durante e dopo la visione. Inoltre per me quest’opera è un po’ come quando si racconta qualcosa di privato a qualcuno e poi si spera che se lo tenga per se. In ogni caso il mio è solo suggerimento e non una direttiva.

EB: La preparazione e realizzazione di Portami via è durata due anni, periodo nel quale hai collaborato con persone rimaste all’oscuro del progetto nella sua completezza. Come hai vissuto questo periodo? Ma soprattutto, come hanno reagito i collaboratori?

MM: La realizzazione di Portami via è stata lunga in termini temporali perchè mi sono confrontato con un argomento di cui due anni fa non sapevo ancora niente e che andava trattato in modo estremamente delicato. Nonostante gli alti e bassi che hanno accompagnato il progetto, i miei collaboratori hanno sempre compreso e rispettato il mio riserbo e mi hanno aiutato ad affrontare le difficoltà a cui siamo andati incontro.

EB: Premesso che non mi svelerai nulla, mi racconti a grandi linee cosa racconta o nasconde, il video Portami via per i 31 minuti di proiezione? 

MM: Portami via è una storia, una vicenda, un racconto, un’analisi, un video, una canzone, delle immagini, una proiezione, un film. E’ un’opera che non appartiene a nessun genere artistico e allo stesso tempo appartiene a tutti. La storia di Renato è una storia privata e pubblica allo stesso tempo. Il mio compito è stato quello di cercare di rispettare questa storia, la sua storia.

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EB: Nel 2018 il video è stato visto grazie a proiezioni private a un numero limitato di persone. Scopro che all’ 87 per cento degli spettatori è stato riscontrato un mutamento dell’umore. Immagini, a questo punto, che i contenuti siano profondamente toccanti. Era tua intenzione, dalla genesi dell’opera, ottenere questo risultato?

MM: Chi ha detto che il contenuto di Portami via è toccante? Anche se ridi a crepapelle il tuo umore subisce un mutamento. Comunque no, quando realizzo un’opera non mi prefiggo obbiettivi di questo tipo.

EB: A prescindere dell’intenzionalità, che effetto ti ha fatto scoprire che le persone avevano subito un mutamento d’umore?

MM: Mi ha fatto molto piacere perché penso che non ci sia peggior cosa dell’indifferenza.

EB: Libri, video, dipinti sperimentali, ricostruzioni di ambienti, produzioni musicali… le forme espressive in cui ti muovi sono tra le più eterogenee e imprevedibili. Immagino che tu non ti ponga il dilemma di essere un artista riconoscibile (aspetto che ricercano in molti). Perché questa diversificazione – o irrequietezza – espressiva? 

MM: Oggi come oggi non penso che la riconoscibilità di un artista dipenda necessariamente dalle tecniche che utilizza. Comunque per me la tecnica è funzionale al contenuto e ogni determinato contenuto o storia che voglio esprimere o raccontare ha bisogno di una determinata tecnica. E poi mi piace sperimentare e cimentarmi con cose nuove. A ciascuno il proprio destino!

EB: Ultima, ma non meno importante, domanda: chi è Renato? Ha trovato “nuove opportunità”?

MM: Ti invito ad assistere ad una delle 9 proiezioni (tre al giorno) dal 5 al 7 aprile per scoprirlo!

Mario Milizia
Portami via

Dal 5 al 7 aprile 2019
Proiezioni ore 19:00, 19:40, 20:15

Anteo Palazzo del Cinema (piazza Venticinque Aprile, 8 – Milano)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti