• Mario Milizia, Mi preme un quesito, arazzo, 2016-17, 205x145 cm - Courtesy of Viasaterna
  • Controcuore, Mario Milizia, Installation view - Courtesy of Viasaterna, Milano
  • Controcuore, Mario Milizia, Installation view - Courtesy of Viasaterna, Milano
  • Controcuore, Mario Milizia, Installation view - Courtesy of Viasaterna, Milano
  • Controcuore, Mario Milizia, Installation view - Courtesy of Viasaterna, Milano
  • Mario Milizia, Come lo scorso anno, arazzo, 2016-17, 205x145 cm - Courtesy of Viasaterna-3

“…fonte d’inevitabile inquietudine, ma anche di un’organica eccitazione nei confronti dell’ignoto e della scoperta”: queste le sensazione che siamo invitati a provare attraversando Controcuore, la mostra di Mario Milizia ospitata fino al 17 marzo negli spazi di Viasaterna a Milano. Il progetto, curato dal team Fantom, è il frutto di diverse esperienze fatte dall’artista: un viaggio scaturito dalla parola scritta (e gli inevitabili scontri semantici a cui ci si imbatte…), da vecchie poesie, e dal “lungo dossier” che riassume i risultati dell’analisi del suo DNA.
Curioso il titolo, Controcuore, che altro non è che la struttura di ghisa frapposta tra la bocca del camino e la sua cornice in marmo. Ma è anche una forma poetica – e surreale – per raccontare la soggettiva esperienza dell’artista che scopre – come ci racconta nell’intervista che segue – le sue origini greche, spagnole e portoghesi.
In mostra una serie di arazzi sui quali sono tessuti i versi, originariamente realizzati con la tecnica del cut-up; venticinque dipinti di piccole dimensioni realizzati stendendo una miscela di smalto per unghie e bianchetto sulle pagine ritagliate dal catalogo della collezione permanente del Museo Thyssen di Málaga; e, non ultime, due sculture: una è il frutto di un procedimento di autentica revisione che culmina in un modello di architettura utopica mentre la seconda scultura, di bronzo e realizzata grazie alla collaborazione di Fonderia Battaglia, replica e reinterpreta un vero “controcuore”…
“Il mio interesse è raccontare storie non solamente con le parole”.

Segue l’intervista con l’artista —

 ATP: Ti hanno definito “inclusivo e disgregante, eclettico e specifico”: ti senti a tuo agio in queste definizioni?

Mario Milizia: Si perché sono aggettivi che evocano una condizione di instabilità e mutevolezza, dovrei aver raggiunto una serena e statica maturità, invece non è così.

ATP: Il titolo della mostra, “Controcuore”,  è anche il titolo del libro in cui affianchi alcune tue poesie, scritte nel 1992,  all’analisi del suo DNA. Mi racconti cosa ti ha spinto a fare queste analisi? Cosa ti affascina delle scoperte che hai fatto?

MM: Le mie opere recenti scaturiscono dalla parola scritta, in questo caso dallo scontro semantico e di registro tra vecchie poesie e il lungo dossier che riassume i risultati dell’analisi del mio DNA. Mi sono imbattuto nel “Genographic Project” curato da National Geographic circa dodici anni fa. Si tratta di un progetto molto ambizioso su scala mondiale teso a “mappare”, attraverso l’analisi del DNA dei partecipanti, le migrazioni dei nostri antenati sulla terra nel corso dei millenni. Queste informazioni vengono ricavate analizzando il genoma complessivo, risalendo di sei o più generazioni. Ad oggi hanno analizzato il DNA di circa 800.000 persone e i dati che emergono sono sempre più accurati. Non so dirti che cosa mi abbia spinto a ricercare le mie origini, ero alla ricerca di risposte, conosco me stesso fino ad un certo punto, entro i limiti di me stesso e delle mie conoscenze. Ho sempre dato per scontato di essere italiano/italico invece ho scoperto di essere di origini greche, spagnole e portoghesi.

ATP: In mostra c’è una serie di sette arazzi dove, utilizzando la tecnica del cut-up, hai tessuto dei versi ‘ricombinati’ delle tue poesie. La tecnica del cut-up ha origini lontane,  perché hai optato per questa scelta? Cosa ti attrae della casualità?

MM: Dalla casualità come dalla premeditazione possono scaturire arte ma anche design e ornamento, tutti i processi creativi sono interessanti. Io personalmente sono più propenso alla sorpresa.

Controcuore,   Mario Milizia,   Installation view - Courtesy of Viasaterna,   Milano

Controcuore, Mario Milizia, Installation view – Courtesy of Viasaterna, Milano

ATP: Non è la prima volta che utilizzi delle immagini di opere d’arte “prelevate” da altri contesti e le manipoli con tecniche più o meno misteriose. E’ come se volessi beffeggiare o sminuire la sacralità di molte opere. Cosa si cela in queste tue trasformazioni?

MM: Penso che la maggior parte delle creazioni umane siano il frutto dell’elaborazione di creazioni precedenti. In questa mostra sono esposti piccoli dipinti che ho realizzato d’impulso in una camera d’albergo di Malaga subito dopo aver visitato il Museo Carmen Thyssen. Ho dipinto direttamente sulle pagine del catalogo della collezione permanente che presenta opere di autori spagnoli poco noti. Sono rimasto affascinato dai colori e dalla naïveté gioiosa di queste opere. Ho sentito la necessità urgente di “appropriarmi” di queste immagini, ho acquistato una ventina di smalti per unghie con colori sgargianti e del bianchetto , una volta mescolati ho ottenuto colori pastello. Non c’è una volontà di ironizzare o sminuire le opere.

ATP: Arazzi, dipinti e sculture. In merito a quest’ultime, mi incuriosisce quella che fa rifermento al titolo della mostra – “controcuore” è il nome della struttura di ghisa frapposta tra la bocca del camino e la sua cornice in marmo – e che riproduce, appunto un controcuore. E’ come se volessi creare un cortocircuito tra gli oggetti, le opere e il loro significato. Mi sbaglio?

MM: Non ti sbagli. Controcuore potrebbe sembrare il titolo di una canzone, fa presagire sentimentalismi, invece è soltanto il nome poetico ed evocativo di un elemento di arredo funzionale non più in uso, solitamente posizionato davanti al camino. Tutta la mostra si fonda su questo “misunderstanding” di significati. L’opera in mostra ha le sembianze di un rassicurante oggetto di antiquariato in stile Luigi XV vecchio di qualche secolo. In realtà è nuovissimo e stilisticamente “impossibile”. Potrebbe ricordare un’elemento di una scenografia di “Game of Thrones”. Sono intervenuto sulle originali decorazioni floreali contaminandole in modo vandalico con una serie di frammenti di fregi arabo-andalusi ripresi dalle decorazioni parietali della sala del trono dell’Alhambra. Apparentemente amalgamati in un unico pattern visivamente fluido, i due stili stridono e faticano a convivere, ad uno sguardo più attento infatti si notano le rotture dei motivi, le forzature nelle giunzioni dei raccordi, la disarmonia caotica.

ATP:  “È un ciclo di opere sul frammento e la mutazione. Sulla perdita e la riconquista di forme e funzioni. Sull’azione trasformativa di azioni come la traduzione, il ritaglio, il restauro…”. Tanta parte della tua ricerca è connotata sulla trasformazione continua di forme e significati. In questo vorticare semantico, sembra che si ritorni a un vecchissimo concetto come quello della mimesi: realtà e sua rappresentazione; simulacri di simulacri… inganni ec c. Nell’eterogeneità della tua ricerca, c’è un interesse particolare che la rende conforme, univoca?

MM: Il mio interesse è raccontare storie non solamente con le parole.

CS — CONTROCUORE, Mario Milizia

Mario Milizia,   Controcuore,   2017 Fusione in bronzo patinato,   97x123x13 cm -- Courtesy of Viasaterna,   Milano

Mario Milizia, Controcuore, 2017 Fusione in bronzo patinato, 97x123x13 cm — Courtesy of Viasaterna, Milano

Controcuore,   Mario Milizia,   Installation view - Courtesy of Viasaterna,   Milano

Controcuore, Mario Milizia, Installation view – Courtesy of Viasaterna, Milano