I Will Be With You Shortly, la prima personale in Italia di Mario Garcia Torres, è una tipica mostra da ‘non inaugurazione’. Nel senso che per apprezzarla a pieno, una visione veloce, superficiale e d’impatto (come succede nelle inaugurazioni), non è possibile. L’artista in questo progetto parla del tempo, della memoria, del silenzio delle camere d’albergo, del ‘non detto’ e del dimenticato. Appena entrata delle persone intorno ad un grande tavolo si prestavano a comporre dei puzzle, Time to Piece (2010), che rappresentavano i tipici orologi pubblici di Milano. Nella parete lunga la proiezione di una diapositiva, May 2010. Vedere questa ‘non immagine’, senza aver letto che si tratta di una diapositiva che l’artista ha tenuto in tasca per un mese in modo tale che si creassero nella superfice dei graffi ecc., non mi diceva un granché. Più suggestivo e , direi anche sensato il film Dear Beholder (2009) in cui viene battuta a macchina una lettera che tautologicamente parla delle ragioni stesse di scriverne una. Nello spazio si sentiva un motivo musicale folk, I Promise Every Time (2008), in cui vengono cantate delle riflessioni sull’essere artista. A completare la mostra, Unspoken Dailies (2003-2009), un film che verrà proiettato una sola volta durante il corso della mostra, il 26 giugno presso il Cinema Spazio Oberdan

Nei cortili di Peep-Hole e Giò Marconi, e lungo via Tadino ho visto..

Alessandra Mancini, Arianna Rosica e amica, Simone Berti e Barbara Mattei, Giulio Ciavoliello e amiche

Mariuccia Casadio, Paolo Palmieri, Marcello Bellan e Massimo Torrigiani

Stefano Arienti e Liliana Moro, Federica Cimatti e Roberto Pinto, Irina Zucca

Chiara Bertola, Mario Airò e Anna Daneri, Cecilia Alemani, Miuccia Prada e Giò Marconi