Centrale Fies art work space – Marco D’Agostin, Dear N – Foto credits Roberta Segata courtesy Centrale Fies

“You died so I could live and dance, live and dance
You are the dark, I see the stars
I’m here so I can live and dance, live and dance
And I hope this is no harm to you, dear N.,
I hope this is no harm to you”

Partendo da queste parole, che sono il testo di una canzone (su musiche di LSKA) che Marco D’Agostin ha scritto per lo spettacolo DEAR N. presentato a Centrale Fies in occasione di XL, si può capire a ritroso tutta la complessità e la profondità della talk-performance dell’artista veneto. Questa performance è un progetto spin-off di BEST REGARDS a cui D’Agostin aveva lavorato e che avrebbe dovuto presentare a marzo 2020: nell’impossibilità di completare il lavoro, ha messo a frutto i materiali della ricerca e tutti gli oggetti di scena, che infatti vengono usati e animati sul palco.

Parto dalla fine: D’Agostin riesce in un’opera di grande coinvolgimento emotivo. Interroga il pubblico, rendendolo parte di una sorta di piccolo concerto dal tono malinconico, che termina con una frase cantata e ripetuta sommessamente: “Sei morto così che io potessi vivere e danzare, sei il buio, vedo le stelle”. Le parole compaiono sul fondo della scena su una tenda luminosa e scorrono come se si trattasse di un karaoke, il pubblico timidamente inizia a cantare e cantando si accorge del dolore che le parole trasmettono.

Questo testo è stato scritto da D’Agostin come omaggio al maestro coreografo e danzatore Nigel Charnock scomparso nel 2012, attorno a cui tutto lo spettacolo ruota. Il ritornello pop evoca lo spazio creato dalla morte di qualcuno, che diventa paradossalmente creativo e pronto per essere colmato di nuova vita. “Sullo sfondo” riprende D’Agostin “riecheggia Annie Ernaux, che nel suo L’altra figlia, una lettera rivolta alla sorella”, scrive della sua morte come possibilità di vita per sé stessa.

Poi c’è la parte iniziale – si potrebbe dire un talk – in cui il danzatore legge una lettera e parla del processo di creazione di DEAR N.: “la lettura di una lettera, scritta da Chiara Bersani, [costruita con la poetessa Azzurra D’Agostino] e inviata a Centrale Fies, che nel lavoro per la scena addensava materializzandole alcune delle tematiche centrali.”

Quali? L’arte di scrivere lettere e di tenere corrispondenze; la questione della temporalità, cioè lo scarto tra il momento della scrittura e il momento della ricezione del messaggio da parte del destinatario; il fatto che esso possa arrivare troppo tardi e che la lettera possa non avere mai risposta; infine, argomento ancora più denso e ancora più fondamentale, la possibilità di fare arte a discapito – ma anche col favore – della morte di un mentore, un modello, un maestro.

DEAR N. si fonda proprio su questa contraddizione interessante ma dolorosa che sta alla base dell’elaborazione di un distacco da qualcuno. Quali possibilità questo vuoto può generare?

Centrale Fies art work space – Marco D’Agostin, Dear N – Foto credits Roberta Segata courtesy Centrale Fies