Marcello Maloberti Trionfo dell’Aurora, 2018 foto con cornice in acciaio satinato, inkjet print 200 x 120 cm - Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti Trionfo dell’Aurora, 2018 foto con cornice in acciaio satinato, inkjet print 200 x 120 cm – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano  – Photo credits Lorenzo Palmieri

Testo di Valentina Bartalesi

Immaginando archivi, costruendo depositi di materiale accumulato nel tempo, sciorinando e componendo immagini con una logica poetica (potrà esistere?) che intreccia purezza e atrocità, antico e moderno, musealizzato e quotidiano. Il culto del frammento, l’equilibrio dell’incompiuto, la tutela del mancante e del manchevole paiono gli estremi di questa contrata narrazione.

Nei confronti di Giorgio de Chirico si è proposta l’espressione di artista-archeologo, accezione con cui forse si possono designare, in maniera più compiuta rispetto ad altri artisti, certe opere di Giulio Paolini successive alla presunta avventura “poverista” e parte di quel decennio, idealmente compreso tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, dove il Museo torna a costituire un luogo di esplorazione (si pensi alle esperienze proposte dagli artisti della Transavanguardia e dai Citazionisti/Anacronisti). Marcello Maloberti, che si forma in anni non troppo lontani da quel decennio, pare rinvigorire nel segno di de Chirico quel desiderio di appropriarsi di un patrimonio immenso, sublimandolo nell’atto di de-contestualizzare, interagire, recidere e sovrapporre i reperti della Storia dell’Arte.
La Sbandata di Maloberti, presentata nei tre spazi della Galleria Raffaella Cortese in Via Stradella, pare nutrirsi delle incursioni amorose di Giorgio de Chirico nei territori dell’arte, che dagli anni Trenta questi infatti si dedicò a ripercorrere ciclicamente le sale di un’ideale Museo (come già intuito da Barilli). Classicità, barocchismi, manierismi, squisitezze iconologiche, drammi teatrali. Mutuando e interpretando linguaggi differenti, Maloberti compie di fatto una ricerca autoriale –  come accadeva in de Chirico – mentre eredita da Paolini il piacere tutto epidermico del collage e l’attenzione nei confronti del ritaglio fotografico.

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm - Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano  – Photo credits Lorenzo Palmieri

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm - Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano  – Photo credits Lorenzo Palmieri

Nella serie delle Marmellate, esposta lungo le pareti di Via Stradella 7, una serie di “libri” aperti (costituiti ciascuno da due fogli accostati) dispiega un’immersione repentina nel corpo della tradizione (un’immersione definibile postmoderna, se ciò non condannasse la stessa a quegli atteggiamenti di superficialità e intercambiabilità ai quali l’aggettivo appare sovente legato). Così, in Aurorale, la bocca dischiusa di una scultura di giovinetto greco, ripreso da un qualche catalogo di arte antica o moderna, palpita di stupore. Aurorale perché fresco, tenero, in fiore. Vi è una perfetta coincidenza tra paratesto e immagine, e la bellezza di quanto è ancora acerbo, sebbene ad un soffio dalla compiutezza, trasuda dalla carta.
Con Maloberti la carta diviene pelle e il taglio necessità. E ancora, la scoperta di un torso frammentario recuperato dalla terra collide, sublimandosi, nel volto colmo di grazia di una santa in estasi, forse scultura tardo settecentesca. In Roseto (così recita la scritta tracciata rapida da Maloberti), un gruppo scultoreo sacrificale, abbozzato con potenza materica  dall’anonimo scultore, viene immesso in un serrato confronto iconologico con uno scatto di attualità: l’immagine documentaria di un ragazzo fermato dalle polizia durante una manifestazione. Il confronto tra la condizione di impotenza dei personaggi è visivo ed immediato; sullo sfondo, due idolini immobili vegliano sulla scena. Nel corridoio del medesimo spazio, oltre ad ulteriori esempi di questi lavori, sono visibili accumuli di materiali, disegni, fotomontaggi e fotografie.

Marcello Maloberti, Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 1, Milano, 2018 -  Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 1, Milano, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano – Photo credits Lorenzo Palmieri

Marcello Maloberti, Vir Temporis Acti India, 2018 Pittura a olio su legno di betulla 45 x 30 cm - Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Vir Temporis Acti India, 2018 Pittura a olio su legno di betulla 45 x 30 cm – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano  – Photo credits Lorenzo Palmieri

Ciò che può essere inteso quale acme di tale poetica appare Il Trionfo dell’Aurora, ospitato in Via Stradella 4. Lì, entrando nella sala espositiva, il visitatore si trova a calpestare letteralmente un pavimento composto da immagini di soffitti signorili, cupole e superfici dipinti. Camminando, la carta si arriccia, si solleva, bisogna muoversi con delicatezza e attenzione, la cultura è fragile. Sotto un profilo dialettico, il salto è multidirezionale: da un lato, i personaggi e le scene che un tempo sostavano immobili sopra la fronte dello spettatore ora giacciono attirati al suolo.
Correggio, Cortona, Tiepolo e la grande decorazione Cinque-Seicentesca sostano sotto i nostri piedi. Dall’altro – e qui si conclude il cerchio – quelle stesse immagini appaiono ora cristallizzate in una fotografia di grandi dimensioni, collocata al centro della parete dinnanzi all’ingresso, dove un giovane è ripreso mentre recide le fotografie seduto sul medesimo movimento cartaceo. Dare eternità, “eternare”, non nel segno, ma nell’atto: l’immagine si fa rito, arcadico quanto presente. Il collage, come Maloberti ha evidenziato in altre occasioni, non è puramente complanare , ma dinamico, vitale, in itinere.

Infine, l’artista-archeologo si professa a tutti gli effetti, artista di bottega rinascimentale, sperimentatore: così, in Via Stradella 1, una performance simile a quella anzidetta (sempre immortalata nel medium della fotografia) risulta trasposta su un supporto ligneo e dipinta con colori ad olio. “L’autore? Un attore”, come direbbe Giulio Paolini, ci attende nel spazio adiacente, ritto in piedi come un S. Giorgio di Donatello, abbigliato in abiti moderni.

Marcello Maloberti
Sbandata
A cura di Pierre Bal–Blanc
Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti - Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milano, 2018 -  Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti – Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milano, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano  – Photo credits Lorenzo Palmieri

Marcello Maloberti - Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milano, 2018 -  Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti – Sbandata. Installation view, Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milano, 2018 – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano – Photo credits Lorenzo Palmieri

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm - Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Marmellate, 2018 Collage 32 x 58 cm – Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano – Photo credits Lorenzo Palmieri