Manuele Cerutti, Ammirazione, 2017-18, oil on linen, 85 x 100 cm - Courtesy Guido Costa Projects, Torino - Foto copyright Cristina Leoncini

Manuele Cerutti, Ammirazione, 2017-18, oil on linen, 85 x 100 cm – Courtesy Guido Costa Projects, Torino – Foto copyright Cristina Leoncini

Testo di Mariacarla Mole

Cimentandosi nel grande formato Manuele Cerutti dà corpo a una visione pittorica dal forte potenziale narrativo, che invade con un non celato magnetismo gli spazi di Guido Costa Projects a Torino (fino al 15 maggio 2018).

La luce è misurata e colpisce lo spazio soltanto in corrispondenza delle piccole pitture ad olio, nelle quali una serie di oggetti residuali si mostra nella sua preziosa semplicità. Difficile definire cosa fossero in una vita precedente, o quale fosse la funzione di questi oggetti ridotti a superfici logore di plastica, legno e ferro che il tempo ha corroso e trasfigurato. Gli scorci puntuali, le coreografie spaziali nitide e le cromie crepuscolari danno voce a una pittura che vuole elevare gli oggetti ad una vita misteriosa non riducibile a una significazione naturalistica.
Nessuna estetica delle rovine né retorica della nostalgia è sottesa ai soggetti dipinti, piuttosto una chiara volontà di attribuire loro un’esistenza che basti a sé stessa –  sganciata da ogni forma di funzionalità pratica – e di riconoscere ad essi una capacità di sguardo.
A incalzare la vista con una certa insolenza all’interno della sala è Motus Naturalis, la tela di grande formato che occupa da sola un’intera parete e si elegge protagonista della personale in corso fino al 15 maggio.

Il progetto, che ha impegnato l’artista per un tempo lungo di ricerca e sperimentazioni, dà corpo a un processo attuato nel depositarsi di velature di materia pittorica che procede per aggiunte di strati di colore, ma anche per esitazioni, sottrazioni e ripensamenti. La mostra fa emergere la natura organica dei lavori, enfatizzando il gioco di dialoghi e riverberi tra i diversi formati, ma anche le dialettiche tra finito e non finito, gusto per composizioni monodiche e composizioni corali, senza inciampare nell’estetica del close up né in quella dell’accumulo.

Nel grande formato il perimetro esplode, si dilata, offrendosi disponibile a ospitare una molteplicità di oggetti, e quindi un’infinità di relazioni e narrazioni inedite. Lo spazio della stanza ritratta, chiusa da tre pareti, si spoglia del ruolo di sfondo neutro e diventa esso stesso agente, insieme a una liturgia di oggetti che vanno in scena disposti, in equilibrio precario, contro il verde lattiginoso e compatto delle pareti, come ne fossero attratti.

La conferma che si tratti di veri e propri attori sociali è data da una pratica compositiva meditata e lucida, nutrita da attente ricerche sulle abitudini posturali, e sulla sensibilità propriocettiva- relativa al movimento delle parti del corpo e alla loro posizione nello spazio. Gli oggetti in questo senso sono affrontati come corpi che abitano uno spazio, configurandolo ed essendone a loro volta riconfigurati.

Manuele Cerutti, Motus naturalis, 2017-18, oil on linen, 240 x 325 cm  - Courtesy Guido Costa Projects, Torino - Foto copyright Cristina Leoncini

Manuele Cerutti, Motus naturalis, 2017-18, oil on linen, 240 x 325 cm – Courtesy Guido Costa Projects, Torino – Foto copyright Cristina Leoncini

Il punto di vista basso del dipinto lascia libera la parte superiore della tela, che visivamente evoca una possibilità per gli oggetti di essere richiamati verso l’alto pur rimanendo ancorati al suolo. Come se la pittura fosse capace di farli accedere a una dimensione trascendentale, una possibilità che resta in tensione e non raggiunge mai una forma compiuta. Un esercizio infinito, di progressivo avvicinamento a qualcosa di originario, che vada in profondità senza riuscire mai a concludersi, né ad aspirare pienamente a una sfera superiore.
La pratica pittorica stessa si fa infinito esercizio spirituale che vuole andare oltre la materia sensibile e la sua durata senza scivolare nell’astrazione né nella rappresentazione mimetica ma arrestandosi sulla soglia, da cui è possibile far dono agli oggetti di una inedita qualità esistenziale.

La presenza umana in Motus Naturalis si risolve in singole parti del corpo, gambe dalla consistenza diafana colte nell’atto incerto di muoversi, liberate dall’esigenza di spostamento, in un ritrovato movimento originario fine a se stesso, che risponde a una nozione di tempo che coincide con lo zero. Tutto sembra essere immobile e sprofondato in un’atmosfera di attesa, come se la vita quotidiana degli oggetti fosse solo un’illusione dietro la quale si cela una realtà profonda, che si interseca in obliquo tra fisica e metafisica. Il ritmo del microcosmo della stanza si arresta in un momento, mantenendosi carico di tutte le potenze del moto, e ha il suono del silenzio prima degli spari.

Presenti in mostra gli acquerelli e disegni preparatori, studi per la composizione e la luce, e tentativi di messa a fuoco di particolari, nei quali l’artista si ritrae nel gesto di collocare gli oggetti nello spazio, diventando esso stesso oggetto tra gli oggetti, rendendo così labile la distinzione tra oggetti animati e inanimati.

Ci vediamo riflessi nello sguardo che dagli oggetti si dirama verso di noi, non più certi di riuscire a fare una distinzione netta tra corpo e artefatti. Non resta che riconoscere ad essi una vita profonda con la nuova consapevolezza che, con un verso del Torso arcaico di Apollo di Rilke, “non c’è punto che non veda te”.

Manuele Cerutti, Fini ultimi, 2017 - 18, oil on linen, 27 x 42 cm  - Courtesy Guido Costa Projects, Torino - Foto copyright Cristina Leoncini

Manuele Cerutti, Fini ultimi, 2017 – 18, oil on linen, 27 x 42 cm – Courtesy Guido Costa Projects, Torino – Foto copyright Cristina Leoncini

Manuele Cerutti, Imitazione, 2017, oil on wood, 30 x 24 cm  - Courtesy Guido Costa Projects, Torino - Foto copyright Cristina Leoncini

Manuele Cerutti, Imitazione, 2017, oil on wood, 30 x 24 cm – Courtesy Guido Costa Projects, Torino – Foto copyright Cristina Leoncini