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Alla selezione di OMA (Office for Metropolitan Architecture) come team per lo sviluppo di uno studio urbano su Palermo, in Sicilia, segue ora la nomina di un team internazionale e interdisciplinare di quattro Creative Mediator.
L’architetto italiano Ippolito Pestellini Laparelli - partner di OMA e responsabile dei progetti che riguardano la conservazione, la scenografia e la curatela – è a capo del progetto di OMA per lo studio urbano di Palermo, e leader del team dei Creative Mediator, che include la svizzera Mirjam Varadinis, curatrice del Kunsthaus di Zurigo e co-curatrice di TRACK (Gand, Belgio, 2012), mostra diffusa realizzata nella tradizione di “Chambres d’amis”, l’architetto, artista e studioso spagnolo Andrés Jaque, di base a New York e Madrid, fondatore dell’Office of Political Innovation, che lavora tra ricerca, politica e design; completa il team Bregtje van der Haak, regista e giornalista olandese, che ha diretto documentari internazionali e progetti transmediali sul cambiamento sociale a lungo termine, con una particolare attenzione all’urbanizzazione e alla cultura tecnologica.
In concomitanza con l’esito degli studi condotti da OMA, i Creative Mediator collaboreranno sulla concettualizzazione del programma di Manifesta 12. Questo nuovo modello di biennale, basato su una ricerca collettiva realizzata da un ufficio di urbanistica in collaborazione con un team interdisciplinare di Creative Mediator, funziona come un intervento curatoriale a Palermo. Questo formato corrisponde alla modalità con cui un evento come Manifesta intende dar vita a un lascito solido per la città ospitante.
“La necessità di approfondite strategie di ricerca per ‘sbloccare’ le città ospitanti Manifesta, e comprendere più precisamente le trame sociali, culturali e geografiche di una città, una necessità sentita da lungo tempo”, dice Hedwig Fijen, direttore di Manifesta e leader della nuova strategia. “La nostra natura nomade, spostandosi da un luogo all’altro,, richiede un criterio molto specifico per sbloccare le città quasi fosse la preparazione di una tela su cui un pittore può poi iniziare a lavorare”.
Questo bisogno di codifica è stato tradotto su due livelli: uno urbano e uno curatoriale, che si influenzano a vicenda. Lo scopo di questa sintesi è quello di fornire agli abitanti di Palermo gli strumenti per riappropriarsi della città, e usarla come una sorta di progetto per riflettere, dal loro punto di vista, su migrazione, cambiamenti climatici, e patrimonio e condizione dell’identità europea.
Per Manifesta 12, la città è considerata come una forma di autorità politica e come corpo fisico complesso. È qui che l’arte contemporanea e altre pratiche culturali possono rivolgersi all’immaginario collettivo degli abitanti, un variegato mix di identità che convivono fianco a fianco nel radicato sincretismo di Palermo. In questo modo, la condizione Europea e Mediterranea risuona e favorisce un nuovo senso di appartenenza tra i cittadini e le trame temporali e spaziali della loro città.
La prima parte della ricerca di OMA creerà una cornice sociale, culturale e geografica fitta di argomenti, suggerimenti e approfondimenti, attraverso la quale i Creative Mediator inizieranno a lavorare sul programma della biennale, con lo scopo di interagire con le comunità locali, il pubblico internazionali e i professionisti del settore artistico.
Lo studio di OMA per Palermo sarà presentato nella primavera del 2017 e i curatori chiamati Creative Mediator, svilupperanno il concept artistico sulla base di una profonda conoscenza del luogo, e presenteranno il loro programma per Manifesta 12 a metà estate 2017.
Manifesta 2018 Palermo ATP