Si è inaugurata il 13 settembre la mostra conclusiva di  Luca Trevisani a ‘ Mandranova In Residence – a mid-carrer artist residency program’ in Sicilia.

Un breve intervista con la curatrice  Maria Chiara Valacchi

ATP: Perchè l’idea di dare avvio ad una residenza di artisti a Mandranova?

Maria Chiara Valacchi: Il progetto di residenze nasce dall’incontro fortuito tra me e signori Di Vincenzo, Silvia e Giuseppe, proprietari di una splendida e storica azienda agricola che produce olio d’oliva e di un resort sito al’interno di 50 ettari di ulivi secolari alle spalle dell’Acropoli di Agrigento. Attenti da sempre alla bellezza e appassionati d’arte volevano far convivere questa loro realtà con la cultura artistica contemporanea. Studiando quale fosse il miglior modo per creare  una piattaforma culturale in loco, ho proposto una formula di residenza agile, un invito rivolto ad artisti internazionali chiamati a relazionarsi direttamente con il territorio che ricco di storia e di bellezza offre molteplici spunti di ricerca per il loro lavoro.

 ATP:  Cosa ti aspetti dagli artisti in residenza?

MCV: Mi aspetto che comprendano lo spirito del progetto, quello di lavorare con e per il territorio che li accoglie, in un luogo vergine di arte contemporanea. Le mie aspettative però sono state abbondantemente appagate, la scelta degli artisti si è rivelata più che soddisfacente. Andreas Golinski nella prima esperienza e Luca Trevisani nella seconda, sono riusciti brillantemente nell’intento di coniugare le suggestioni del posto con la loro cifra espressiva.

ATP:Quali stimoli ed esperienze pensi assorbano da questo luogo?

MCV: Penso che l’esperienza più forte a cui sono sottoposti sia paradossalmente il rapporto con un ambiente sereno, avulso dal sistema dell’arte contemporanea e da tutte le pressioni del caso.

 ATP:  Con quale criterio scegliete gli artisti? Nel senso, li cercate seguendo un certo tipo  di ricerca o la scelta è guidata da ‘intuito curatoriale’?

MCV: Per quanto riguarda Mandranova in Residence, la scelta è sempre condivisa con i proprietari e rivolta ad artisti internazionali mid-career che per tipologia di lavoro e attitudini naturali sono abituati a relazionarsi maggiormente conl’objet trouvé.

ATP: Mi racconti brevemente come ha lavorando l’artista che avete avuto in residenza, Luca Trevisani? Cosa espone?

MCV: Luca ha perfettamente compreso lo spirito della residenza. Anziché dedicarsi al recupero della storia aziendale, come fatto da Golinski nella prima esperienza, ha preferito lavorato sulla morfologia del luogo, sulla sua natura caratterizzata in continua trasformazione, realizzando due opere scultoree che giocano sul concetto di ambiente e mutazione. Un processo di trasformazione mercuriale invece sta alla base di un video che completa le installazioni a parete; immagini trasfigurate suggeriscono concrezioni digitali o visioni microscopiche. Un flusso perenne mutevole che da solido diventa liquido.

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