Julian Charrière, All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, 2018, courtesy l’artista, VG Bild-Kunst, Bonn, Germany

Julian Charrière, All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, 2018, courtesy l’artista, VG Bild-Kunst, Bonn, Germany

Il programma espositivo 2019 di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, presentato sabato 2 febbraio nel pieno del weekend più intenso dell’arte bolognese, conferma le linee curatoriali seguite nel 2018.

La Sala delle Ciminiere, dedicata alle mostre temporanee, ospiterà progetti che continuano la ricerca sulle nuove generazioni di artisti nazionali e internazionali iniziata lo scorso anno con “That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine”, ma anche sui media sperimentali e nomi emergenti. Dopo la prima personale in un’istituzione italiana di Mika Rottenberg, inaugurata il 30 gennaio, da giugno a settembre le tre grandi navate ospiteranno “Second Suns” di Julian Charrière. L’artista concettuale franco-svizzero di base a Berlino occuperà le sale con video, fotografie e installazioni che riflettono sul tempo e sul rapporto tra società e mondo naturale attraverso una lente che unisce arte, scienza e antropologia. Formatosi con Olafur Eliasson, i lavori di Charrière rivelano forze invisibili che plasmano il paesaggio: dai fenomeni geologici alla sete di risorse in epoca digitale. Attraverso lavori realizzati durante un’esperienze nell’Atollo di Bikini, foto radioattive prodotte in Kazakistan e il progetto sulle piantagioni di olio di palma, l’artista mette in luce i differenti metodi utilizzati per arrivare ad una scoperta cercando di comprenderne la storia e guardando al passato per tentare di immaginare come sarà il futuro.

Cesare Pietroiusti, Sul punto della lingua, 2016, performance, 16ª Quadriennale d’Arte, sezione I Would Prefer Not to / Preferirei di no. Esercizi di sottrazione nell’ultima arte italiana, photo Ela Bialkowska, OKNO studio

Cesare Pietroiusti, Sul punto della lingua, 2016, performance, 16ª Quadriennale d’Arte, sezione I Would Prefer Not to / Preferirei di no. Esercizi di sottrazione nell’ultima arte italiana, photo Ela Bialkowska, OKNO studio

A chiudere l’anno sarà la prima antologica/retrospettiva in un museo di Cesare Pietroiusti intitolata “Un certo numero di cose/A certain number of things”, progetto vincitore della quarta edizione dell’Italian Council. In mostra non ci saranno vere e proprie opere d’arte, ma oggetti, uno per ogni anno di vita dell’artista che li definisce “oggetto-anno”. L’ultimo di questi, il 2019, è parte della mostra stessa: un laboratorio permanente all’interno della Sala delle Ciminiere al quale parteciperanno studenti e giovani artisti che riprodurranno (fisicamente, performativamente e narrativamente) tutti gli oggetti in esposizione. Il risultato, un insieme di sculture, dipinti, video, audio, fotografie e testi, saranno ospitati dal Madre – musei d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli.

All’interno degli spazi della collezione permanente continua invece l’approfondimento dedicato alla città di Bologna e ai suoi protagonisti culturali. Nella Project Room saranno allestiti tre progetti dedicati alle contaminazioni tra arte, archivio, musica e fumetto con “No, Oreste, No! Diari di un archivio impossibile” (8 marzo – 5 maggio) a cura di Serena Carbone racconta l’esperienza del gruppo Oreste a Bologna riproponendo quella capacità di creare relazione che era propria del “collettivo” bolognese nato nell’esperienza Link. Fulcro della mostra saranno i materiali di documentazione della storia e della vita di Oreste che saranno approfondite in una serie di incontri durante il periodo di esposizione.

Pino Boresta, 17A LO SCIPPO: Questo... l’album di Falci con le due figurine che il piccolo Lumini ha strappato dal suo, dall’album Oreste 1, 1998

Pino Boresta, 17A LO SCIPPO: Questo… l’album di Falci con le due figurine che il piccolo Lumini ha strappato dal suo, dall’album Oreste 1, 1998

“Bologna Rock, 1979” (17 maggio – 22 settembre) a cura di Oderso Rubini restituisce al pubblico il grande evento musicale bolognese capace di radunare più di 6mila persone al Palasport per l’esibizione di dieci gruppi. La mostra si propone come un rilettura storica, una riappropriazione antropologica capace di evidenziare quegli elementi caratterizzanti che sono simbolo di un fervido periodo culturale quale quello bolognese tra il 1975 e il 1985. Infine “Galleria de’ Foscherari 1963 – 2019”, una mostra omaggio alla storica galleria bolognese fondata di Pasquale Ribuffo e Franco Bartoli, punto di riferimento nazionale e internazionale.

Il percorso espositivo dal taglio più internazionale si conferma per Villa delle Rose che ha inaugurato questo 2019 con la prima retrospettiva italiana di Goran Trbuljak “Before and After Retrospective” e per la quale, in primavera, si conferma il progetto espositivo nato dal programma di residenza ROSE nell’ambito della Residenza per Artisti Sandra Natali vinto da Catherine Biocca con “YOU’RE HIRED”. Per il suo progetto site specific l’artista ha coinvolgerà alcuni performer che, al pari delle installazioni multimediali e interattive che saranno allestiti, riattiveranno Villa delle Rose nella sua funzione ospedaliera. Quella che si verrà a creare sarà un ambiente scenografico e umano capace di reinterpretare l’identità del luogo e del suo passato, ponendo l’accento sulle differenti funzioni che l’edificio ha avuto nel corso dei secoli.

Per ulteriori dettagli CS_Programma_MAMbo_2019

Catherine Biocca, Insect cover, 2018, immagine trovata, courtesy archivio dell’artista

Catherine Biocca, Insect cover, 2018, immagine trovata, courtesy archivio dell’artista

Manifesto del concerto Bologna Rock, 1979

Manifesto del concerto Bologna Rock, 1979

Mario Ceroli e Pasquale Ribuffo alla Galleria de’ Foscherari, 1972, allestimento della mostra Geomanzia: studio sulla terra e classificazione secondo le forme e la teoria di Nicola da Cusa

Mario Ceroli e Pasquale Ribuffo alla Galleria de’ Foscherari, 1972, allestimento della mostra Geomanzia: studio sulla terra e classificazione secondo le forme e la teoria di Nicola da Cusa