Anna Maria Maiolino – O amor se faz Revolucionário | PAC, Milano – Installation View – Photo Claudia Capelli

Testo di Martina Matteucci

O amor se faz Revolucionário è la prima mostra dedicata ad Anna Maria Maiolino in un’istituzione pubblica italiana e, con oltre quattrocento opere esposte, si presenta come la più grande retrospettiva dell’artista mai realizzata fino ad ora. Il titolo si rifà ad una frase che Maiolino aveva scritto a corredo di un progetto che non ha mai realizzato e che “qui viene utilizzata per raccontare questi anni di lavoro e di vita di Anna Maria”, racconta il curatore Diego Sileo che aggiunge, insieme al direttore del PAC Domenico Piraina: “Questa è una mostra anche di carattere internazionale perchè siamo riusciti a fare un’accordo con la Whitechapel Gallery e a settembre verrà replicata in parte a Londra”.
Il tema dell’amore lega il lavoro e la vita della Maiolino, un ardore rivoluzionario, un’energia libera e coraggiosa in grado di trasformare, creare, scomporre e ancora ricomporre il mondo intero.
Nella sua pratica l’immaginario quotidiano femminile si relaziona con la dittatura oppressiva e censoria che l’artista ha conosciuto e che indaga in un continuo oltrepassamento di confine tra fisicità e sfera intima e spirituale. “Innanzitutto grazie a Diego Sileo che ha lavorato sodo per due anni e alla città di Milano” esordisce Anna Maria Maiolino durante la conferenza stampa della mostra “Avevo dodici anni quando ho lasciato l’Italia e tornare qui con il mio lavoro è estremamente emozionante. Mi avete restituito all’Italia, paese che ho sempre visto nel mio inconscio infantile come una madre che non mi aveva curata. Io e la mia famiglia abbiamo sofferto molto perchè lasciare la propria terra non è una cosa facile. Essere qui oggi per me è quindi un’allegria immensa perchè ho riscattato molte cose”.

Anna Maria Maiolino – O amor se faz Revolucionário | PAC, Milano – Installation View – Photo Nico Covre

Anna Maria Maiolino nasce in Italia nel 1942 e si trasferisce con la famiglia prima in Venezuela (1954) e poi in Brasile (1960). “Non fu mia scelta, ma dei miei genitori che decisero di andare a Rio” ricorda in conversazione con Diego Sileo “ e io mi ritrovai immigrata, senza parlare portoghese e sentendomi come sulle sabbie mobili, sentimento che mi ha sempre accompagnata per tutta la vita da quando ho abbandonato l’Italia”. Come donna, migrante e artista Maiolino indaga il tema dell’identità a confronto con lingue e luoghi lontani dalla sua “terra madre”. Fin dall’inizio della sua ricerca, sperimenta diversi mezzi espressivi e una grande varietà di materiali che non vengono utilizzati come semplici supporti ma sono indagati nella loro fisicità.
Il percorso di visita della mostra è organizzato a ritroso e si apre con i lavori più recenti fino ad arrivare alla sezione storica. Per la personale al PAC l’artista ha realizzato un’installazione site specific composta da sculture d’argilla, materiale che caratterizza gran parte della sua produzione. I due lavori, presenti all’entrata, sottolineano il suo legame con il gesto artigianale e l’azione sulla materia che diventa sinonimo di libertà espressiva e creativa.
Numerosi sono i dipinti e i disegni che Maiolino realizza durante gli anni Duemila nei quali abbandona gradualmente il colore (le tinte utilizzate sono prevalentemente quelle della gamma primaria e secondaria) per investigare il segno lasciato dalla tempera e dall’inchiostro che sgocciola, macchia e permette di tracciare linee sulla superficie. L’artista è alla ricerca di un linguaggio nuovo che sperimenta attraverso la reiterazione e la serialità di un gesto arcaico e ripetitivo, come succede nella serie Indicios che, eseguita con filo cucito su carta, rimanda alle attività femminili nella loro dimensione domestica. Nella scultura, come nel disegno, l’artista ricorre spesso a forme allungate, allusione alla sfera sessuale, oltre che circolari, ovali e arrotolate, conformazioni che si ispirano alla “tecnica dei ceramisti, chiamata rolling, che implica il primo atto di ordinare la terra-materiale ammassandola, allungandola, tagliandola e compattandola”.

Anna Maria Maiolino – O amor se faz Revolucionário | PAC, Milano – Installation View – Photo Nico Covre

A partire dal 1964, durante il ventennio della dittatura militare brasiliana, ogni forma di dissenso viene censurata e repressa. Le cose cambiano con Joao Figueiredo, generale e presidente in carica fino al 1985, grazie al quale si muovono i primi passi verso la democrazia. È in questo contesto che l’artista mette in scena Entrevidas, performance realizzata per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1981 in cui posiziona a terra diverse dozzine di uova e crea “un territorio minato dalla fragilità delle vite” che il pubblico è invitato ad attraversare con la massima cautela. L’uovo è già presente in lavori precedenti ma è in questi anni che diventa l’elemento in cui convivono la speranza e la paura per la distruzione. La forma ovale rimanda sia alla bocca, organo del linguaggio e preposto al consumo del cibo, che all’orifizio anale, canale che permette “la digestione di simboli e formati” che si muovono attraverso il suo corpo.
È chiaro il riferimento a Oswald de Andrade e al suo Manifesto dell’antropofagia, una riflessione sulla colonizzazione in Brasile che vede nella digestione ed evacuazione della lingua, dell’arte e degli stili di vita europei una possibile liberazione. Altro lavoro iconico della Maiolino è Por um fio (1976), una fotografia che mostra l’artista seduta tra sua madre e sua figlia mentre tengono in bocca un filo che le unisce.
Per Maiolino il disegno rimarrà sempre alla base del suo linguaggio artistico e in particolare la produzione in carta: “uso la preposizione ‘con’ per quei lavori in cui il foglio di carta è utilizzato come spazio o corpo […] mentre i lavori ‘su’ carta si configurano come un luogo, una superficie che deve essere esplorata”. Dagli anni Settanta l’artista affianca a questi lavori produzioni filmiche, installazioni e soprattutto la performance, con la quale mette in scena la relazione tra corpo e violenza. Inoltre aderisce al movimento dei Neoconcretisti brasiliani, un gruppo di artisti che diede vita a un rinnovamento nella rappresentazione attraverso la ripresa del popolare. A questo periodo appartengono le xilografie come ANNA o Ecce Homo che si ispirano allo stile tradizionale del Brasile nord-orientale.
La mostra contiene disegni, dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni che raccontano per decadi una storia artistica avviata nei primi anni Sessanta e oggi ancora vitale e in grado di parlare alla nostra contemporaneità. Un’occasione per conoscere il percorso eclettico di una donna che ha fatto della propria vita una rivoluzione e dell’arte la propria esistenza.

Anna Maria Maiolino
O amor se faz Revolucionário

A cura di Diego Sileo
PAC – Padiglione d’arte contemporanea
Fino al 9 Giugno 2019

Anna Maria Maiolino – O amor se faz Revolucionário | PAC, Milano – Installation View – Photo Nico Covre