Può un museo essere immaginario? La risposta (facile) è sì naturalmente. Ciò che rende il tutto più difficile è dargli poi concretezza. Questo l’arduo compito affrontato dal MAI. Museo Antropologico Immaginario di Firenze, che, a partire dal 23 ottobre 2020, aprirà le sue porte nello splendido contesto di Villa Romana.

A inaugurare l’apertura sarà una mostra incentrata sui progetti architettonici di Gian Piero Frassinelli, tra i membri del celebre Superstudio fondato nel capoluogo toscano nel 1966, sui lavori multimediali dell’artista argentina Gabriela Acha e sulle narrazioni audio-visive dell’artista cilena Marcela Moraga.
Curata da Valeria D’Ambrosio, l’esposizione trae ispirazione dal primo viaggio in Sud America di Paolo Mantegazza, fondatore nel 1869 del Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, e intende trasmettere non soltanto una nuova idea di museo antropologico, ma, più in generale, una nuova concezione di istituzione-museo. In questo “spazio multidisciplinare […] scardinato dai limiti istituzionali”, l’obiettivo è quello di fondere diverse esperienze al fine di restituire una visione completa dell’antropologia, cercando di mantenere vivo il legame con l’uomo contemporaneo e le vicende che caratterizzano questo presente.

Gian Piero Frassinelli, Centro studi di antropologia applicata ai problemi dell’acculturazione (1966-8), dettaglio Sala panoramica e foyer, still da video

“Qual è il senso di un museo antropologico nella società contemporanea?”. In una realtà spesso segnata da eventi drammatici – e non pensiamo soltanto alla pandemia da Coronavirus, ma anche agli scontri avvenuti negli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Floyd o alle proteste accesesi in Bielorussia dopo l’ennesima rielezione del presidente Aleksandr Lukašenko – il MAI cerca di rispondere a questa (difficile) domanda tentando di trovare “una chiave di lettura diversa per capire più a fondo il mondo a partire dal nostro rapporto con gli altri”. Spesso risulta difficile comprendere gli altri se non si comprende prima sé stessi, e, allo stesso tempo, l’unico modo per crescere e arricchirsi è proprio quello di entrare in contatto con gli altri: le pratiche relazionali del Museo Antropologico Immaginario puntano ad alimentare proprio questi principi.

Se le opere raccolte al suo interno servono a scoprire la storia dei popoli, allora sono utili per capire anche la nostra. È così che il MAI trasforma “il concetto di museo da spazio di rappresentazione a processo sociale”, e lo fa attraverso un dialogo che abbraccia arte e architettura e un viaggio che, sorvolando le diverse culture, ha come fine ultimo quello di “generare nuovi contesti in cui pensare, agire e interagire”.

MAI. Museo Antropologico Immaginario
Villa Romana, Via Senese 68, Firenze
Gabriela Acha, Gian Piero Frassinelli, Marcela Moraga
Dal 23 ottobre 2020 al 20 novembre 2020

Soft Opening: venerdì 23 ottobre, ore 17 – 21
ore 18.30
Saluto e Introduzione
Angelika Stepken e Valeria D’Ambrosio, curatrice
ore 19
Performance
Gabriela Acha con Sara Bensi, Serena Calaresu, Giada Cerbara, Simona Dominici, Rita Duina, Caterina Fioravanti, Simona Sora

Marcela Moraga, The Man of Stone and Other Treasures: Civilization Stress (2020), inchiostro su carta, 21×30 cm
Gabriela Acha, Spazio espositivo mobile (2020), performance e installazione, dimensioni variabili