Foligno, Esterno del Museo Capitolare Diocesano

La sfida è quella di rileggere e interpretare in chiave contemporanea un capolavoro della storia dell’arte: la Madonna di Foligno di Raffaello. Sono state ben 114 le candidature per più di 150 progetti pervenute al Comune di Foligno in risposta al bando “Open call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro”, indetto lo scorso ottobre 2020, a cura di  Marta Silvi. 

La mostra collettiva con le opere degli artisti inaugura sabato 12 giugno presso il Museo Capitolare Diocesano di Foligno. In contemporanea, ci sarà l’apertura della mostra di Nicola Samorì, Dei Santi e del Fuoco, ospitata al Museo di Palazzo Trinci, sempre a Foligno.
Nella giornata dell’opening sarà anche resa nota l’opera vincitrice che verrà acquistata dal Comune di Foligno per un valore di tremila euro entrando a far parte della collezione permanente di arte contemporanea del Comune. 
I finalisti sono: Dario Agati, Feliciano Benci, Beatrice Caruso, Giuseppe De Mattia, Stefano Emili, Fabio Giorgi Alberti, Giovanni Kronenberg, Meletios Meletiou, Leonardo Petrucci, Sofia Ricciardi, Massimo Ricciardo, Guendalina Salini & Delphine Valli, Alessandro Scarabello, Karin Schmuck, Danilo Scirilli, Caterina Silva, Cosimo Veneziano.

Sempre sabato 12 giugno è stato reso noto il vincitore, Giuseppe De Mattia con l’opera Fatterelli / Il vassoio d’argento di Andrea, 2020-21.
Una menzione particolare è stata data all’artista Giovanni Kronenberg al
quale è stata commissionata l’esecuzione del Palio di Giostra della
Quintana di settembre.

In occasione della presentazione delle opere finaliste, abbiamo posto alcune domande alla curatrice Marta Silvi —

Elena Bordignon: Partiamo da Foligno: è una città piccola e raccolta, in provincia di Perugia, ma che ha una lunga frequentazione dell’arte contemporanea. Basti pensare che dispone di un proprio museo – il Ciac, attivo dal 2009 – e che nell’ ex chiesa della Santissima Trinità in Annunziata è installata in maniera permanente la famosa “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis. Rimango sempre piacevolmente sorpresa quando realtà così contenute (Foligno ha una popolazione stimata di circa 55 mila abitanti) manifestano un tale interesse verso l’arte contemporanea. Questa mostra e questo premio si inseriscono in questa sensibilità. Secondo te, da dove arriva questo interesse così radicato?

Marta Silvi: Foligno è una cittadina piccola ma con un grande carisma. Basti pensare come si è rialzata dopo il terremoto del 1997 che devastò completamente tutta la zona, e quanto ha investito nella ricostruzione e nella ripresa. La qualità dei restauri e delle riconversioni dei luoghi ha permesso di salvare, salvaguardare ma anche inventare nuovi contenuti per edifici che avevano perso il loro ruolo originario. Molti giovani che si erano allontanati per studiare fuori hanno cominciato a tornare ripopolando la città e riversandovi nuove idee ed energie creative. Questo ha permesso di sviluppare un contesto dinamico e in costante evoluzione. Un esempio peculiare è il Dancity festival, un evento concentrato in pochi giorni che portava (fino a poco prima della pandemia) la musica elettronica in luoghi storici unici quanto suggestivi, come il trecentesco Auditorium S. Domenico o il settecentesco Palazzo Candiotti. Sempre Foligno è sede di una interessante realtà editoriale e non solo, VIAINDUSTRIAE, un’associazione no-profit che ha sede nello spazio di una ex fabbrica di abbigliamento ora riconvertita in studio, archivio di arte contemporanea, spazio espositivo e casa editrice, che fin dall’anno di fondazione, nel 2005, promuove progetti territoriali e di ricerca artistica nel paesaggio, progetta allestimenti museografici, installazioni site-specific, azioni pubbliche e propone programmi-pianificazioni di territorio tra architettura e cultura dei luoghi in forma di residenze ricerca. 

Foligno in realtà si è sempre distinta per il suo sguardo sensibile sul contemporaneo: non dimentichiamo ad esempio la mostra seminale “Lo spazio dell’immagine” che nel 1967 accolse a Palazzo Trinci, Museo della Città, opere che avrebbero anticipato le ricerche successive tra Arte Povera, Land Art e Concettuale, avvalendosi di interventi critici di eccezione come quelli di Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Giorgio de Marchis, Gillo Dorfles, Christopher Finch, Udo Kultermann, Giuseppe Marchiori e Lara Vinca Masini.

O, più recentemente, nel 2011, la mostra “Calamitati da Gino” a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Italo Tomassoni, ospitata al CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea, che prendeva le mosse proprio dall’opera “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis custodita nella Ex Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata, un luogo incredibile, che accoglie l’opera come un vestito su misura, neanche fosse stato costruito appositamente a tale fine. Quest’opera è l’ago della bussola che orienta implicitamente e silenziosamente le derive contemporanee della città. Addirittura la Giostra della Quintana, storica rievocazione di età barocca, si avvale dell’intervento dell’arte contemporanee invitando ogni anno, attraverso una commissione cui partecipo da ormai diversi anni, due artisti a realizzarne i palii che diventeranno il premio della competizione.
Pierluigi Metelli, raffinato collezionista e supporter delle arti è uno dei protagonisti di questo contesto rinnovato, così sfaccettato e ricco, che coinvolge l’ultima decina di anni della città. Tra il 2010 e il 2013 ha portato con il festival Attack i migliori street artist della scena artistica di quegli anni, per poi ampliare gli orizzonti su linguaggi e forme di espressione più articolate (basti pensare al progetto site specific Lum di Nico Vascellari per la Chiesa Santa Maria di Betlem da me curato nel 2014), permettendo di guidare il contemporaneo in tutti gli spazi più importanti della città, sia quelli già preposti ad accoglierlo come il CIAC, sia quelli meno scontati come i musei e i palazzi storici. 

Figure illuminate come l’attuale assessore alla cultura Avv Decio Barili, – supportato da una squadra di esperti tra cui la Dirigente Area Cultura Avv Filippetti e il Direttore di Palazzo Trinci Arch Silvestri – e come il direttore del Museo Diocesano Dr. Maurizio Cipolloni permettono oggi un connubio fondamentale tra Comune e Diocesi tutto rivolto al potenziamento del linguaggio contemporaneo.

Foligno, Ingresso Museo Capitolare Diocesano e facciata della Cattedrale di San Feliciano
Foligno, Museo di Palazzo Trinci, Sala interna

EB: La “Madonna di Foligno” di Raffaello è un quadro con un’iconografia estremamente peculiare, che ben si sposa con riletture contemporanee. La stessa mostra presente a Palazzo Trinci “Raffaello e la Madonna di Foligno, la fortuna di un modello” – in esposizione in parallelo alla mostra e al premio che curi – è basata sulle riletture e interpretazioni che l’opera ha suscitato nei secoli. A grandi linee come si sono relazionati gli artisti contemporanei all’opera di Raffaello?

MS: Punto di partenza è stata proprio la bellissima mostra “Raffaello e la Madonna di Foligno, la fortuna di un modello”inaugurata a settembre tra il Trinci, l’Archivio di Stato e il Monastero di Sant’Anna, a cura di David Lucidi, Francesco Federico Mancini e Marta Onali. Mostra che mette in luce la forte influenza che questo capolavoro operò su artisti di diverse generazioni.
L’Open Call ci è sembrata una sfida adatta alla declinazione contemporanea. Le risposte degli artisti, così numerose quanto varie, 114 candidature per più di 150 progetti provenienti da tutta Italia, ci hanno positivamente sorpreso perché in grado di generare nuove riflessioni e punti di vista originali sul capolavoro noto. Aprendo la visione a diverse interpretazioni gli artisti hanno saputo indagare e dare vita a letture totalmente inedite.
Diciassette gli artisti scelti come finalisti, molti i media impiegati e approfonditi: dal disegno (Giovanni Kronenberg, Giuseppe De Mattia) alla pittura (Dario Agati, Feliciano Benci, Leonardo Petrucci, Alessandro Scarabello), dalla scultura (Fabio Giorgi Alberti, Meletios Meletiou) alla fotografia (Karin Schmuck, Cosimo Veneziano), dalle immagini in movimento (Sofia Ricciardi, Danilo Sciorilli) all’istallazione (Stefano Emili, Massimo Ricciardo), alla contaminazione di diversi materiali (Beatrice Caruso, Caterina Silva, Guendalina Salini & Delphine Valli).
L’analisi dei colori, degli elementi simbolici, della particolare storia processuale e del soggetto della pala raffaellesca, sono stati analizzati e rivoluzionati in visioni veramente uniche. Sono certa che la giuria, composta da Cecilia Casorati, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Emanuele De Donno, fondatore di VIAINDUSTRIAE e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia, Pierluigi Metelli, collezionista, Nicola Samorì, artista nonché ospite d’onore poiché invitato a intervenire con un progetto speciale sempre intorno alla Madonna di Foligno dal titolo “Dei Santi e Del Fuoco” presso Palazzo Trinci, e da me medesima, decreterà il vincitore della competizione non senza una certa difficoltà.

EB: La mostra e il premio che curi rientrano nelle celebrazioni dei 500 anni della morte di Raffaello, e saranno ospitate al Museo Capitolare Diocesano di Foligno. Penso che l’arte contemporanea tragga grande giovamento nel confronto con opere e musei di arte storica. La mostra sfrutterà questa contiguità tra le opere contemporanee e quelle passate?

MS: In realtà non c’è una commistione diretta tra opere della collezione e opere contemporanee, trand che invece sembra essere molto apprezzato in questi ultimi anni. Abbiamo scelto di ospitare le diciassette opere selezionate in un unico spazio che è stato ristrutturato da pochi anni, molto suggestivo, del Museo Capitolare Diocesano che si distingue dal resto del Museo: uno dei punti più alti dell’edificio (terzo piano) con affaccio su piazza della Repubblica, la stessa dove nel 1205 circa San Francesco di Assisi si spogliò delle sue vesti e vendette il suo cavallo per destinare il ricavato al restauro della chiesa di San Damiano, in decadenza, inaugurando così i voti di carità e povertà che resero celebre la sua storia e la sua missione nel mondo e nei secoli a venire.

La collezione permanente del Diocesano, che vanta, tra le atre opere, due busti ritratto della bottega di Gian Lorenzo Bernini e una copia uno a uno della Madonna di Foligno di Enrico Bartolomei (1832) ora prestata al Trinci per la mostra in corso, si trova al piano sottostante: questo permette di stratificare il percorso che conduce alla mostra dell’Open Call accompagnando lo sguardo dello spettatore. Il Museo Diocesano riapre dopo lunghissimo tempo proprio grazie a questa mostra. La sinergia tra Comune e Diocesi è stata fondamentale alla riuscita di questo progetto, creando un’occasione speciale per la città che ritorna a poter ammirare i capolavori della sua preziosa collezione. E’ proprio il caso di dire che l’arte vaporizza il concetto di confine, che sia esso spaziale o temporale, e che il contemporaneo si rafforza invece della storia che lo precede, “come nani sulle spalle dei giganti”.

Terzo piano del Museo Capitolare Diocesano di Foligno, Allestimento Sala dell’Open call
Terzo piano del Museo Capitolare Diocesano di Foligno, Allestimento Sala dell’Open call