Stanley “Tom” Durrell, Tinsmith, 2008, Courtesy Giò Marconi
Old Boiler Shop: Proud and Shaun, 2008, Courtesy Giò Marconi

Eight samples from James Benning’s beer bottle collection: schlitz, leinenkugel’s, peoples, pabst blue ribbon, chief, miller high life, point, blatz, 2007
Butch Greenleaf, Machinist, 2008


John’s Java Hut, 2008, Courtesy Giò Marconi
Frank Malone, Welder; Gary McDorr, Stage Builder, 2008, Courtesy Giò Marconi
Dirty Don’t Delicious Dogs, 2008, Courtesy Giò Marconi
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Per capire la vita di fabbrica bisogna entrarci dentro. E così la fatto Sharon Lockhart per mostrarcene un pezzetto: la pausa pranzo degli operai di un cantiere navale del Maine. L’artista ha trascorso un anno in questa città, osservando, conoscendo e frugando nella vita di queste persone. I loro riti, le pause pranzo, la loro birra preferita, le aree di ristoro. Nella mostra alla galleria Giò Marconi, una serie di fotografie, divise in dittici o trittici, mostrano dei dettagli di vita degli operai: cestini per i panini, contenitori per conservare le vettovaglie, bottiglie di plastica, giornali. Ogni immagine, come fosse un ritratto, ha per titolo il nome del proprietario del contenitore.
Le immagini, come nature morte contemporanee, sublimano questi oggetti in metafore di melanconica quotidianità, accentuata anche dalla messa a fuoco dei dettagli di ogni oggetto, dagli adesivi appiccicati, le scritte, i cartellini che rivelano le personalità dei proprietari.
La serie delle birre preferite, immortalate come santini, i chioschi e le aree di pausa con frigoriferi e macchine del caffè pieni di ditate, macchie, sporco, nelle foto della Lockhart diventano perfette immagini dal forte impatto. Sono quasi troppo belle, pittoriche, semplicemente perfette.
Il pezzo forte della mostra è il video Lunch Break di 80 minuti dove l’artista percorre un tratto di corridoio del cantiere. Le immagini in slow motion sono la registrazione di una camminata di 10 minuti. Il suono dei macchinari, la lentezza dello scorrere del tempo, le movenze rallentate degli operai suscitano una crescente sensazione di fastidio e tensione.
Bella mostra, merita una visita.
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