Piero Gilardi,   Campo di grano,   2003 Polyurethane foam d. 150 cm,   h. 20 cm Courtesy of Galleria Massimo Minini,   Brescia Photos: Alessandro Zambianchi

Piero Gilardi, Campo di grano, 2003 Polyurethane foam d. 150 cm, h. 20 cm Courtesy of Galleria Massimo Minini, Brescia Photos: Alessandro Zambianchi

The Cthulhu Club*

Lupo Borgonovo, Beatrice Brovia, David Douard, Piero Gilardi, Andrei Koschmieder

Fino al 9 febbraio 2013 da Gasconade 

Nella stagione durante la quale accadde la storia che sto per raccontarvi la campagna nei dintorni era popolata di cani randagi. Uomini ancora in vita sono in grado di ricordare quando, attraversando i campi al calare della notte, erano stati accerchiati da quegli animali che, misteriosamente raggruppati sempre in branchi di cinque, si disponevano come ai vertici di un pentagono e ringhiando assediavano il poveretto finché quello, sgusciando via con un balzo, non riusciva ad infrangere quella geometria nefasta.

Sono trascorsi eoni da quando quella terra ha visto crescere l’ultima spiga di grano del colore dell’oro e con il vigore di un corpo pieno di vita… A crescere era solo il mare: anno dopo anno, aveva eroso le scogliere come un tumore?erode un organo. Le numerose e veementi burrasche impedivano ai pescatori di Trepang di sbarcare su quelle coste, al punto che nessuno tra gli ultimi nati aveva mai assaporato le succulente oloturie. Raramente qualche fortunato ne trovava alcune arenate sulla spiaggia; ma gli anziani sconsigliavano di cibarsene perché, a differenza di quelle che popolavano i ricordi della loro infanzia, queste erano diverse: avevano, a detta loro, una pelle come di rettile.

Stavo per sostenere il mio ultimo esame all’Università di Warwick quando rinvenni il carteggio tra il Capitano Peter Vysparov e il Dr Echidna Stillwell nel quale si discorreva della fondazione del Club di Cthulhu. I miei giorni e le mie notti erano uguali. Tuttavia, la notte prima del ritrovamento era stata inquieta, animata da sogni di donne esotiche che indossavano reliquie di guerrieri di Uruk come se fossero gioielli.

Conoscevo il Mito di Cthulhu attraverso la lettura del Necronomicon, di cui anni addietro Wilbur Whateley mi aveva donato una rara copia. Nel vecchio Caffè dell’Aquila spesso si discuteva sulle origini del mito; e quelli tra noi più inclini allo studio della geogonia, interpretavano l’emersione di Cthulhu dagli abissi marini come l’avvento di un nuovo ordine nella struttura fisica del pianeta.

Qualcuno invocava la tesi secondo la quale, 4, 5 miliardi di anni fa, ?la concrezione della Terra – la solidificazione della superficie esterna e l’addensamento di un unico, rovente nucleo ferroso – rappresentava un trauma primigenio, le cui cicatrici sono inscritte ovunque sulla materia terrestre, dalla cellule del corpo umano alle pietre nei letti dei fiumi… Un altro interlocutore aggiungeva che quel trauma determinava un regime diffuso di dolore inconscio, perché radicato nella stessa realtà fisica della

Devo avvertire il lettore che sarà vano cercare quel fascio di lettere. Dopo che un individuo, che in città era soprannominato il Solitario di Providence, cercò di rubarlo, capii che non sarebbe più stato sufficiente nasconderlo in casa tra le varie Bibbie inglesi. L’estate declinava quando compresi che le lettere erano mostruose. A nulla valse considerare che erano non meno mostruose di me, che le percepivo con gli occhi e le palpavo con dieci dita dotate di unghie. Sentii che le parole vergate su quei fogli erano da incubo.

Ricordai allora di aver letto che il luogo migliore per nascondere una foglia è un bosco. Mi recai alla Biblioteca Nazionale, che ospita novecentomila volumi, e scesi nel seminterrato, dove sono i periodici e le stampe. Approfittai di una distrazione degli impiegati per abbandonare il plico su uno degli umidi scaffali. Cercai di non far caso a quale altezza né a quale distanza dalla porta.

Questa è la storia complessiva del Club di Cthulhu, non la mia storia; ma la prima comprende la seconda, così come tutte le altre. Quando eravamo ragazzi, mio fratello maggiore mi fece giurare che assieme avremmo tagliato tutto il bosco sul cui limitare sorgeva la nostra casa, finché non fosse rimasto un solo albero. Il bosco, dicevano, si stendeva fino al mare che circonda tutta la terra.

Dovetti affrontare un viaggio di lavoro a Macao. Prima di tornare a Minneapolis, avevo promesso a una vecchia amante, Beth Emhoff, che l’avrei incontrata a Chicago. Avevo portato con me una copia di Le monde du silence: ero stato invitato a partecipare a quel congresso proprio grazie a un lungo articolo pubblicato sullo Yale Monthly sulla narcosi da azoto – per i puristi: ivresse des grandes profondeurs.

Dalle pagine del libro scivolò un documento che immediatamente riconobbi, precipitando nella più atroce delle agonie. Era una lettera di Echidna Stillwell a Peter Vysparov, datata al 28 maggio 1949, inspiegabilmente sfuggita al plico che anni addietro avevo abbandonato alla Biblioteca Nazionale. Mi fu impossibile non rileggere il messaggio:

“È con una certa trepidazione che mi congratulo con lei per l’inaugurazione del suo Club di Cthulhu, se posso chiamarlo così. Sebbene in nessun modo la mia vuole suonare come un’accusa di frivolezza, mi sento in dovere di sottoporle l’ovvio avvertimento: Cthulhu non è da affrontarsi con leggerezza.

Le mie ricerche mi hanno portato ad associare questa entità ctonia con la profonda intelligenza terrestre, intrinseca al calderone elettromagnetico che ribolle al centro della terra – fonte di un potenziale incalcolabile, e di pericolo. Secondo la Nma essa è una vera Cthell – intrappolata sotto il mare – e coloro i quali finiscono per confrontarsi con essa lo fanno con il più alto riguardo e cautela.

Che la sua città di R’lyeh, sommersa nell’Oceano Pacifico, sia frutto di una forzatura della cultura lemuriana appare piuttosto probabile, ma la congettura che quell’entità fosse addirittura un abitante della superficie può essere solo un banale fraintendimento. È molto più probabile, piuttosto, che l’avvento di Cthulhu – come quello di Kundalini, così come lo si è ipotizzato – sia un’estrazione verso il basso, la restaurazione di un contatto con forze abissali. Perché Cthulhu dovrebbe eventualmente emergere? Essa non ha bisogno di essere salvata, poiché ha già una propria via di fuga, disegnata attraverso la profondità. Gran parte di questa ipotesi indubbiamente echeggia le teorie occulte dei sub-chakra nelle zone di influenza indo-lemuriana…”

Inizialmente manifestai i sintomi di un banale raffreddore. Poi il mio corpo cominciò progressivamente ad avvizzire e ad assumere un colorito giallastro. Quando anche Beth Emhoff morì a causa di un virus che i medici attribuirono alla famiglia della meningoencefalite, il CDC inviò un epidemiologo ad Hong Kong alla ricerca del paziente zero. Il virus venne nominato MEV-1.

Dopo mesi trascorsi in un villaggio nella campagna cinese, il rapporto della Dottoressa Leonora Orantes si limitava a queste poche preposizioni: un uomo abbatte una palma da datteri dove ha nidificato una colonia di chirotteri; i chirotteri, infastiditi dall’urto, volano via. Uno di essi vola su un banano e addenta un frutto dalla pianta. Si posa quindi su un serbatoio d’acqua, sopra un recinto nel quale sono allevati maiali. Il chirottero lascia cadere il frutto nel recinto e uno degli animali lo mangia. Uno cuoco cinese preleva un maialino da latte dal recinto; lo macella e lo cucina nel suo ristorante. La cucina del cuoco è apprezzata, e l’uomo è invitato a incontrare i suoi ospiti, che insistono per congratularsi con lui. Il cuoco stringe la mano a ognuno di loro.

Avevo imparato a non contare più i giorni quando, alla fine di una giornata come le altre, lessi questa poesia: “In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due: da un sé in pasto al mondo, ?e con l’altro fugge.?Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,

in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà. Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso?con due sponde subito estranee.?Su una la morte, sull’altra la vita.

Qui la disperazione, là la fiducia. L’abisso non ci divide.?L’abisso circonda.”

[Ndr Questo testo è ottenuto tramite un cut-up di alcuni riferimenti letterari che hanno ispirato la?mostra “The Cthulhu Club”, tra cui H.P. Lovecraft, “I Miti di Cthulhu”, in Il dominatore delle tenebre (Mondadori, 2012); e Jorge Luis Borges, Il libro di sabbia (Adelphi, 2004). Il testo presenta anche estratti da Nick Land, Fanged Noumena: Collected Writings 1987-2007 (Urbanomic/Sequence, 2011); mentre la poesia citata è Autotomia (1972) di Wis?awa Szymborska, in La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945- 2009) (Adelphi, 2009). Un riferimento cinematografico è il film Contagion (2011), diretto da Steven Sodenberg, con Marion Cotillard, Bryan Cranston, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet.

* Testo che accompagna la mostra “The Cthulhu Club” 

La mostra “The Cthulhu Club” presenta cinque opere degli artisti: Beatrice Brovia (Modena, 1985; vive a Stoccolma), Lupo Borgonovo (Milano, 1985; vive a Milano), David Douard (Perpignan, 1983; vive a Parigi), Piero Gilardi (Torino, 1942; vive a Torino) e Andrei Koschmieder (Francoforte, 1980; vive a New York). È possibile visitare la mostra dall’11 gennaio al 9 febbraio 2013; dal giovedì al sabato, dalle ore 11 alle ore 19, o su appuntamento.]

Lupo Borgonovo Untitled,   2013,   Polyurethane expanding foam; 178 x 24 x 24 cm Courtesy of the artist and Fluxia,   Milan Photos: Alessandro Zambianchi

Lupo Borgonovo Untitled, 2013, Polyurethane expanding foam; 178 x 24 x 24 cm Courtesy of the artist and Fluxia, Milan Photos: Alessandro Zambianchi

Installation view of “The Cthulhu Club,  ” Gasconade,   Milan,   2013 Photos: Alessandro Zambianchi

Installation view of “The Cthulhu Club, ” Gasconade, Milan, 2013 Photos: Alessandro Zambianchi

David Douard Sick Saliva,   2013 Plasma screen,   plaster,   metal,   paper,   synthetic hair,   wire; 100 x 60 x 6 cm Courtesy of the artist and Valentin,   Paris Photos: Alessandro Zambianchi

David Douard Sick Saliva, 2013 Plasma screen, plaster, metal, paper, synthetic hair, wire; 100 x 60 x 6 cm Courtesy of the artist and Valentin, Paris Photos: Alessandro Zambianchi

Installation view of “The Cthulhu Club,  ” Gasconade,   Milan,   2013 Photos: Alessandro Zambianchi

Installation view of “The Cthulhu Club, ” Gasconade, Milan, 2013 Photos: Alessandro Zambianchi

 

Andrei Koschmieder Untitled (Radiator series #2),   2012 Spray paint,   corrugated metal,   epoxy; (approx.) 125 x 75 x 30 cm Courtesy of the artist and Johan Berggren Gallery,   MalmöPhotos: Alessandro Zambianchi

Andrei Koschmieder Untitled (Radiator series #2), 2012 Spray paint, corrugated metal, epoxy; (approx.) 125 x 75 x 30 cm Courtesy of the artist and Johan Berggren Gallery, MalmöPhotos: Alessandro Zambianchi

Beatrice Brovia Potlàc VIII,   2012 Sawdust,   leather,   velcro,   silver; 34 x 10 x 7 cm Courtesy of the artist and Caroline Van Hoek,   Brussels Photos: Alessandro Zambianchi

Beatrice Brovia Potlàc VIII, 2012 Sawdust, leather, velcro, silver; 34 x 10 x 7 cm Courtesy of the artist and Caroline Van Hoek, Brussels Photos: Alessandro Zambianchi

The Cthulhu Club

Lupo Borgonovo, Beatrice Brovia, David Douard, Piero Gilardi, Andrei Koschmieder

Until  9 February 2013 – Gasconade

During the season when the story that I am going to tell took place the countryside thereabouts was populated by stray dogs. Men who are still alive can recall when, while crossing the meadow at twilight, they were surrounded by those animals that, always uncannily grouped in herds of five, arranged themselves as in a pentagonal shape, and snarling they encircled the poor man, until he was able to wriggle out and break that ill-omened geometry.

Eons have gone by since that land witnessed the growth of the last gold- colored and vigorous ear of wheat growing up… The only one to grow was the?sea: year after year, it had eroded the cliffs like a tumor erodes an organ. The many, vehement sea squalls prevented the Trepangers from going ashore on that coastline, so that nobody among the last-born had ever tasted the sappy holothurians. Rarely a lucky few found some stranded ones; but the old men discouraged the people from eating them since there these had a reptile-like skin, unlike unlike those they remembered from their childhood.

Just as I was about to take my last examination at the Warwick University, ?I found out the correspondence between Captain Peter Vysparov and Dr Echidna Stillwell, in which it was discussed the inauguration of the Cthulhu Club. My days and my nights were the same. Anyway, the night before the finding was restless, animated by dreams of exotic women wearing relics of Uruk’s soldiers as jewelry.

I was familiar with the Myth of Cthulhu through the reading of the Necronomicon, which I had been given a copy of by Wilbur Whateley years before. In the old Café Aguila we were often debating the birth of the myth; and those among us who were more prone to the study of geogony, were reading the rising of Cthulhu from under the sea as the advent of a new order in the physical structure of the planet.

Someone was invoking the thesis according to which, 4.5 billion years?ago, the accretion of the Earth—the retraction of its molten outer surface and its subsequent segregation into a burning iron core—symbolized an aboriginal trauma, whose scars are inscribed throughout terrestrial matter, from the human body’s cells to the stones of river beds… Another member of the group was saying further that that trauma instituted a register of unconscious pain coextensive with the domain of stratified materiality as such…

I must inform the reader that those stack of letters will be sought in vain. After a man, who was known in town as the Gentleman from Providence, attempted to steal it, I understood that I couldn’t hide it anymore among the several English Bibles within my dwelling. Summer was drawing to a close, and I realized that those letters were monstrous. It was cold consolation to think that I, who looked upon them with my eyes and fondled them with my ten flesh-and-bone fingers, was no less monstrous than them. I felt they were obscene things.

Somewhere I recalled reading that the best place to hide a leaf is in a forest. I went to the National Library, which contained nine hundred thousand books, and descended into the shadow of the basement, where the maps and the periodicals are kept. I took advantage of the libraries’ distraction to hide the bundle on one of the library’s damp shelves; I tried not to notice how high up, or how far from the door.

This is meant to be a general history of the Cthulhu Club, not mine, but the former takes in the latter, just as it takes in all other histories. My older brother, when we were boys he made me swear that between the two of us we’d hack away at the woods, on threshold of which our house was, till there wasn’t a?tree left standing. They say these woods go on and on, right to the ocean that surrounds the entire world.

I had to head out on a long journey to Macau. Before going back to Minneapolis, I had promised a former lover, Beth Emhoff, to met her in Chicago.?I brought with me a copy of Le monde du silence: I was invited to join that convention precisely thanks to a long article I had published on the Yale Monthly on the Nitrogen narcosis—for purists: ivresse des grandes profondeurs. 

A paper slipped out of the book; I immediately recognized it, while I fell into the most excruciating agony. It was a letter to Peter Vysparov by Echidna Sillwell, dating 28th of May, 1949, inexplicably escaper away from the bundle I had abandoned within the National Library. I couldn’t but read again the message: “It is with some trepidation that I congratulate you on the inauguration of your Cthulhu Club, if I may call it such. Whilst not in any way accusing you of frivolity, I feel bound to state the obvious warning: Cthulhu is not to be approached lightly.

My research have let me to associate this Chthonian entity with the deep terrestrial intelligence inherent in the electromagnetic cauldron of the inner earth, in all of its intense reality, raw potentiality, and danger. According to the Nma she is the plane of Unlife, a veritable Cthell – who is trapped under the sea only acceding to a certain limited perspective – and those who set out to traffic with her do so with the very greatest respect and caution.

That her submerged Pacific city of R’lyeh is linked to a lemuro-muvian culture-strain seems most probable, but the assumption that she was ever a surface-dweller in a sense we would straightforwardly understand can only?be an absurd misconstrual. It is much more likely that Cthulhu’s rising – like?that of Kundalini as it was once understood – is a drawing down and under, a restoration of contact with abysmal intensities. Why would Cthulhu ever surface? She does not need rescuing, for she has her own line of escape, trajected through profundity. Much of this relates to the occult teachings of the sub-chakras in zones of Indo-Lemurian influence…”

At the beginning, I showed the symptoms of a mere cold. Then, my body begun to gradually shrivel up and take on a yellowish complexion. When even Beth Emhoff died because of a virus which doctors had said to belong to the family of meningoencephalitis, the CDC sent an epidemiologist to Hong Kong in order to find out the patient zero. The virus was named MEV-1.

After having spent months in a village in the Chinese countryside, Doctor Leonora Orantes’ report limited to these few sentences: a man knocks down a palm tree where a colony of bats has nested; the bats become disturbed and fly away. One of the bats flies onto a banana plant and ears a chuck of a fruit. The bat then roosts on a water supply pipe, over a pig pen. He drops the chunk of the banana into the pig pen, where a pig eats it. A Chinese chef collect a piglet from the same pen; he butchers and roasts it in his restaurant. The chef’s cookery is praised, and the man is invited to meet his guests. He shakes hands with each of them.

On some afternoon or on some night or other, at the close of the a day exactly like all the rest, I read this poem:

“In danger, the holothurian cuts itself in two:?It abandons one self to a hungry world?and with the other self it flees.?It violently divides into doom and salvation, ?retribution and reward, what has been and what will be. An abyss appears in the middle of its body between what instantly become two foreign shores. Life on one shore, death on the other.?Here hope and there despair.?The abyss doesn’t divide us. The abyss surrounds us.”

[Ed. This text has been built through a cut-up of some literary references which inspired the exhibition “The Chtulhu Club;” among others: H.P. Lovecraft, The Call of Cthulhu and Other Weird Stories (Penguin Books, 1999); and Jorges Luis Borges, The Book of Sand (Penguin Books, 2001). The text features excerpt from Nick Land, Fanged Noumena: Collected Writings 1987-2007 (Urbanomic/Sequence, 2011); while the poem which is mentioned is Autotomy (1972) by Wis?awa Szymborska. A cinematographic reference is the movie Contagion (2011), directed by Stephen Sodenberg, and starring Marion Cotillard, Bryan Cranston, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow and Kate Winslet.

The exhibition “The Chtulhu Club” features five works by artists: Beatrice Brovia (b. 1985, Modena; lives in Stockholm); Lupo Borgonovo (b. 1985, Milano; lives in Milan); David Douard (b. 1983, Perpignan; lives in Paris); Piero Gilardi (b. 1942, Turin; lives in Turin); and Andrei Koschmieder (b. 1980 Frankfurt; lives in New York). It can be visited from January 11 to February 9, 2013; from Thursday to Saturday, from 11 am to 7 pm, or by appointment.]