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Mi hanno fatto notare dei pompieri che spengono un edificio in fiamme, un concerto con della gente che si butta da un palco, un elefantino che, capovolto, spruzza simpaticamente dell’acqua dalla proboscide. Mi hanno fatto notare delle cose che non vedevo e, girovagando nel ‘labirinto’ di corridoio e nicchie, non ho più smesso di vedere cose che non sono ma che potrebbero essere. Nella personale del giovanissimo Neïl Beloufa ‘Changes of administrations’ alla galleria Zero…, c’è proprio di che divertisti a immaginare o afferrare l’intreccio visionario dell’artista. Sembra si sia divertito anche lui a costruire piccole scene di ordinaria o eccezionale (come nel caso dell’incendio) follia. Un cubetto, ovvio, è una piccola televisione che, ovvio, sta sopra ad un altro cubetto che sarebbe un mobile, accanto ad una pianta, vicino ad un tappeto… Siamo in un salotto, in una terrazza, lungo la strada. Beloufa crea uno spazio ‘intermedio’ dove interpretare, rivoluzionare e assemblare la realtà. Crea teatrini che mi stimolano a creare continue e giocose relazioni. Delle opere ‘sbagliate’ (una sedia? una scultura? una giocattolo?) o dei tentativi approssimativi, i suoi lavori destabilizzano per la (finta) ingenuità, per la caotica e continua sottrazione o ‘distillazioni’ di oggetti, cose, scene, concetti, arte, scultura, teoria, mostra, allestimento, video… Tutto trema e sembra che cada. Tutto sta in piedi e chiude, apre… L’artista crea un ‘mondo parallelo’, assuefatto e stanco di essere confrontato con questo mondo qui, dove vige la stretta (e noiosa) ‘regola’ intellegibile. Lui racconta e immagina. Peccato che non abbia lasciato qualche pezzo non incollato per permetterci di testare la temperatura della nostra immaginazione.