Real Snow – White di Pilvi Takala

Dalla nascita del cinema il legame tra la settima arte e le arti visive si è reso nel corso dei secoli sempre più evidente. Se da una parte gli stessi registi e cineoperatori hanno subito il fascino della storia dell’arte, si pensi alle scenografie del Gattopardo di Visconti o a quelle di Barry Lyndon di Kubrick, alle cine-biografie dei grandi protagonisti dell’arte, ma anche alle vere proprie incursioni come ne Le vacanze intelligenti di Sordi; dall’altra gli stessi artisti stessi si sono avvicinati al mezzo e al linguaggio cinematografico per rielaborarlo.
Dalle sperimentazioni su pellicola di Richter a quelle dei videoartisti degli anni Novanta fino ai monumentali progetti cinematografici di Matthew Barney, la distinzione tra le due arti tende oggi ad assottigliarsi sempre di più fino a mettere in discussioni i luoghi tradizionalmente dediti. Ed ecco allora che il Talent Prize Steve McQueen spopola agli Oscar e Shirin Neshat vince il Leone d’argento alla regia al festival di Venezia.

Un percorso, a tratti inevitabile se si considerano le possibilità tecnologie, che trova ne Lo schermo dell’arte, in programma a Firenze dal 12 al 17 novembre, un’occasione di riflessione e di sguardo sulle ultime produzioni. Ad aprire il festival No More Reality Whereabouts pellicola di Philippe Perreno che porta in sala un vero e proprio evento sensoriale e soggettivo che rimanda agli albori della cinematografia, al cinema muto e all’importanza della musica in questo.
In programma film d’artista come il corto drammatico Je te tiens di Sergio Caballero, Welcome Palermo del duo MASBEDO e Romanistan di Luca Vitone, titoli legati al genere del road movie, e documentari. Sullo schermo anche il racconto del dietro le quinte del mondo dell’arte con le pellicole Nelson – Jarit e il condominio dei diritti di Omar Rashid, documentazione dell’esecuzione del grande murale con il volto di Mandela di Jorit a Firenze, Ettore Spalletti di Alessandra Galletta da considerare oggi omaggio e tributo, e ancora l’intero processo di produzione dell’opera Manifesto di Julian Rosefeldt nelle immagini di Making Manifesto.

No More Reality Whereabouts -Philippe Perreno
News di Julian Rosefeldt e Piero Steinle

All’attualità politica e sociale si rivolge il film in anteprima italiana di Jeremy Deller, Talen Prize 2004 al quale Lo schermo dell’arte dedica quest’anno il proprio Focus on: Putin’s Happy è una denuncia della Brexit e dell’ascesa al potere del populismo di destra in Gran Bretagna, che osserva da vicino la xenofobia, l’isolazionismo e il patriottismo che hanno alimentato il voto per lasciare l’Unione Europea. Il confronto con il presente per un’analisi del futuro torna anche il lungo piano sequenza di Quello che verrà è solo una promessa del collettivo Flatform, presentato nella Quinzaine des Realisateurs all’ultimo Festival di Cannes, che documenta l’avvicendarsi dello stato di siccità e di allagamento sull’isola di Funafuti, processo naturale ora compromesso dagli effetti del surriscaldamento del mare.

Si tuffano invece nel passato Beyond the Visible – Hilma Af Klint di Halina Dyrschka che scopre uno sconvolgente scandalo artistico e la straordinaria storia rimasta nell’ombra della prima artista che ha introdotto l’astrazione nella pittura all’inizio del XX secolo, e the Exploding NY Underground di Chuck Smith, storia di Barbara Rubin, ragazza ribelle ed eclettica, artista e filmmaker in anticipo sui tempi, oggi dimenticata, che con le sue opere e le sue amicizie celebri, da Andy Warhol a Bob Dylan, da Allen Ginsberg a Salvador Dalì, ha influenzato l’evolversi dei movimenti artistici degli anni Sessanta a New York.

Storie, processi e visioni si mescolano dunque all’interno di un programma composito all’interno del quale si inserisce anche l’appuntamento di VISIO. European Programme on Artists’ Moving Images, giunto quest’anno alla sua VIII edizione. I dodici artisti under35 (Rebecca Jane Arthur, Miguel Azuaga, Patrick Alan Banfield, Enar de Dios Rodríguez, Eva Giolo, Inas Halabi, Polina Kanis, Adam Kaplan, Valentina Knežević, Agnieszka Mastalerz, Jacopo Rinaldi, Igor Simić) occuperanno gli spazi di Palazzo Strozzi nella mostra VISIO Moving Images After Post Internet, progetto curatoriale di Leonardo Bigazzi, che offre uno sguardo sulla produzione di una generazione di artisti che, durante gli anni della propria formazione ha assistito all’ascesa della cosiddetta “condizione post-internet”.

L.M.F.A.O. di Marie von Heyl
Romanistan – copyright Luca Vitone