LIVING ROOM 2021 – The space of imagination | I progetti finali

The space of imagination è il titolo del progetto curatoriale con il quale gli artisti - Bepi Ghiotti, Eva Frapiccini, Giovanni Termini e Flaminia Veronesi - si sono confrontati per realizzare quattro progetti inediti, presentati al pubblico tra il 10 e il 12 dicembre.
20 Dicembre 2021

Testi del curatore del progetto Andrea Lerda —

Corpo, spazio e immaginazione sono le tre parole chiave della residenza d’artista Living Room, che quest’anno ha visto protagonisti Bepi Ghiotti, Eva Frapiccini, Giovanni Termini e Flaminia Veronesi. Il progetto, organizzato dall’associazione Art.ur di Cuneo e a cura di Andrea Lerda, è un evento che da diversi anni mette in relazione la ricerca di artisti e creativi contemporanei con la dimensione domestica e lo spazio privato. Per questa edizione, e in relazione al concept individuato dal curatore, gli artisti sono stati invitati a compiere un periodo di residenza presso 4 studi di architettura del capoluogo cuneese.
The space of imagination è il titolo del progetto curatoriale con il quale gli artisti si sono confrontati per realizzare quattro progetti inediti, presentati al pubblico tra il 10 e il 12 dicembre. Come possiamo immaginare la nostra relazione con lo spazio pubblico, quello privato e lo “spazio mondo” nel quale siamo immersi, alla luce delle complessità che il tempo ci pone? A questo incipit gli artisti hanno risposto con quattro lavori inediti.

Bepi Ghiotti Underfoot [I feel the weight of all the earth], 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio
Bepi Ghiotti Underfoot [I feel the weight of all the earth], 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio

Nell’ambito di Living Room 2021, Bepi Ghiotti ha dialogato con l’architetto Luisella Dutto e realizzato il progetto Underfoot [I feel the weight of all the earth]. L’artista ha percorso a piedi, impugnando una bandiera bianca, il tragitto che dal centro della città conduce al punto dove convergono i fiumi Gesso e Stura. Le coordinate del luogo sono state successivamente riportate su una bandiera bianca, che ha nuovamente marciato verso Cuneo. L’azione, documentata, è stata presentata al pubblico assieme ad alcune immagini, oltre a una piccola installazione composta da un paio di stivali nei quali trovano spazio dei ciottoli. Questa serie di lavori è in dialogo con un video all’interno del quale l’artista è ritratto nel tentativo di procedere in maniera incerta su una linea immaginaria posata sul letto arido di un fiume. Il progetto ruota attorno al camminamento. Bepi Ghiotti sembra suggerirci che non servono troppi esercizi di immaginazione per andare verso il futuro. Occorre “stare”, vivere e osservare da vicino, coesistere o, come direbbe la filosofa Rosi Braidotti “staying with the trouble”.

Eva Frapiccini Sens-azione, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio
Eva Frapiccini Sens-azione, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio

L’intervento ideato da Eva Frapiccini è nato dall’incontro tra l’artista e i membri dello Studio24, a seguito di uno scambio di suggestioni avvenute sia sul piano professionale – l’attenzione che gli architetti riservano ai temi della sostenibilità e all’uso di materiali naturali – che su quello umano, con la condivisione di ricordi e suggestioni di carattere personale. L’artista ha presentato un’installazione ambientale realizzata grazie all’utilizzo di materiali organici (rami, foglie, arbusti ecc..). L’opera, dal carattere immersivo e sensoriale, è una riflessione sullo spazio, sul corpo e sul tempo, che forza l’inerzia e l’ordine degli ambienti artificiali interni. Un dispositivo che riporta il bosco in un luogo chiuso, che attiva una serie di riflessioni quanto mai attuali su temi come la bio architettura, la sostenibilità dei materiali in ambito edilizio, nonché sulla possibilità di recuperare modi desueti di vivere e abitare. Un luogo ideale, esperienziale, che, citando il titolo dell’ultima Biennale Architettura di Venezia, sembra attivare una riflessione sul come dobbiamo e possiamo ripensare il nostro modo di coesiste, e dunque How will we live together?.

Giovanni Termini Cantalupo, parole in libertà, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio
Giovanni Termini Cantalupo, parole in libertà, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio

Suggestionato dal dialogo con l’architetto Dario Castellino e dalla visita alla borgata Paraloup, in Valle Stura, Giovanni Termini ha invece presentato il progetto video Cantalupo, parole in libertà, proposto all’interno di un appartamento in fase di ristrutturazione, esso stesso elemento fondante del concept dell’opera. L’artista ha creato un trabattello utilizzando due cavalletti metallici e una tavola da ponteggio, configurando un’impalcatura che diventa palcoscenico per un’azione performativa. Giovanni Termini ha immaginato questa presenza come un pulpito, una torretta dalla quale poter osservare il mondo, da cui comunicare il proprio messaggio al futuro, urlare le proprie necessità, esprimere i propri sogni e desideri. L’esperienza personale di una serie di persone è diventata la base per la realizzazione di una video installazione immersiva ed emozionale che ha preso forma negli spazi della casa-cantiere. 

Flaminia Veronesi Mostra mobile – Mobile museo, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio
Flaminia Veronesi Mostra mobile – Mobile museo, 2021 Courtesy l’artista e Art.ur Foto: Francesco Doglio

Infine, Flaminia Veronesi ha dialogato con Manuela Rosso e Michele Cassino – Studio 3Mark. L’artista ha ideato il progetto Mostra mobile – Mobile museo, un dispositivo ibrido – a metà tra una piccola wunderkammer contemporanea e una scatola magica – in grado di accogliere una serie di opere allestite in forma di mostra viaggiante. Un piccolo museo itinerante, aperto e interattivo, che consente alle persone di fruire l’arte in modo domestico in periodi di limitazioni. Per questa l’artista ha proposto un progetto espositivo legato al concetto di “Babele”. Le opere racchiuse all’interno di questo museo speciale, ruotano attorno al temadella crisi ecologica e del rapporto tra mondo animale e civiltà, proponendo visioni fantastiche e mondi ideali. Costruendo un oggetto la cui forma richiama alla mente quella di una torre, Flaminia Veronesi crea un parallelo di grande forza concettuale tra mito e realtà. Questa presenza, nel suo essere alternativa, ci porta a riflettere sulla possibilità di ripensare creativamente l’esperienza del limite e di affrontare in maniera speculativa la necessità dell’essere umano di ripensare il suo rapporto con le altre specie viventi con le quali coabita il Pianeta.

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