LIVING ROOM 2021 — The space of imagination | Bepi Ghiotti – Flaminia Veronesi

Se nelle passate edizioni gli artisti venivano accolti in dimore private, quest’anno, in relazione al concept scelto, la residenza è stata pensata in dialogo con 4 studi di architettura del capoluogo cuneese. 
1 Dicembre 2021
Bepi Ghiotti – Living Room 2021

La scorsa edizione della residenza Living Room aveva per tema un diverso modo di vivere l’ambiente domestico. Quest’anno, invece, i quattro artisti selezionati dal curatore Andrea Lerda – Bepi Ghiotti, Giovanni Termini, Flaminia Veronesi e Eva Frapiccini – sono stati invitato a riflettere sui concetti di corpo, spazio e sogno,  e “sul potere generativo del limite e sull’urgenza di essere creativi in un tempo di cambiamenti epocali.”
Se nelle passate edizioni gli artisti venivano accolti in dimore private, quest’anno, in relazione al concept scelto, la residenza è stata pensata in dialogo con 4 studi di architettura del capoluogo cuneese. 

Spiega il curatore nella presentazione del progetto: “Pur nella sua dimensione drammatica, la pandemia rappresenta dunque un’opportunità straordinaria. Grazie ad essa abbiamo infatti la possibilità di osservare con maggiore coscienza il nostro “essere nel mondo” e l’opportunità – mediante un potente esercizio di immaginazione – di progettare nuovi spazi fisici e mentali del coabitare. In questo scenario, l’arte riveste un ruolo di primaria importanza per la sua capacità di generare interrogativi e di attivare riflessioni speculative.”

Abbiamo rivolto alcune domande a Bepi Ghiotti e Flaminia Veronesi, due dei quattro artisti invitati. 

Elena Bordignon: Il tema di quest’anno del progetto Living Room – The space of imagination – ruota attorno alla riflessione sul concetto di spazio e sul nostro rapporto con esso. In relazione alla drammatica situazione che abbiamo vissuto durante la pandemia, siamo stati costretti ad un isolamento forzato. L’esperienza del lockdown, per molti versi ha sollecitato il nostro bisogno di evasione, realizzabile attraverso e grazie all’immaginazione. In relazione al tema del progetto, puoi raccontarci come hai vissuto – o immaginato – il tuo spazio domestico? 

Bepi Ghiotti: Credo che lo spazio – sia esso materiale o immaginato – sia una costruzione mentale, come anche il concetto di limite. Il mio spazio domestico non è delimitato da dei muri, bensì dalla mia percezione. Più che un ambiente che occupo, si tratta di uno stato mentale. Mi ha sempre interessato la relazione tra il dentro e il fuori, perché i luoghi che piacciono a me, dove spesso vado a svolgere le mie azioni, sono sempre dei luoghi al margine, dove non sei né da una parte né da un’altra. Come stare sulla riva di un fiume. Il fiume scorre nel suo letto, ed è delimitato dagli argini, ma questi mutano nel tempo. Sono sempre transitori, nulla è dato per certo. Il dentro e il fuori cambiano in continuazione. Questo è come vivo il mio spazio mentale, è in continuo evolversi, si possono seguire dei tracciati ben definiti o andare oltre. Quello che sta dentro e quello che sta fuori dipende tutto da come viene percepito. Questo rende lo spazio immaginato estremamente fragile e instabile, ma sono proprio questi i tratti che lo definiscono, come lo sono più in generale per la condizione umana, specialmente in questo periodo storico.  

Flaminia Veronesi: Ho vissuto il primo Lockdown da sola a Milano. È stata un’occasione per rallentare e trascorrere il tempo in intimità con me stessa, come quando da bambini si vive di un susseguirsi di pomeriggi di gioco. La situazione mondiale giustificava, anzi incoraggiava tempo ludico, di cura e sano auto disciplinamento.
In molti abbiamo beneficiato della tregua dall’ansia da prestazione insita nel nostro modello sociale, riscoprendo il processo identitario che scaturisce dall’interno e dall’incontro con noi stessi.
Si è palesata quell’oasi del gioco di cui parla Eugen Fink, una bolla creativa fra il dentro e l’ancor più dentro, e il dentro e un fuori fermo. Sfera sospesa di esercizio creativo e autodeterminazione che ha iniziato ad occupare uno spazio nell’ambiente domestico.
Ancora se ripenso quel periodo, visualizzo me stessa con accanto una bolla, una stanza del gioco sferica e fluttuante che mi ha seguita per la casa nutrendosi e nutrendomi.

Bepi Ghiotti, Underfoot 2020 – Living Room 2021
Bepi Ghiotti – Living Room 2021

Elena Bordignon: Nell’ambito di Living Room 2021 sei stato invitato a riflettere sui concetti di corpo, spazio e sogno; sul potere generativo del limite e sull’urgenza di essere creativi in un tempo di cambiamenti epocali. Mi racconti come hai vissuto l’esperienza della residenza? 

Bepi Ghiotti: La residenza è ancora in atto, si sta sviluppando e ci siamo ancora dentro, questo processo ne è una parte essenziale. Da subito Luisella Dutto, l’architetto a cui sono stato affiancato, mi ha portato sui fiumi che costeggiano la città, probabilmente aveva visto i miei lavori precedenti. Ci siamo scambiati impressioni sulle nostre rispettive ricerche, abbiamo discusso, mi ha mostrato alcuni dei suoi progetti portandomi nei cantieri e nelle abitazioni su cui aveva lavorato in città e in provincia. Da questo sono poi emerse mappe, disegni tecnici, planimetrie, visioni che presentavano un dato luogo sotto tanti punti di vista e in tutte le sue sfaccettature. La cartina, o qualsiasi mappa, con la sua visione dall’alto contiene lo spazio, lo immobilizza. Quanto sono fissi i punti che la compongono, e quanto invece mutano nel tempo? Come quei massi apparentemente fermi sul letto del fiume, ma che in realtà nel tempo vengono erosi dall’acqua e spostati dalla corrente. 
Sto lavorando sul confine delle nostre certezze per superarlo e andare oltre quello che percepiamo come realtà, per scoprire mondi muovi, mondi che non sono necessariamente razionalizzati come i punti di congiunzione su una mappa.

Flaminia Veronesi: È stato emozionante e appagante. Il tema proposto è particolarmente affine alla mia ricerca artistica sul gioco e la fantasia e al superamento del limite attraverso l’immaginazione.
Essere stata invitata a rielaborare attraverso un’opera, l’esperienza del lockdown, è un invito per me e i visitatori, a soffermarsi sui propositi e necessità di cambiamenti manifestatesi nel periodo di isolamento.
Grazie all’accoglienza, professionalità e vivo coinvolgimento di tutti i partecipanti dell’iniziativa; dagli organizzatori di Artur, agli architetti a cui sono stata affiancata, al curatore di Living room; la sensazione è stata quella di essere invitata a concretizzare un desiderio con l’aiuto e l’entusiasmo di un abile gruppo di menti e talenti, accumunate da una spontanea passione per arte e cultura.
Incantata dai luccichii delle pasticcerie di Cuneo e dalla imponente prossimità delle montagne, ho vagato per la città scortata dai vari collaboratori del progetto. Le iniziative culturali  presenti durante il mio soggiorno mi hanno sorpresa per quantità e qualità: da un percorso di installazioni pubbliche di video arte tracciato per la città, a una mostra sulla pittura organizzata dal Castello di Rivoli in una chiesa sconsacrata, all’abbondanza di sculture pubbliche presenti in parchi e viali.

Elena Bordignon: ’esito della residenza prevede la realizzazione di un progetto.  Mi racconti come è nato e in cosa consiste?

Bepi Ghiotti: Il lavoro nasce da un’esigenza di intraprendere un viaggio che apra nuovi spazi e che approfondisca il concetto di fuori e dentro, di limite che chiude o come soglia che apre. È andato sempre di più a delinearsi grazie al confronto con l’architetto e la città di Cuneo. Contiene un paradosso, perché vuole evidenziare il confine manifestandolo nello spazio, rendendolo concreto, ma allo stesso tempo lo mette in risalto come limite arbitrario, che esiste solo nel momento che smettiamo di sognare quello che c’è oltre. Gli ostacoli, dettati non solo dallo spazio ma anche dal nostro stesso corpo e dal nostro pensiero, ci mostrano i nostri limiti interiori, oppure possono offrire una soglia da varcare per addentrarsi in ambienti nuovi e sconosciuti. Questa è una cosa che abbiamo sperimentato tutti durante la pandemia. Mi interessa raccogliere le tracce del luogo e dei suoi confini, analizzare cosa definisce e delinea lo spazio stesso per poi stravolgerlo, cercare di vederlo per come realmente è e non per come lo pensiamo. Togliendo tutto quello che è in eccesso, lasciando spazio alla vera essenza delle cose.

Flaminia Veronesi: È nato appunto da questo dialogo con Andrea Lerda, il curatore, l’incontro con lo studio di Architettura 3mark e Paolo Sasia di Artur che realizzerà parte del progetto.
Con Andrea da subito abbiamo individuato l’interesse comune nel trattare temi come il rapporto fra ecologia e femminile, linguaggi simbolici e identità collettiva. Con Michele e Manuela è scaturita immediatamente stima e sintonia, che ci ha ispirati a collaborare sulla realizzazione dell’opera, mettendo a frutto il potenziale del nostro incontro. L’esperienza di Paolo Sasia in quanto artigiano e allestitore, oltre alla sua folle e generosa disponibilità, ci ha concesso di puntare a un progetto ambizioso nonostante il poco tempo a disposizione.
L’opera Mobile Mostra consiste in un elemento d’arredamento su ruote ideato per dotare l’ambiente domestico di uno spazio e tempo d’ interazione culturale. 
Nello specifico sarà un Mobile mostra che ruota intorno al concetto di “babele”, contenente una mia scultura che tratta il tema della crisi ecologica e del rapporto fra mondo animale e civiltà, accompagnata da vari disegni, un quaderno di studio e appunti, quadri incassati nella struttura, così come altre opere pittoriche o di ceramica da svelare interagendo con il mobile. Un trumeau custode di tesori e artefatti offerti ai più curiosi che permette, attraverso all’interazione e al movimento, di sviluppare un tempo intimo e personale con il materiale racchiuso.
Il modulo di unità espositiva potrà essere adattato ad altre opere o temi. Il concetto determinate è quello di proporre anziché una singola opera,  un “trancio” del flusso creativo di un artista, sfaccettato e multidisciplinare che implichi un coinvolgimento in un linguaggio  fisico e mentale da parte dello spettatore.
Durante la pandemia tutti abbiamo sofferto della mancanza del contatto con l’altro e dell’inaridimento che la chiusura dei musei e delle attività culturali ha portato.
Alla fine abbiamo armadi, frigoriferi e porta medicinali, dopo l’esperienza del lockdown ci siamo resi conto dell’importanza che l’esperienza culturale ha per il nostro  benessere e questo progetto ne rivendica e occupa il legittimo spazio domestico. 
Il Mobile è stato disegnato e progettato grazie a 3mark studio e realizzato da Paolo Sasia.
In remoto ci aggiorniamo sullo sviluppo della realizzazione mentre in contemporanea, confrontandomi con il curatore di Living Room Andrea Lerda, seleziono o produco il materiale da inserire nel mobile mostra.
A breve ci ritroveremo per ricomporre i pezzi di Mobile Mostra “babele”.

Flaminia Veronesi – Living Room 2021
Flaminia Veronesi, Babele – Living Room 2021
Flaminia Veronesi – Living Room 2021

LIVING ROOM 2021
The space of imagination

Un progetto di: Art.ur
A cura di: Andrea Lerda
Artisti: Bepi Ghiotti, Giovanni Termini, Flaminia Veronesi, Eva Frapiccini
Visite 10-11 – 12 Dicembre 2021

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