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Palazzo ex-Enel, Piacenza – photo credits Daniele Signaroldi

Mancano pochi giorni all’avvio della prima edizione di LIVENEL a Piacenza, un festival dedicato alle arti performative, attento – ci tengono a sottolineare gli organizzatori – al lavoro dei giovani performer. Da sfondo gli ex uffici ENEL: palazzina nel centro della città che fonde architettura industriale e liberty, proprietà dal 2002 della Fondazione di Piacenza e Vigevano (prossima a diventare un centro per l’arte e la cultura contemporanea). Nelle tre giornate del 23, 24 e 25 settembre si alterneranno molti appuntamenti che vedono protagonisti Davide Allieri, Marco Belfiore, Bellagio Bellagio, Arianna Carossa, Mara Oscar Cassiani, Roberto Fassone, Gli Impresari con Guido Modanese, Go Dugong, Félix Lachaize, Luca Leggero, Palmwine, GianMarco Porru, Martin Romeo, Guido Segni e Venturi&Vasiljević.

Promosso da Placentia Arte, il festival è a cura di quattro giovani curatori – Marta Barbieri, Riccardo Bonini, Paola Bonino e Michele Cristella – a cui abbiamo posto alcune domande per approfondire i contenuti dei vari appuntamenti.

 ATP: Avete dato vita alla prima edizione di LIVENEL, un festival che vuole promuovere e dare espressione al lavoro di giovani performer. Come avete selezionato i partecipanti? Cosa avete privilegiato nella scelta?

R.: Trattandosi della prima edizione del festival abbiamo optato per un sistema ad inviti, cercando un giusto equilibrio tra le diverse discipline coinvolte e nel loro susseguirsi all’interno delle tre giornate. La scelta generazionale è ovviamente vicina al nostro lavoro di galleria, che dalla sua fondazione con Lino Baldini ha sempre privilegiato le nuove generazioni di artisti; mentre per quanto riguarda i contenuti abbiamo cercato di valorizzarne l’eterogeneità, senza tralasciare suggestioni apparentemente distanti da quelle dell’ambito performativo, come ad esempio gli spunti offerti dalla net-art. L’intenzione più o meno dichiarata è quella di aggiungere un piccolo ma plurale tassello ad un mosaico di ricerca fertile e particolarmente coinvolgente, incentivando anche l’approfondimento teorico e didattico.

ATP: Il festival sarà ospitato in un luogo molto suggestivo a Piacenza. Come lo avete trovato e quali sono le sue caratteristiche?

La sede del Festival è l’edificio Ex Enel, una palazzina in centro città che unisce architettura industriale e liberty. Edificato agli inizi del 1900 come edificio semi industriale, diviene successivamente la sede dell’Ente per l’energia Elettrica. Dal 2002 è proprietà della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che sta provvedendo alla ristrutturazione e messa in sicurezza dell’immobile, con l’intenzione di trasformarlo in un centro per l’arte e la cultura contemporanea. Sulla scia di questa “riscoperta”, l’edificio Ex Enel ha ospitato negli ultimi anni iniziative ed eventi culturali, che si sono svolti nello scenografico ambiente al piano terra: un lungo salone non ancora restaurato, che serba il fascino dell’archeologia industriale. Affascinati dal luogo abbiamo presentato alla Fondazione e al Comune un progetto di performance, una proposta inusuale per la città; sia la Fondazione, sia il Comune hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta, mettendoci a disposizione lo spazio e supportandoci nella realizzazione. Tutte le performance si troveranno quindi a dialogare con un luogo fortemente connotato e siamo noi i primi a essere curiosi rispetto alla risonanza che l’ambiente avrà sulle singole esecuzioni e sulla totalità del festival. Ci auguriamo, infine, che la nostra iniziativa possa contribuire positivamente alla buona riuscita del progetto di trasformare l’Ex Enel in un laboratorio per le arti.

ATP: Il festival prevede 10 performance, un workshop, una serata dedicata alla sound performance e dj set e un momento di incontro teorico sulla storia della pratica performativa a cura di Jennifer Malvezzi. In merito a quest’ultimo appuntamento, mi raccontate brevemente in cosa consisterà? Sarà un racconto della storia della performance o un discorso più teorico legato alle pratiche performative strettamente contemporanee?

Jennifer Malvezzi è una giovane studiosa che ha recentemente pubblicato un volume sul videoteatro degli anni Ottanta (Remedi-Action. Dieci anni di videoteatro italiano, Postmedia books, 2015). Partendo dalle sue ricerche, ci guiderà in un viaggio alla scoperta di un variegato fenomeno tutto italiano, mostrandoci dei coloratissimi video d’epoca. Ci interessava inserire questo momento teorico all’interno del festival perché questa dimenticata stagione è stata particolarmente seminale per moltissime performance contemporanee che fanno sempre più affidamento all’interazione tra il performer e i media audiovisivi. Ci teniamo a precisare che nonostante la provenienza “accademica” dell’autrice non sarà un incontro ingessato, anzi sarà un occasione informale per vedere dei video rarissimi che tutt’ora restano “relegati” in archivi e cineteche a cui spesso hanno accesso solo gli addetti ai lavori.

Marco Belfiore,  Lust for despair, 2016 - still da video animazione courtesy dell'artista

Marco Belfiore,
Lust for despair, 2016 – still da video animazione courtesy dell’artista

ATP: La selezione dei vari artisti ha seguito l’eterogeneità delle varie espressioni performative: dalla net art alle arti digitali, dal teatro Noh alla danza contemporanea, fino alla ricerca musicale. Mi fate alcuni esempi concreti che vedremo durante il festival?

Una performance di net art farà suonare gli smartphone dei presenti, grazie ad una app creata ad hoc dall’artista, mentre in un’altra occasione vedremo un carro funebre funzionare da hot-spot WIFI, dal quale sarà possibile scaricare contenuti video. Alcune performance saranno invece orientate verso le arti digitali, soprattutto video e musica elettronica, sempre poste in dialogo con media analogici e con il corpo dell’artista / performer. La severità formale del teatro Noh sarà fonte di ispirazione per un’azione performativa di musica e movimento, mentre la danza contemporanea verrà indagata a partire dal suo elemento rituale e originario, che fa di questa forma espressiva punto di congiunzione e riflessione dell’epoca che sta attraversando. A chiusura delle serate di venerdì e sabato assisteremo al contributo di dj e sound perfomer, che con la loro ricerca si ritagliano uno spazio nel panorama di sperimentazione elettronica internazionale.

ATP: In merito al workshop seguito da Martin Romeo, in cosa consiste e a chi è rivolto?

Il workshop è rivolto agli studenti delle scuole superiori, in particolare del Liceo artistico, e si propone di sensibilizzare i giovani all’arte contemporanea. L’artista multimediale Martin Romeo guiderà i partecipanti all’apprendimento di alcuni strumenti (il software Vvvv e la camera Kinect), necessari allo sviluppo di un progetto interattivo che connetta ambiente reale e virtuale, coinvolgendo suono e immagine ad elementi corporei. Gli studenti si misureranno quindi con l’effettiva realizzazione del progetto, considerando la fattibilità dell’installazione in relazione allo spazio espositivo. Il workshop si concluderà con la presentazione, durante il festival, delle opere al pubblico.

 ATP: C’è un appuntamento, durante le tre giornate del festival, particolarmente imperdibile? Cosa suggerite di seguire?

Ovviamente il nostro consiglio è quello di cercare di catturare il più possibile da questa esperienza, proprio per incentivarne una fruizione immersiva a 360 gradi. Come abbiamo già accennato, la natura delle performance è molto varia e, in particolare alcune, per funzionare appieno prevedono un coinvolgimento diretto del pubblico, invitandolo a prendere le distanze da una ricezione ‘passiva’, verso un’azione artistica collettiva e partecipata. Senza contare che molte performance sono inedite e quindi anche noi siamo curiosi di confrontarci e vederle realizzate appieno per la prima volta… insomma, veniteci a trovare!

Luca Leggero, plasma sound over 425000 ways to make noise with your smartphone, 2011 digital photography - courtesy dell'artista

Luca Leggero, plasma sound over 425000 ways to make noise with your smartphone, 2011 digital photography – courtesy dell’artista

Guido Segni, Oh my god. Today  I prayed for the internet an amatorial web based god invocation courtesy dell'artista

Guido Segni, Oh my god. Today I prayed for the internet an amatorial web based god invocation courtesy dell’artista

Felix Lachaize, perf-pad-dance - 2013, performance venissieux - courtesy dell'artista

Felix Lachaize, perf-pad-dance – 2013, performance venissieux – courtesy dell’artista