Da venerdì 20 a domenica 22 luglio, all’interno di SUPERCONTINENT² – XXXVIII edizione di Drodesera, il festival di Centrale Fies, si alterneranno i dodici progetti di Live Works – Performance Act Award selezionati tramite il bando di quest’anno.

Gli artisti internazionali che dal 7 al 17 luglio hanno preso parte al programma di residenza e produzione a cura di Barbara Bonisegna, Daniel Blanga Gubbay e Simone Frangi e che nel weekend presenteranno al pubblico i risultati di questa esperienza sono Anne-Lise Le Gac, Christian Botale Molebo, Judith Raum, Rodrigo Batista de Oliveira, Nyakallo Maleke, Ely Daou, Reza Mirabi, Ursula Mayer, Michele Rizzo, Beto Shwafaty, Cinthia de Levie e Phumulani Ntuli.
Nel corso delle tre serate di Live Works si svolgeranno anche le performance dei guests Maria Hassabi, Lina Lapelytè, Giovanni Morbin e Mario Mieli.

ATPdiary presenta in anteprima le proposte selezionate. Dopo Christian Botale, Reza Mirabi, Judith Raum e Michele Rizzo, un focus sui progetti di Ely Daou, Cinthia De Levie, Anne Lise Le Gac e Phumulani Ntuli.

Ely Daou - ph_Roberta Segata per Centrale Fies

Ely Daou – ph_Roberta Segata per Centrale Fies

Ely Daou - ph_Roberta Segata per Centrale Fies

Ely Daou – ph_Roberta Segata per Centrale Fies

Ely DaouI…Cognitive maps – chapter 1 (from childhood to pre-adulthood)

Ely Daou è un artista libanese nato a Beirut nel 1986. È cresciuto durante gli anni della guerra civile e oggi la sua pratica artistica è influenzata dalle vicende politiche e dalle situazioni di precarietà che hanno segnato la sua infanzia e adolescenza.
In linea con i temi toccati da Supercontinent², Daou porta a Centrale Fies un nuovo lavoro che si basa su un processo di mappatura cognitiva, ovvero sulla rappresentazione mentale dei dati spaziali che consiste nell’acquisizione e memorizzazione di informazioni ambientali e del loro eventuale recupero mnemonico nel tempo.
In I…Cognitive maps – chapter 1 (from childhood to pre-adulthood), l’artista viaggia nella sua memoria – e nella storia passata personale e del suo Paese d’origine – nel tentativo di disegnare i diversi appartamenti in cui ha abitato con la famiglia e le circostanze di vita che ha vissuto negli anni del conflitto e in quelli successivi. I differenti dettagli architettonici – o quello che di essi viene ricordato o modificato dalla sua memoria – diventano i punti di partenza per accedere nuovamente agli spazi e al tempo passato.

Cinthia De Levie -  ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Cinthia De Levie – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Cinthia De Levie -  ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Cinthia De Levie – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Cinthia De Levie - Rehabilitation

Il lavoro dell’argentina Cinthia De Levie esplora le costruzioni dell’alterità, con particolare attenzione alla cultura visiva e materiale prodotta all’interno dei siti istituzionali di esposizione. L’artista ha condotto ricerche in musei di antropologia, etnografia e scienze naturali in Argentina, Italia e Messico.
Per Rehabilitation Cinthia De Levie lavora con delle protesi mobili che servono per muovere oggetti costruiti usando stampi di manichini indigeni. Le rappresentazioni originali, a grandezza naturale, erano esposte nel Museo Nazionale di Antropologia del Messico e sono ora conservate nel suo archivio. Questi manichini commissionati dal Museo sono stati realizzati negli anni ’90 utilizzando i calchi dei dettagli corporei di alcuni individui selezionati, rappresentativi dei differenti gruppi etnici del paese. Creando dei modelli delle opere originali e facendoli manipolare da dei performer, l’artista intende restituire il movimento a corpi che sono stati oggettificati, nel tentativo di riabilitare le identità marginalizzate dalla Storia e generare un’alternativa ad essa.
Per Live Works De Levie collabora con tre performer locali, chiedendo loro di occuparsi di attivare i frammenti: uno spostamento che mette in discussione la nozione stessa di protesi come elemento periferico al servizio di un corpo “centrale”, e che invita a ripensare la relazione stessa tra centro e periferia di una cultura.

Anna Lise Le Gac

Anna Lise Le Gac

Anna Lise Le Gac e Arthur Chambery - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Anna Lise Le Gac e Arthur Chambery – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Anne Lise Le Gac - Force «G» 

Anne Lise Le Gac è un’artista francese di base a Marsiglia. Ha studiato performance art alla Scuola di Belle Arti di Strasburgo e successivamente ha seguito il master ESSAIS per la danza al CNDC di Angers. Il progetto che porta a Live Works prevede la collaborazione dell’artista multidisciplinare Arthur Chambry e consiste in una cartografia che emerge attraverso la “bastardizzazione” di diversi linguaggi: immagini acustiche, strumenti danzanti e storytelling commestibili.
L’artista spiega “Il punto di partenza di questo progetto è una parola che ho scoperto di recente e che ho deciso di qualificare come pratica non ufficiale che può appartenere tanto a elementi umani quanto a non umani = DUCTUS. Nel suo libro Lines: A Brief History, l’antropologo Tim Ingold spiega che nel Medioevo questa parola definiva una modalità di lettura il cui senso era simile all’idea di “andare a fare un giro.
A partire da questa suggestione FORCE «G» segue tre personaggi nell’elaborazione di una passeggiata nella quale si intrecciano pratiche specifiche ad essi correlate (lavorazione della ceramica, musica, imitazione del canto degli uccelli, danza…).
Un viaggio tra e con il pubblico, dove le azioni presentate si fondono con le potenzialità del confine tra finzione e dati geografici.

Phumulani Ntuli - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Phumulani Ntuli – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Phumulani Ntuli - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Phumulani Ntuli – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Phumulani NtuliNotes from an Algorithmic memory_Episode 2

Notes from an Algorithmic memory_Episode 2 fa parte di una ricerca che ha l’obiettivo di ricalibrare i molteplici strati di un evento attraverso processi di raccolta di dati, rievocazioni e l’uso di pratiche di mixing. La performance proposta a Live Works analizza l’immagine di Nsala scattata da Alice Seeley Harris, una missionaria che si stabilì in Congo nel 1898. Nella fotografia, Nsala, un uomo che lavorava nelle piantagioni di gomma, è il soggetto.
Spiega l’artista: “L’intero progetto è composto da una serie di componenti e punti di ingresso, principalmente immagini in movimento e suoni trovati. L’episodio 2 affronta il materiale trovato con lintendo di riformulare lo sguardo che dedichiamo alle immagini dei trofei. Come afferma Suvendrini Perera «Il corpo trofeo del non umano è la figura di un denso intreccio di storie, relazioni, pratiche, estetica e tecnologie. Una serie di attraversamenti e riattraversamenti tra categorie di specie e razza definisco il corpo non umano come un artefatto-trofeo».
Notes from an Algorithmic memory_Episode 2 si occupa dell’immagine del trofeo per comprendere le sue condizioni socio-politiche e il suo ruolo all’interno di rappresentazioni contemporanee, decolonializzazione, spazio pubblico e futuro.” 

Phumulani Ntuli ha conseguito un Master in Belli Arti – Arti nella Sfera Pubblica (ECAV) presso l’Ècole Cantonale D’Art du Valais (Svizzera) ed è stato premiato con il Prix-excellence per il suo progetto di ricerca “Permutations of an event” che si concentra sui concetti di archivio e sorveglianza. L’opera di Ntuli fonde scultura, installazioni video e pratiche performative. Coinvolge un pubblico eterogeneo e tenta di rendere visibili gli intervalli della storia, i suoi silenzi, le pause e i resti. Il suo schema artistico si avvicina alle questioni di immanenza/imminenza nel presente e a come queste possano influenzare le pratiche all’interno dello spettro del futuro.