• Sven Sachsalber, Cubi, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Sven Sachsalber, Cubi, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Rosa Sijben, Luggage Sculpture, a piece of performance, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies
  • Rosa Sijben, Luggage Sculpture, a piece of performance, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies
  • Quenton Miller, The quick brown fox jumps over the lazy dog, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Quenton Miller, The quick brown fox jumps over the lazy dog, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Jacopo Jenna, I wish I Could dance like M.J., ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Jacopo Jenna, I wish I Could dance like M.J., ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Jacopo Jenna, I wish I Could dance like M.J., ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Evelin Brosi Doyle, Thuis at home, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies
  • Evelin Brosi Doyle, Thuis at home, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies
  • BRUD, The group theory, ph Alessandro Sala / Cesura, per Centrale Fies
  • BRUD, The group theory, ph Alessandro Sala / Cesura, per Centrale Fies
  • Teresa Cos, Audi Vide Tace, ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Teresa Cos, Audi Vide Tace, ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies
  • Marion Menan, Browsing, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies
  • Marion Menan, Browsing, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Dal 22 al 30 luglio 2016 si è svolta la 36esima edizione di DRODESERA, festival di arti performative che ha luogo a Dro (Trento) ed è rivolto alle più interessanti forme di spettacolo dal vivo. Ogni anno viene scelto un tema (per il 2016 WORLD BREAKERS) e vengono chiamati alcuni dei più autorevoli protagonisti del clima culturale contemporaneo ad interpretarlo. Quest’anno sono stati invitati, tra gli altri, Luigi Presicce (IT), Andreco (IT), Rabih Mroué (LB), Mohamed El Khatib (FR), Simon Mayer / Kopf Hoch (AT), Berlin (BE), Anagoor (IT). All’interno di questi sette giorni, tre vengono dedicati alle performance di arte contemporanea, in un progetto dal titolo LIVE WORKS_Performance Act Award. Giunto al suo quarto anno, questo richiama l’attenzione di centinaia di performers emergenti da tutto il mondo, che tramite un bando possono presentarsi al comitato curatoriale del progetto, inviando CV e l’idea di una performance che vorrebbero presentare. Tra tutti i richiedenti, ne vengono scelti nove dai curatori Barbara Boninsegna (direttore artistico Centrale Fies, Dro), Simone Frangi (direttore artistico Viafarini, Milano), Daniel Blange-Gubbay (fondatore Aleppo, Bruxelles), Denis Isaia (curatore MART, Rovereto). I 9 artisti selezionati hanno poi partecipato ad una residenza di 10 giorni (1-10 luglio) presso Centrale Fies, ex centrale elettrica ospitante l’intera manifestazione Drodesera, in cui hanno avuto luoghi confronti, discussioni e incontri formativi. Una volta giunti ai tre giorni di Live Works, i performers hanno avuto la possibilità di mostrare il loro lavoro al pubblico, nonché ai quattro giurati che sono stati invitati a seguire gli artisti, ad interrogarli sul loro progetto e a scegliere chi di loro fosse più meritevole di vincere questa edizione. La giuria quest’anno era composta da Aaron Cezar (direttore Delfina Foundation), Charles Aubin (curatore associato del Performa di NY), Lorenzo Benedetti (fondatore del Sount Art Museum di Roma) e Marwa Arsanios (artista e co-fondatrice di 98Weeks).

Per questa quarta edizione del festival i nove artisti finalisti sono stati: Sven Sachsalber (IT/US), Quenton Miller (AU/GB/NL), Evelin Brosi Doyle (BE/US), Teresa Cos (IT/EU), Jacopo Jenna (IT), Maxime Bichon (FR), Rosa Sijben (NL), Marion Menan (FR/BE), Brud (IND/PL). Come vincitore è stato proclamato Maxime Bichon.

Sven Sachsalber è un artista altoatesino residente da tre anni a New York. Ha esposto i suoi lavori al White Columns e al Palais de Tokyio, ha partecipato anche a Performa 15. Di lui ricordiamo la performance Die Nadel im Heuhaufen presentata nei 2012 alla Limoncello di Londra e nel 2014 al Palais de Tokyio, in cui Sven si impegnava nella ricerca di un ago in un pagliaio. Anche a Centrale Fies l’artista ha presentato un lavoro di lunga durata (19.00-04.30), Cubi, in cui ha costruito un grande cubo costituito da 5000 piccoli cubi in legno, dipinti su ogni lato di colori diversi (rosso, blu, giallo, arancione e verde) eccetto un lato lasciato color legno. Ogni cubo veniva posizionato nello stesso ordine, in modo tale che quello risultante avesse facce monocromatiche. Sachsalber si è completamente esposto al pubblico, conversando con esso, spiengandogli l’opera, nonché esponendosi a domande e a commenti. Il lavoro è stato a metà tra atto performativo e creazione di una scultura, vista crescere minuto dopo minuto, soggetta ad ogni imprevisto del caso. È stato quasi un rituale, in cui l’artista rifletteva sulla sua pratica nello stesso tempo che la faceva, e ne scopriva le peculiarità del fieri.

Sven Sachsalber,   Cubi,   ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Sven Sachsalber, Cubi, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Quenton Miller ha presentato la performance The quick brown fox jumps over the lazy dog, in cui su uno schermo venivano proiettate delle scene estrapolate da film celebri in cui i protagonisti erano soggetti ad attacchi di varia natura. L’attenzione era tutta spostata sulla reazione protettiva del protagonista, che i performers (come anche il pubblico astante volontario) erano chiamati ad imitare. Se il protagonista della scena correva, i performers correvano; se cadeva a terra, loro cadevano a terra; se sparavano con un fucile, loro fingevano di sparare con un fucile. L’intenzione di Miller è di riflettere su quanto il linguaggio cinematografico e lo scenario mediatico siano in grado di influire su ogni nostro gesto, al punto da innescare atteggiamenti emulativi in funzione di una stessa situazione, o da condizionare irresolubilmente le nostre menti (nel pensare e nel reagire).

Quenton Miller,   The quick brown fox jumps over the lazy dog,   ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Quenton Miller, The quick brown fox jumps over the lazy dog, ph credits Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Evelin Brosi Doyle è un duo che ha realizzato per Live Works la performance Thuis / At Home, ispirata alla soap opera più popolare fiamminga, omonima al titolo del loro lavoro. Erano presenti due schermi su cui venivano proiettate le parole di un testo creato a partire dalle descrizioni della serie TV comparsi per 21 anni su una guida televisiva, riassemblate poi secondo possibilità ricombinatorie algoritmiche e dell’elaborazione live. Tutto era accompagnato da musica (gestita da uno dei due performers) e da una voce meccanica fuori campo che leggeva le parole dello schermo, nonché dalla presenza dell’altro che, col corpo completamente dipinto di grigio quasi fosse una proiezione in bianco e nero, stava fisso davanti ad una telecamera facendo vibrare meccanicamente due wurstel nelle mani. Certamente d’impatto, ma poco suggestivo.

Evelin Brosi Doyle,   Thuis at home,   ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Evelin Brosi Doyle, Thuis at home, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Jacopo Jenna è un coreografo, performer e filmaker che crea lavori per la scena, il video e per installazioni. Il suo lavoro indaga la percezione della danza o la coreografia come pratica estesa. Per Live Works ha presentato la performance I Wish I Could Dance Like M.J., in cui ha chiamato David Memeti, un noto imitatore di Michael Jackson della scena bresciana, a realizzare i passi più celebri dell’icona pop in una coreografia di 25 minuti privata di musica. Riducendo tutto al solo movimento del corpo, Jenna intreccia riferimenti a Merce Cunningham e a M. J., in un percorso di ricerca del movimento e della danza come oggetti a sé stanti, tableaux vivants da osservare hic et nunc, lungi da meccanismi di mercificazione e semplice emulazione, “la performance riflette sui processi di trasmissione della danza e sulle possibilità di incorporazione di movimenti provenienti da fonti diverse” (J.J.).

Jacopo Jenna,   I wish I Could dance like M.J.,   ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Jacopo Jenna, I wish I Could dance like M.J., ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Teresa Cos è un’artista italiana interessata ad esplorare la condizione umana, intesa come la continua negoziazione tra privato e pubblico, intima soggettività e società globale. Come ha detto lei stessa in un’intervista, intende l’«“esperienza performativa” della realtà come mezzo di conoscenza e la sua espressione in termini di immagine (fissa o in movimento), mappatura (diagrammi e partiture) e musica (ritmo)». A Centrale Fies ha realizzato la performance Audi, Vide, Tace (si viv vivere in pace): su un muro venivano proiettate delle immagini prima riflesse da uno specchio tondo, in cui si alternavano le figure di sette souvenir delle “tre scimmiette sagge”, simbolo orientale di fermezza morale e ora, in Occidente, di indifferenza e omertà. Le immagini raffigurano le effigi in modi diversi, una alla volta, tutte insieme ordinate, ammucchiate, … tutto accompagnato da un ritmo preciso dato dalla musica, realizzata dalla stessa artista con chitarra e tamburo. Era una sorta di cerimonia di azzeramento e trasfigurazione, per scartavetrare i simboli dagli strati delle opinioni comuni e dell’adattamentismo.

Teresa Cos,   Audi Vide Tace,   ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

Teresa Cos, Audi Vide Tace, ph Alessandro Sala / Cesura per Centrale Fies

“I use sculptures, installations and performative means in my artistic practice, which deals with the social and aesthetic aspects of objects and actions, and makes you reconsider their respective nature. My ‘situational choreographies’ explore the realms that arise where art and life overlap, alerting the viewer to the fact that categorization is a subjective act”, così parla Rosa Sijben del suo lavoro. Per Live Works l’artista ha realizzato la performance Luggage Sculpture, a piece of performance, che, in realtà, non ha ancora avuto fine. Ha creato una sorta di trolley in legno di 5 Kg delle dimensioni massime consentite dal regolamento su pesi e misure del bagaglio a mano. La performance si svolge per tutto il tempo e in tutti i luoghi in cui Rosa trascorre dei momenti con questo oggetto, a partire da quando ha chiuso la porta di casa sua il 30 giugno. Lei ha realizzato questo oggetto, ma l’oggetto ha creato le condizioni per cui è stata selezionata come finalista per Live Works. L’oggetto la condiziona continuamente, col suo peso, la sua forma. Nel momento performativo a contatto col pubblico, Rosa si è limitata a continuare a vivere con questo oggetto, descrivendocelo, spiegandoci perché lo ha realizzato. Facendo riferimento anche all’Object Oriented Philosophy, riflette sul fatto che “gli oggetti hanno capacità di agire, hanno un’influenza sul loro ambiente, proprio come l’ambiente influenza loro”.

Rosa Sijben,   Luggage Sculpture,   a piece of performance,   ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Rosa Sijben, Luggage Sculpture, a piece of performance, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

BRUD è un collettivo artistico che ha presentato il lavoro Group Theory. È stata realizzata una vera e propria dark room all’interno di uno spazio di Centrale Fies, dove, tra tendaggi pesanti che creavano piccole aree appartate, si aggiravano i tre artisti, una in reggiseno e boxer, ridacchiando smorfiosa e sexy; uno a torso nudo che, aggirandosi nello spazio, gemeva ansimante ad un microfono, collegato alle casse dello spazio; un altro travestito che, correndo schizofrenico nello spazio, faceva suonare un campanello posto all’altezza dei genitali. Il contest era quello di un club, un misto tra scene di droga, musica pop, cellulari (l’unica documentazione video è stata fatta da una ragazza che si muoveva spintoanando in ogni angolo della dark room con in mano un iphone e la faccia ipnotica su di esso). C’erano anche due persone completamente chiuse in una tuta fosforescente (viso compreso), che ripetevano azioni autistiche e meccaniche. Le uniche immagini riflesse su parete erano quelle di una telecamera che filmava gli astanti e quelle di persone comuni che hanno accettato l’invito fb creato per l’occasione, le cui foto sono state rubate e proiettate nello spazio. L’intento, più o meno riuscito, era quello di riflettere sull’era odierna, tra invasione della privacy mediante i media, perdita di controllo del proprio corpo, pornografia esultante, luoghi di ritrovo giovanile, … Ma anche sul valore dell’immagine, oggi al centro di ogni nostro orizzonte, in una dark room, che è, a ben vedere, il ventre materno della fotografia analogica.

BRUD,   The group theory,   ph Alessandro Sala / Cesura,   per Centrale Fies

BRUD, The group theory, ph Alessandro Sala / Cesura, per Centrale Fies

Marion Menan si è servita di un pc, di un proiettore ad esso collegato e di pochi oggetti per creare una performance di grande forza, intitolata Browsing. Navigare in Internet è il perno a cui ruota attorno il lavoro, fatto di indagine, rimandi, catalogazioni, … Tutto ha inizio con la ricerca su Google del termine francese “répétition”, traducibile con “prova” e “ripetizione”. Collegamenti logici e alogici, insieme a rimandi inconsueti, ci fanno scoprire uno scenario che è, poi, il punto di ricerca dell’artista, e che prende forma nel momento stesso dell’esposizione al pubblico, tra gli oggetti presenti, i giochi di luci, la musica scelta.

Marion Menan,   Browsing,   ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Marion Menan, Browsing, ph Andrea Pizzalis per Centrale Fies