foto De Smedt
 foto Yves-Noël Genod (F)  – Hotel Palace
 foto Ben Rivers (GB) – Slow Action 

foto Laraaji DSC (USA)

 foto Dennis Tyfus  aka Vom Grill (B) 
Luca Trevisani (I), Flogisto  
Yannick Val Gesto “:-<>”4Edvard, digital sculpture, print
 Baehr ABC / Della Porta
  Xavier Le Roy (F/D), Low Pieces – Danza/Performance - fotografo: Vincent Cavaroc
 Dennis Tyfus  aka Vom Grill (B) 
Canedicoda/Mirko Rizzi (I) (concept design) – produzione Xing/Live Arts Week 
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Gianni Peng non è ancora Re, ma quasi. In questa settimana ha preparato il campo, gli addobbi e le criniere colorate. Ha spianato la strada per costruire la sua dinastia. Gianni Peng I ha sfilato elegantemente nascosto, lo ha fatto secondo diverse velocità, in buona parte lente, mai sincopate e sempre disintossicanti. Peng, ossessionato dal vivere e rivivere gli stesso ambienti giorno dopo giorno, non si assesta mai, scivola, monologa, o, più in generale, sperimenta.
C’è la piazza, il mercato di Canedicoda e Mirko Rizzi. C’è Hartmut Geerken, la vecchia volpe, i suoi gong, le maschere, la sua filmografia sconcertante, lì, che si diverte. Ci sono gli schermi incontinenti di Flogisto ( Luca Trevisani), i nervosismi di Marino Formenti che sono indubbiamente l’interstizio — o l’over-stizio — che dovremmo desiderare sempre. La caciara di Yves-Noël Genod, ridondante, forse inutile, ma che sono convinto dovesse esserci: Genod stesso si autodichiara ‘artista di corte’.
E poi ci sono tutti gli ospiti temporanei, quelli che Peng ha voluto invitare per accendere il suo Palazzo come facevano i suoi predecessori nei mesi invernali: le pellicole, tante, fisse e in movimento, di Floris Vanhoof, che dialogano con le doppie proiezioni di Ben Rivers, a metà tra documentario etnografico e fantascienza, entrambi con grande maestria e consapevolezza storica. O il fronte belga, composto da Yannick Val Gesto & Roman Hiele, Orphan Fairytale e Dennis Tyfus, ognuno concentrato sul narrare un pezzo ben specifico — seppur personale — della rete, del repertorio cinematografico e dell’esotico.
La settimana delle arti dal vivo è stata un’ottima occasione per ragionare sulla questione della traduzione: di linguaggi, di codici, di arti, ma anche letteralmente verbali. Sta tutto lì, forse, nel patois cagnesco di Antonia Baehr, che rincorre la madre e il suo cane e tenta di metterli in simbiosi (Ouch > Wofh > Grchk > Grazie, ndt), nell’acid di Hieroglyphic Beingche inspiegabilmente fa suonare i Talkin Heads come se fossero Ron Hardy, regalando il miglior set in assoluto, quello che ricorderai per sempre, proprio perchè è costantemente contro-tempo e esaspera passaggi di epoche stuzzicando la memoria; e infine nell’intensità di The Claw, nel processo cognitivo sviluppato tra i quattro musicisti nell’arco di due ore, sempre secondo flussi e velocità alternati.
“Io fluttuo e mi chiamo Gianni, Gianni Peng”

Simone Bertuzzi / Palm Wine

Ben Rivers (GB), Slow Action
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Live Arts Week è il nuovo progetto di Xing nato dalla fusione tra le esperienze dei due festival realizzati a Bologna dal 2000 al 2011: Netmage – International Live Media Festival e F.I.S.Co. – Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo.  
Live Arts Week promuove l’intreccio tra discipline e forme di espressione, ed offre momenti di coabitazione tra artisti e pubblici di diversa provenienza. Incentrato sulle live arts, intese come insieme eterogeneo di pratiche che ruotano intorno alla presenza, alla dimensione performativa e all’esperienza percettiva di suoni e visioni, propone un programma internazionale che riflette una concezione dell’arte come esperienza, fatta di temporalità, posture e immaginari. La scelta di lanciare il nuovo evento come ‘settimana’ intende rompere con la concezione di un festival visto come punta consumistica della vita culturale di una città. Si tratta piuttosto di una coabitazione di forme diversificate – per dimensione ed intensità – concentrate in un tempo limitato che presentino l’arte come un fatto complesso ma coeso.
(…)
Gianni Peng, nome che accompagnerà il festival nella sua crescita biologica, sta ad indicare il momento di queste transizioni. E’ un fenomeno, non una persona: un nuovo soggetto identitario, improbabile ma reale, da trattare come un concetto astratto.
Bologna 
24 – 29 aprile 2012