Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà
Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà

Kunst Meran Merano Arte dedica una mostra a Lisa Ponti (1922-2019), …così il disegno sa dove atterrare. Figli di Gio Ponti, critica d’arte, artista e scrittrice è stata per molti anni caporedattrice della rivista “Domus”.
Lisa Ponti ha sempre affiancato a queste attività la pratica del disegno, ma ha esposto per la prima volta i suoi disegni in una mostra personale solo nel 1992, a 70 anni. Un segno di indipendenza, un mondo particolare quello di queste opere, molto vicino, anche formalmente, all’espressione linguistica.
Creati con l’intenzione di inviarli, di spedirli, questi disegni dalla dimensione comunicativa danno una nuova luce all’operato di Lisa Ponti, nel tentativo di ribaltare alcuni criteri interpretativi che hanno visto la stessa Lisa sottomessa, per ragioni anagrafiche, a una visione maschile delle cose. Lisa Ponti era una donna eccezionale, con una competenza nascosta da leggerezza e da una certa severità di fondo derivata da una cultura milanese storica molto legata a Vienna. Lisa Ponti è una delle grandi signore del XX secolo, la cui riscoperta è solo agli inizi.

Sara Benaglia: Come hai conosciuto Lisa Ponti disegnatrice? E Com’è nata l’idea di questa mostra?

Massimo Martignoni: Ho conosciuto Lisa Ponti tra il 1994 e il 1995, non ricordo esattamente, per via delle mie ricerche sulla rivista “Stile”. Era il tema del mio dottorato in storia dell’arte e avevo chiesto un appuntamento telefonico. Lei mi accolse nella sua casa “leggendaria” di via Randaccio a Milano e in poco tempo la nostra prima conoscenza si trasformò in amicizia. Già allora Lisa disegnava in vari momenti della giornata, ritirandosi in cucina o nella sua camera, e non c’era bisogno di chiederle cosa facesse. Disegnava ed era semplicemente bello vederla al lavoro. Poi, a un certo punto, sono iniziati ad arrivarmi alcuni disegni suoi via posta. Li trovavo la mattina in mezzo all’altra corrispondenza. Erano i suoi inaspettati regali.  Una meraviglia. La mostra è nata per iniziativa di Christiane Rekade, critica d’arte svizzera che avevo conosciuto nel 2019 nella sede di Kunst Meran/ Merano Arte in cui lei lavorava. Lei era rimasta affascinata dai disegni di Lisa, che aveva visto in non so quale occasione, e mi aveva chiesto di aiutarla. L’ho detto a Salvatore Licitra, il figlio di Lisa – che con la nipote Caterina sta lavorando a sistemare e rendere fruibile l’archivio di Lisa Ponti  – coinvolto anche lui come noi due nella veste di curatore e il resto è venuto da sé. Una mostra “facile” in questo senso. Forse, anzi, senza forse, Lisa ci ha aiutati dall’alto affinché andasse tutto bene senza intoppi in questo difficile anno pandemico. Io credo che questa sua mostra sia un regalo di lei a tutti noi.  

SB: Le opere su carta di Lisa Ponti sono realizzate su fogli A4 di carte differenti. Poesia, leggerezza, ma anche segni grafici sintetici che potrebbero essere assimilati a simboli grammaticali o ad un esercizio calligrafico. Luisa di essi diceva “i miei disegni per velocità sono una performance”. Sei d’accordo?

MM: In parte sì, in parte no. Dietro la sua celebrata “leggerezza” si nascondeva in realtà una formidabile cultura e un’altrettanto solida tecnica redazionale e di scrittura. Gli stessi suoi disegni, così veloci e spontanei a prima vista, erano frutto di una rigorosa disciplina grafica: fatti velocemente ma proibiti i ripensamenti e le interruzioni. È un po’ come vedere – mi si permetta l’apparentemente bizzarro parallelismo – Sofia Goggia che si lancia in discesa libera e pensare che sia facile imitarla perché in lei è tanto naturale il controllo della velocità. Ma sappiamo benissimo che non è così e che uno normale al posto suo si schianterebbe dopo pochi metri. Ecco i disegni di Lisa sono un po’ come le curve mozzafiato di Sofia: c’è ovviamente magia in ciò, non solo talento. 

Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà
Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà
Lisa Ponti, Senza titolo, Collezione privata – Courtesy Archivio Lisa Ponti

SB: I disegni esposti in mostra avevano per Luisa Ponti anche una funzione relazionale, di scambio postale. Potresti approfondire questo aspetto?

MM: Sì, facevano parte di un processo comunicativo multiforme, fatto di telefonate, visite di amici e artisti a casa sua e di visite sue alle mostre degli amici e degli artisti (spesso la medesima cosa). Lei aveva un giro amplissimo di conoscenze. Era molto stimata e amata. I disegni per posta suggellavano il fatto che il destinatario aveva fatto in qualche modo breccia nel suo cuore e quindi andava in qualche modo premiato. Non si pensi a un giro di contatti gerarchizzato in base all’importanza o alla fama personale: i suoi disegni potevano arrivare per posta al grande e celebrato artista o anche – per dire, e lo si dice con rispetto – alla portinaia. Meglio ancora se la portinaia aveva ricevuto il dono di un figlio o di una figlia: allora i disegni le arrivavano a ondate. 

SB: Qual è stata la grande forza di Luisa Ponti nella redazione di Domus?

MM: Eh, che domanda! Avrei bisogno di tanto spazio per spiegarlo. Meglio dirla in due parole allora. Capacità di ascoltare, di capire e di registrare. Non di “criticare”. Spingere, allargare, farsi trascinare dalla potenza assoluta dell’arte (e dell’architettura e del design). Essere insomma una cassa di risonanza per l’intero mondo dell’arte, vivendo in esso e per esso. 

SB: Nel 2005 tu avevi scritto per Casa Vogue sulla mostra di Luisa Ponti al Palazzo delle Stelline di Milano. Una tappa in una relazione di scambio tra voi durato anni. Che cosa degli appunti raccolti in quella e in altre occasioni conservi di più prezioso? Vorresti condividere con me e con i lettori un ricordo che più di altri potrebbe aiutarci a leggere e ad avvicinarci al lavoro di Lisa Ponti?

MM: Lisa per me è stata amica e maestra. Mi ha insegnato tante cose semplicemente dicendomele nei tanti momenti che abbiamo condiviso insieme. Ma non che io fossi speciale, lo faceva con tutte le persone che lei considerava care. Per i ricordi… era molto spiritosa, questo sì. Si rideva un sacco di cose buffe e divertenti successe ad artisti importantissimi. Mai con maldicenza – se qualcuno non rientrava nei suoi elastici canoni mentali diceva al massimo “è un bel tipo quello lì” – ma davvero con ironia e divertimento. Cose del tipo che Margherita Sarfatti – già un po’ in là negli anni – insomma… non le dispiaceva il bel Gio Ponti giovane e lui, insomma, non sapeva bene come cavarsela… mi sembra che lei mi parlasse di un’imbarazzante passeggiata su una spiaggia, con Ponti che voleva gettarsi in mare! il mondo reale delle persone viste attraverso una lente specialissima, la lente di Lisa Ponti per l’appunto.

6: Nella mostra “… così il disegno sa dove atterrare” sono esposte due sedie della casa di Luisa Ponti, due pieghevoli colorate a mano, una delle quali con il tricolore. Elemento biografico, come sono alcuni suoi disegni, queste sedie rimandano anche ad un lavoro di networking vissuto però in una dimensione “intima”, Casa Ponti in via Randaccio 9, il primo edificio abitativo progettato da Gio Ponti. Perché avete scelto di esporre queste due sedute?

Erano le sedie che arredavano il suo appartamento e che lei aveva scelto accuratamente in una veste diciamo così standardizzata e popolare, non sedie di design, ma sedie di osteria. Però le faceva ridipingere – alcune erano celesti, altre avevano i colori della bandiera italiana – e diventavano di colpo bellissime. Esattamente come gli anonimi fogli A4 trasformati con gesto fulmineo in gocce di poesia distillata.  

Lisa Ponti, Senza titolo, Collezione privata – Courtesy Archivio Lisa Ponti
Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà
Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà
Lisa Ponti, Senza titolo, Collezione privata – Courtesy Archivio Lisa Ponti
Lisa Ponti …così il disegno sa dove atterrare – Installation view, Kunst Merano, 2010 – © Photo Ivo Corrà