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Francesco Joao Scavarda / The Opposite of the Opposite Opposite of the Opposite  
Gasconade / Milano
Mosso da una visione olistica generata dalla sue terre d’origine – l’artista cresce tra lo stato brasiliano del Parà, ai piedi della Foresta Amazzonica, e la costa lombarda del Lago Maggiore – il venticinquenne Francesco Joao Scavarda ci vuol far intendere che lui, certe riflessioni se le è fatte eccome! Fatti un numero generoso di voli a lunga percorrenza e visti quei 4 – 5 cartoni animati prodotti dall’Impero Walt Disney, Francesco vuol farci credere che lui di migrazioni tra l’alto e il basso, fossero i piani del suo palazzo o la cultura (o la moda), ne conosce bene le oliate strategie… Camicie hawaiane a parte, scherzetti ‘smart’ a parte, alto o basso a parte…. Gasconade con i suoi artisti a seguito si conferma la galleria (o lo spazio no-profit che dir si voglia) più ecletticamente divertente nel circolo espositivo milanese. Non so chi sia l’artefice di cotanto ingegno e goduria intellettuale (o pseudo-intellettuale), che si diverte a soffocare con labirintici spunti anche la più bella mostra che si sia mai vista. Non che a Gasconade si sia vista una mostra tanto bella, ma di ‘pressrelease’ divertenti e bizzarri sì! Le proposte dello spazio, fino ad ora, si sono rivelate ottime, se pensate in stretta relazione all’altro spazio ‘accavallato’ VaVa. Questa doppia anima nello stesso numero civico, si dimostra imprevedibile, coscienziosa e – il che non fa mai male, anzi – divertente.
Detto questo..
Vaneggiando tra fumetti e prospettive o ‘sfumati’ leonardeschi*, il giovane artista si arrischia nella terra di nessuno (ok, di tutti) della Pittura… L’esito è appena sopra il 6, ma l’artista è giovane e promettente, dunque stiamo a vedere che succede. 
“Scavarda lascia che i punti di vista si moltiplichino: i piani scivolano l’uno sull’altro, le prospettive si distorcono, l’imitazione della realtà è perseguita con la consapevolezza che niente è più reale del luogo comune. In Au hasard Balthazar, Robert Bresson racconta la travagliata storia d’amore tra Jacques e Marie dal punto di vista di un asino: attraverso gli occhi di Balthazar, occhi che non conoscono la cultura, le azioni umane sono astratte in dinamiche biunivoche e regolate dagli impulsi più terreni. Come nella pellicola di Bresson, nell’arte di Joao Scavarda l’esperienza personale è sempre generalizzata nell’esperienza collettiva, la cui rappresentazione inevitabilmente comporta il ricorso a un cliché figurativo. Di fronte al magma delle immagini globalizzate, Scavarda respinge
l’interpretazione intellettualistica, e anzi quel magma preferisce sfidarlo a dadi. No more dispersion. Ripartiamo da zero. Scale, rotate, skew, distort, warp (oppure: Surf it / scroll it / pose it / click it / cross it / crack it / twitch / update it.)” (da CS)
A voi l’ardua – e ardita – sentenza!  *“Adunque tu, pittore – scriveva da Vinci – quando fai le montagne, fa’ che di colle in colle sempre le bassezze sieno più chiare che le altezze, e quanto vòi fare più lontana l’una dall’altra, fa’ le bassezze  più chiare; e quanto più si leverà in alto, più mostrerà la verità della forma e del colore.” (Manoscritto A, 1492 circa)