Maximilian Arnold, I never saw Italy, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

Maximilian Arnold, I never saw Italy, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

“Gigi D’Agostino a Berlino non esiste, ma nelle strade della città risuona il battito lento dei suoi passi violenti. Solo chi percorre quelle strade con l’animo predisposto ai buoni sentimenti lo riesce a sentire”. Irene Maddio (dal catalogo della mostra)

La sera dell’inaugurazione e lo Spazio Buonasera. Il luogo dell’evento, fuori e dentro, mentre il Capitano si è reso visibile in sguardi e suoni che si incrociavano. Non più Berlino, ma la potenza di una lettura che ha portato la stessa città e il suo animo a Torino. Strade diverse senza alcun dubbio, poi in fin dei conti non così lontane. Il desiderio del passato e la ricerca di un futuro in nome di uno struggimento. Perno centrale quest’ultimo della ricerca della prima mostra collettiva presentata nello spazio indipendente torinese, esso è nostalgico e turbato. Gli artisti tedeschi Nicolina Eklund, Sssichtbeton, Maximilian Arnold e Tharsilla Van Brocklin in un lento violento discorso comune hanno messo in campo la loro pluralità di voci. Accomunati dallo stesso amore per la figura di Gigi D’Agostino celebrano in questo evento la sua musica e, ancor di più, il moto d’animo che questo mezzo crea. È il desiderio di desiderare ciò che non si darà mai per compiuto, mentre allo stesso tempo ci ritroviamo raggruppati insieme, uniti sullo sfondo dell’Italo dance. Davanti ai nostri occhi nello spazio si alternano visioni differenti. In I never saw Italy di Maximillian Arnold sono i paesaggi di Caspar David Friedrich a parlarci di un luogo sublime e mai visto. Il punto di vista è quello di un soggetto che, presente o meno nell’immagine, vediamo sempre di spalle. Non conosciamo il suo volto mentre panorami sterminati e violenti ci avvolgono arrotolandosi su di noi, racchiusi in una cornice di cartone che comprime e annida i nostri occhi sulle pareti. Sono senza nome, quei landscapes, come quel viandante in un mare di nebbia di cui non conosciamo il volto.

Se “il sentimento è tutto” (si legge nel Faust), la fuga dalla realtà risulta essere l’atto che meglio si presta per liberarsi e librarsi. È una nuova sensibilità quella che vediamo. È la musica che pesta che allora, nel momento dell’arrivo in macchina di Nicolina Eklund, innesca un nuovo spazio di libertà nella mostra. Nella performance I am here to heal you l’artista, scesa dall’auto sotto un velo di perle bianche che le copre parte del viso, inizia la sua pratica curativa danzando su suoni minimalisti e con movimenti fluidi. L’aria underconstruction attraversa l’azione performativa e rientra nella mostra. Polso europeo, scultura dell’artista Martin Kähler che talvolta collabora con Max Huckle nel duo Sssichtbeton, incrocia e avvolge molteplici barre a una lastra marchiata con un x. Il materiale, il ferro, appare grezzo e nelle traiettorie generate non si accinge a placare la sua tempesta e impeto. Il movimento accresce fino al vertice nella scultura 3minutes di piccole dimensioni di Tharsilla Van Brocklin. I corpi di creta intrecciati l’uno con l’altro assumono forme incoerenti che si nutrono di una vis vitalis che rimette in moto o porta avanti il ritmo della musica del Noisemaker per eccellenza.

Torniamo alle strade di Berlino, risultano insieme a molte altre fuori dal confine tedesco, il luogo di massimo passaggio. Lento e violento non vede quindi come oggetto solo una dimensione romantica bloccata in uno statuto sospeso, ferma in un desiderio incandescente ma pur sempre fluttuante. Lento e violento ha come soggetto sociale un mondo, un luogo e delle persone predisposte per un sistema asistematico dove ballare liberi. I quattro giovani artisti tedeschi sono parte di un più grande gruppo, riprendendo le parole di Michele D’Aurizio in “Ehi Voi!” (in Q’ 16. Altri tempi, altri miti, Nero, Roma, 2016) , in stato di “evaporazione”, inafferrabile e in-strumentalizzabile. Il risultato finale che si aggiunge alla musica di Gigi D’Ag è un’interferenza leggera, un piccolo rumore di una comunità che nel suo continuo e incessante movimento tiene lontani, almeno per un po’, dai tragici fattori egemonici della storia attuale.
Fino al 30/05/18

Tharsilla Van Brockin, 3 minutes, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

Tharsilla Van Brockin, 3 minutes, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

Martin Kähler, Polso europeo, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

Martin Kähler, Polso europeo, 2018, courtesy of the artist, credits Marco Schiavone

Lento e Violento, Installation view, Spazio Buonasera, credits Marco Schiavone

Lento e Violento, Installation view, Spazio Buonasera, credits Marco Schiavone