• Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Installation view - Venice in a Bottle, Venezia 2017
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Installation view - Venice in a Bottle, Venezia 2017
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Installation view - Venice in a Bottle, Venezia 2017
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Detail - Venice in a Bottle, Venezia 2017
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Venice in a Bottle, Venezia 2017 - Produzione
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Venice in a Bottle, Venezia 2017 - Produzione
  • Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Venice in a Bottle, Venezia 2017 - Produzione

Nelle affollate calli di Venezia, fra negozi di souvenir e maschere tradizionali, fra i braccialetti in vetro e le botteghe storiche della carta, una vetrina colpisce l’occhio dei passanti: è quella dello spazio Venice in a Bottle che ospita gli specchi dai colori accesi di Fiorindi e Floriani.

“Oh please I’m not in the mood for post-truth politics today”

Così recita il baloon di una ragazza in stile manga incisa su uno degli specchi esposti nella mostra Lemon in my eyes di Giada Fiorindi e Federico Floriani. La figura femminile, dalle forme esageratamente prosperose e dagli enormi occhi languidi, ammicca, nell’aspetto e nelle parole, a un’estetica quasi vapor-wave o post-internet. E se questi specchi sono poi l’ostentazione del barocco, del kitsch, con cornici voluttuose e ghirigori floreali, con colori fluo e quasi sgraziati il corto circuito visivo fra gli elementi crea un paradosso, uno shock, come succo di limone negli occhi.

Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Installation view - Venice in a Bottle, Venezia 2017

Lemon In My Eyes – Giada Fiorindi e Federico Floriani – Installation view – Venice in a Bottle, Venezia 2017

Incise sugli specchi, reinterpretazione di quelli di tradizione veneziana e creati grazie alla collaborazione con un laboratorio artigianale, altre figure che ricordano quelle della tattoo art o immagini dal gusto pop: pillole, rose, serpenti, gigli, bicchieri da martini, solo per citarne alcune. Tutto collabora per trasformare le opere in mondi da scoprire, affollati da minuti dettagli da vedere chinandosi, avvicinandosi e intersecare le illustrazioni e il proprio riflesso nello specchio.
Accentuano la vivacità delle cromie e la minuzia delle opere le pareti della galleria che, ricoperte da drappi colorati, ricordano i tessuti acetati dell’abbigliamento sportivo di moda negli anni 80. Un ulteriore drappo, dai colori meno fluo, riprende il pattern di alcune illustrazioni incise negli specchi, dando vita una ridondanza di immagini, icone, testi.

Venice in a Bottle, oltre ad essere il nome dello spazio che presenta questa mostra, è anche un progetto artistico di VeniceArtFactory che si propone di reinventare la materia del vetro dandogli una nuova accezione contemporanea, invitando gli artisti a sperimentare con questo materiale.
Le opere di Lemon in my Eyes saranno riproposte il 16 Settembre a Murano in occasione della Venice Glass Week presso il laboratorio artigianale di specchi di Ongaro e Fuga.

Dopo la mostra Devil May Care alla galleria di Salvatore Lanteri, la coppia di artisti tornerà a novembre per una mostra a Milano nello spazio Dimora Artica (vedi lo speciale ATP Artist Run Spaces 2017 a proposito di Dimora Artica).

Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani - Installation view - Venice in a Bottle, Venezia 2017

Lemon In My Eyes – Giada Fiorindi e Federico Floriani – Installation view – Venice in a Bottle, Venezia 2017

Lemon In My Eyes - Giada Fiorindi e Federico Floriani -detail - Venice in a Bottle, Venezia 2017

Lemon In My Eyes – Giada Fiorindi e Federico Floriani -detail – Venice in a Bottle, Venezia 2017