Linda Fregni Nagler, Things that Death Cannot Destroy (part 5, The Silence), 2012
Yves Marchand & Romain Meffre – Ballroom, Lee Plaza Hotel, Detroit, 2006 Collection NMMN, ©The Artist
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Arrivo a Monte Carlo in una notte buia e tempestosa. Ricordo la città con un magnifico sole, invece, quasi spostata in un’altra era meteorologica, mi attende un forte acquazzone. Questo imprevedibile brutto tempo, per molti versi, mi predispone ad una mostra presentata come ‘apocalittica’. Giorni prima ho avuto la possibilità di leggere l’approfondito testo di Simone Menegoi, curatore di LE SILENCE Une fiction, la mostra ospitata al Nouveau Musée National de Monaco – Villa Paloma. Il progetto è stato co-curato da Cristiano Raimondi e il percorso espositivo è accompagnato da un testo di Chris Sharp.Strutturata come un racconto di fantascienza, questa mostra trova la sua genesi nella visione del film di Herzog, ‘Ignoto spazio profondo': “Appena lasciato il cinema” spiega Menegoi, “dissi all’amica che mi accompagnava che mi sarebbe immensamente piaciuto fare una mostra ‘come’ il film. Una mostra strutturata come un racconto, un racconto di fantascienza a sfondo apocalittico; una mostra in cui una cornice narrativa, creata con pochi elementi, permettesse una lettura imprevista delle opere, fittizia e poetica; una mostra, infine, piena di slittamenti temporali e anacronismi, in cui il presente potesse sprofondare nel passato remoto, o al contrario proiettarsi nel futuro.”
La storia che ci raccontano le opere, suddivise in capitoli, è quella del nostro pianeta in un futuro sconosciuto, quando la terra è diventata inabitabile e dunque deserta e silenziosa.
Tutto parte da un video molto suggestivo commissionato dal museo all’artista francese Adrien Missika, ‘Darvaza’: un film su un cratere nel deserto del Karakum in Turkmenistan.

Maurice Blaussyld, Granit, 1998 e Hiroshi Sugimoto
Eiffel Tower, 1998
Erin Shirreff – Ansel Adams RCA Building, circa 1940, 2008
Courtesy : The Artist and Lisa Cooley, New York ©The Artist


Peter Buggenhout,   The Blind Leading the Blind #36, 2010 – Mixed media (polyuréthane, epoxy, foam, polyester, polystyrene, dust) Courtesy Galerie Laurent Godin, Paris © L’Artiste  

Dai fumi ‘romantici’ di questo video, alle suggestioni della pittura della prima metà dell’800, il passo è breve. Constable, Friedrich, Turner sembrano andare idealmente a braccetto con registi quali l’Herzog di Fata Morgana, il Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio e il Tarkovskij di Stalker.
Senza contare balzi nel presente con scintille di film catastrofici, su tutti WALL•E, dove era tristissimo vedere un robottino fin troppo umanizzato giocare con uno scassato cubo magico di Rubik o con altri oggetti a noi contemporanei ma che nelle sue mani sembravano cose desuete.

Simone sembra aver attinto per questa mostra, dunque, in un grande serbatoio visivo dove arte contemporanea, ricordi letterari e cinematografici, immaginazione visionaria, pittura romantica, appunto, lo hanno guidato verso tre tappe espositive coerenti e ben studiate: “La prima parte è dedicata alle vestigia lasciate dietro di sé da un’umanità scomparsa, viste come attraverso la lente di un immaginario archeologo; la seconda si concentra sulla flora e la fauna terrestri, presentate come se fossero esotiche ed estinte; l’ultima racconta il tentativo di colonizzare un altro mondo, il suo fallimento, e infine il ritorno a un pianeta lussureggiante che potrebbe essere la Terra stessa dopo la fine dell’uomo.”

Maurice Blaussyld, Opsis ou voix de femme, 1994 Courtesy : l’Ariste
Pierre Savatier, 237 Ile de France, 1994 
Courtes : FRAC Poitou-Charentes ©The Artist  
I reperti di Vladimir Arkhipov

Michael E. Smith, Larry Bird, 2010 – Courtesy : Michael E. 
Smith and KOW BERLIN © The Artist
Michel Blazy Sculpture, 2001/2012 Courtesy :  art: concept, Paris  
Ogni opera meriterebbe lunghe descrizioni e approfondimenti proprio per la cura quasi maniacale con cui il curatore ha tessuto, studiato, scavato in oltre 4 decenni di arte e fotografia contemporanea. Tanto è stato bravo nell’individuare le opere azzeccate che, se dovessi muovere una critica – come non potrei? – sarebbe dettata proprio per questo palpabile eccesso di perfezione e puntualità contenutistica. Se dovessi… ma non necessariamente devo, perché questa mostra è veramente ben costruita, organizzata e, non ultimo, ha un piacevole ritmo.Dall’infernale e coinvolgente video di Missika, alla grande scultura-carcassa di Peter Buggenhout, alla metropoli gotica e dark di Sugimoto o alla Detroit in decadenza di Yves Marchand & Romain Meffre … per giungere alle immagini di Erin Shirreff che, contemporanea impressionista, riprende una foto di Ansel Adams del 1940 e ne fa rivivere digitalmente l’atmosfera, potenziando i chiaroscuri o aumentandone le luci e ombre.

Emozionante la raccolta di Vladimir Arkhipovche, con spirito da antropologo, ha catalogato una lunga serie di oggetti costruiti con materiale di recupero: un badile costruito con una stampella, dei giocattoli costruiti con vecchie scatole, gabbie per uccelli fatte con cassetti ecc.La mostra è stata ‘costruita’ a paragrafi. Il primo si apre con “Things That Death Cannot Destroy”, titolo della performance di Linda Fregni Nagler e di alcune sue installazioni sparse per tutti il percorso dell’esposizione. Avvicinando gli occhi a dei contenitori piramidali in legno, una  serie di coppia di diapositive: degli uccelli, alcune uova, delle architetture di inizio secolo, delle stelle, dei pianeti…
La performance di Linda Fregni Nagler, ‘Things that Death Cannot Destroy’, consiste in una doppia proiezione di diapositive in vetro utilizzando delle lanterne magiche. Probabile che qualcuno abbia già visto questo tipo di performance in occasione della personale dell’artista alla galleria Monica De Cardenas (maggio 2011). Stesse azioni e mezzi, le lanterne magiche, solo che per la mostra ‘Le Silence Un fiction’, la selezione delle diapositive è guidata dal tema dell’esposizione. Le fotografie, scattate tra 1870 e 1920, sono state raccolte da Linda nel corso degli anni; mi racconta che ne ha circa un migliaio. La performance, avvenuta durante i giorni dell’inaugurazione, consisteva nel mostrare una doppia proiezione di immagini mentre una voce femminile legge le didascalie originali scritte nelle lastre di vetro. Proveniente da tutto il mondo, le immagini mostrate in coppia sono legate tra loro  da strane associazioni visive, rimandi sia formali che contenutistici. Facce, costumi, natura, meccanismi, arte, oggetti: familiarità, surrealtà, associazioni libere o guidate da rimandi visivi hanno costruito un ipnotico viaggio antropologico. Ricordo paesaggi siderali, ritratti costruiti, opere d’arte fotografate ‘artisticamente’, ma anche un pipistrello, una giraffa impagliata, degli scalatori, una macchina fotografica, dei pianeti, la luna, un occhio…

Linda Fregni Nagler, Things That Death Cannot Destroy

Tra i tanti paragrafi, uno dedicato alla documentazione, uno alla glaciazione, ai reperti, alle testimonianze, alle ricostruzioni ecc. Elegante e curiosa la seconda parte della mostra, quella dedicata al mondo della natura. Qui le opere di Jochen Lempert, Karl Blossfeldt, l’“erbario” di impronte luminose di Lourdes Castro e ‘Opsis ou Voix de Femme’ di Maurice Blaussyld: una tavola di pioppo esposta in una teca come un pezzo di oreficeria. Accanto i cactus fotografati da Brassaï gli incredibili Paesaggi di Michel Blazy: strane rappresentazioni di piante che sembrano fossili, create dall’azione di piccoli roditori su tavole spalmate di sostanze alimentari come crema di cioccolata, pistacchio e vaniglia. Bello l’angolo che ospita le foto in bianco e nero di J ochen Lempert, ‘Oiseaux?Vögel’, e il dittico di Bartolomeo Bimbi, Uccelli, ca 1710?1720.

L’“erbario” di impronte luminose di Lourdes Castro

Michel Blazy, Branche, 2009 – Chocolate and vanilla creamy dessert, eggs, sweet condensed milk on wood nibbled by mice – Courtesy : art: concept, Paris © ADAGP, 2012
Il dittico di Bartolomeo Bimbi, Uccelli, ca 1710?1720 e Jochen Lempert, ‘Oiseaux?Vögel’
 

Rudolf Polanszky Hypertransform Sculpture, 2006
Courtesy : l’Artiste et Ancient & Modern, London
Nell’ultima parte della mostra mi fermo a lungo sulle foreste di Daniel Gustav Cramer – meravigliose –  il triplo sole di Geert Goiris  e le bellissime immagini del video di Carlos Casas.
Mai tenebre, inferi, fenomeni naturali e meraviglie sono state così ben dosate.
Geert Goiris, Three Suns, 2009 Courtesy : art: concept, Paris
Daniel Gustav Cramer
Adrien Missika, Darvaza, 2011 Still from HD color video with sound transferred on Blu-Ray
Collection NMNM, Gift of the Assocation des Amis du NMNM
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Simone Menegoi, Francesco Rovaldi e Linda Fregni Nagler, Simone Menegoi con Lourdes Castro
Cristiano Raimondi, Location della cena post opening