ADRIAN PACI
Adrian Paci, The Visitors – Photo: Cecilia Fiorenza
***
Adrian Paci
L’esperienza dell’emigrazione, il nomadismo, l’identità, il rapporto tra privato e dimensione collettiva sono le tematiche al centro del lavoro di Adrian Paci artista a albanese, giunto in Italia nel 1992. Le sue opere vanno dalla  scultura alla  fotografia, dal video alle  installazioni, con capacità iconica fuori dal comune. Il suo lavoro è impregnato della  forza poetica del ricordo e della lontananza,   del senso di solitudine e il desiderio che si prova per ciò che si è stati costretti a lasciare. L’artista affronta da una parte un’adesione alla realtà  quasi da reportage, dall’altra una chiara apertura ad una lettura metaforica, che vada oltre il fatto individuale.  Frequente è la riflessione sui temi della casa, del lavoro e  dei vincoli affettivi, intesi sia come valori della vita privata che come argomenti del dibattito sociale. Attraverso le sue opere, Paci costringe a ragionare su cosa voglia dire per ciascuno di noi appartenere a un contesto, su come interagisca la nostra dimensione privata in relazione a tutto quel che ne è esterno, sul rapporto con le radici, non necessariamente sulla condizione di migrante in senso stretto, ma in senso più aperto sul disor
ientamento e sulla fatica ad individuare una propria “casa”.
***
LUCA TREVISANI
 
Luca Trevisani, Il dentro del fuori del dentro, Photo: Cecilia Fiorenza
***
Luca Trevisani
I suoi lavori comportano lunghe e articolate operazioni di ricerca, Trevisani non teme che siano incapaci di comunicare sensazioni. I suoi lavori hanno spesso riguardato il tema della collettività, indagando gli spazi e le dinamiche della condivisione. Tratta temi che si ispirano a fenomeni naturali, costruendo le sue “sculture” attorno all’idea di flusso, di gorgo: situazioni in cui il confine si perde. Artista mai sazio di nuovi stimoli, attinge liberamente, in modo puntuale e non scontato, alla storia, l’attualità, i testi scientifici, la letteratura. Privo di ossessioni particolari e aperto a incontri imprevedibili, può far entrare ogni cosa nel suo lavoro. Pieno di idee e di sangue freddo, è sicuro di sé. Non dimentica il tema del fallimento: lo esplora nella pratica quotidiana del suo lavoro reinventando i progetti che non lo soddisfano , senza sfuggire alla sensazione di incapacità  che necessariamente ne deriva.
I progetti di Luca Trevisani, mossi da intenzioni poetiche di fondo e sviluppati per sensorialità e sensibilità, mostrano l’attenzione che l’autore capta durante la loro realizzazione. Il residuo, il frammento quale strumento di riattivazione di energie latenti o sopite, liberate attraverso un progetto processuale  induce lo spettatore a sintonizzarsi su di una frequenza evocativa e sospesa.
Tutto è variazione, incessante esplorazione di un ‘grado potenziale della forma’ e in questo senso il fattore strutturale e non lineare risulta strettamente connesso alla costruzione dell’opera, alla sua densità e variabilità.
I suoi interventi sono interstiziali e si connotano per pause, intervalli, possedendo pertanto una loro logicità intuitiva non razionale. Fisicità della materia e allusività sono infatti i due strumenti attraverso cui rendere concreta l’Idea, per dare sostanza a delle visioni che non rappresentano vere utopie ma variabili inespresse, e pertanto semplicemente ancora non verificate, di realtà. Luca Trevisani impiega la destrutturazione del linguaggio con un intento apparentemente perverso: far collassare un mondo ordinato per generare una differente piattaforma di operatività, funzionale ai cambiamenti in atto.
***
PATRIZIO DI MASSIMO
 
Patrizio Di Massimo, Una Turandiade Buzziana (in forma di note), 2011 
Still da video-animazione in alta definizione 44 minuti, Courtesy l’artista
Patrizio Di Massimo, Una Turandiade Buzziana (in forma di note), 2011 – Photo: Cecilia Fiorenza
*** 
Patrizio di Massimo
Il lavoro di Patrizio di Massimo rappresenta un unicum in Italia per la sua capacità di fondere un’efficace critica alla storiografia del nostro paese con una sperimentazione linguistica innovativa. Il suo sguardo decostruisce la forma mentis italiana che la narrazione storica ufficiale ha prodotto, mettendo in luce le sue debolezze. A Di Massimo interessa la revisione storica dei fatti nella  relazione tra il linguaggio e la situazione. Attraverso la rivisitazione di alcuni luoghi emblematici della storia dell’arte nel dopoguerra ma soprattutto delle tracce lasciate dal fascismo nella cultura italiana di oggi, Di Massimo si confronta con le modalità subdole con cui si è articolato un certo immaginario collettivo italiano. Analizzando i fatti storici del colonialismo italiano l’artista parla in realtà non solo del passato ma del nostro presente storico e dell’identità nazionale percepita in gran parte come naturale e universale. Nei suoi lavori di Massimo avanza una tesi che non è solo estetica ma una ricerca socio-politica sul ruolo propagandistico del ‘ritorno all’ordine’ delle avanguardie artistiche durante periodi di conservatorismo. Il ricorso al passato come espediente viene svelato da Di Massimo come la strumentalizzazione del fatto storico trasfigurato in un’elaborazione mitologica, falsata per motivi ideologici. 
 ***
GIORGIO ANDREOTTA CALO’
Giorgio Andreotta Calo?, senza titolo 2011 – veduta del quartiere Flaminio dalla vetrata del
MAXXI, Roma Foto Simone Settimo
Giorgio Andreotta Calò, attraverso le sue sculture e installazioni e video ha creato opere che si collocano tra la poesia e la politica con un  legame molto stretto  alla questione del paesaggio, alla realtà clandestina dell’uomo. L’artista esplora quasi  ossessivamente i limiti e i confini dello spazio e del corpo nel loro sviluppo nello spazio temporale. I suoi lavori testimoniano il suo modo di affrontare la realtà delle periferie cittadine e la desolazione di alcuni ambienti naturali mettendo in risalto l’insopportabile solitudine dell’animo umano nel contesto sociale e psicologico del nostro tempo.
***
La giuria del Premio Italia arte contemporanea 2012 è composta da:
Udo Kittelmann, Direttore Staatliche Museen, Berlin – Luigi Ontani artista – Jessica Morgan curatore Tate Modern, Londra – Elena Filipovic curator at WIELS Contemporary Art Center in Brussels – Anna Mattirolo, Direttore MAXXI Arte

ha selezionato i 4 finalisti del Premio Italia: Giorgio Andreotta Calò (proposto da Chiara Parisi, Direttore Centre international d’art et du paysage, Ile de Vassivière), Patrizio Di Massimo (proposto da Francesco Manacorda, Direttore Artistico della Tate Liverpool), Adrian Paci (proposto da Cristiana Perrella, curatore indipendente) e Luca Trevisani (proposto da Andrea Bruciati, Direttore artistico della Galleria comunale d’arte di Monfalcone)

Gli artisti sono stati scelti tra le 15 candidature proposte da otto direttori e curatori delle maggiori istituzioni di arte contemporanea italiani ed europei:

Lorenzo Benedetti, Direttore del Art Centre di Vleeshal, Middelburg (NL) – Chiara Parisi, Direttore Centre international d’art et du paysage, Ile de Vassivière (FR) – Alessandro Rabottini, Curatore GAMEC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Andrea Bruciati, Direttore artistico della Galleria comunale d’arte di Monfalcone – Irene Calderoni, Dipartimento curatoriale  della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino – Francesco Manacorda, Direttore Artistico Tate Liverpool – Cristiana Perrella, curatore indipendente – Mario Codognato curatore Museo MADRE, Napoli

La giuria decreterà poi il vincitore, valutato anche sulla base dell’opera realizzata per il museo. All’artista vincitore verrà dedicato un catalogo monografico su tutto il suo percorso artistico, in edizione bilingue, e la sua opera verrà acquisita nella collezione del MAXXI.