• Sudarshan Shetty, Untitled, 2011, legno lucidato, 90x32x70 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Riyas Komu, Left Leg, 2011, legno, ferro e cemento, 183x71x86 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Rashid Rana, Language VI, 2011-12, stampa lightjet montata su Diasec, 205x188 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Mithu Sen, Spine, 2011, metallo e fune di velluto imbottito, altezza di circa 245 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Liu Bolin, Scala della Ragione, Verona, 2008, stampa lambda su alluminio, 90x90 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Cang Xin, Growth from the Inside to the Outside #11, 2011, malachite e legno di canfora, 74x75x54 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Barthi Kher, In your absence, 2010, sedia, sari, resina, 109x81x48 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli
  • Shilpa Gupta, BlindStars BlindStars, 2008, installazione luminosa intermittente, diametro di 290 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli

Le meraviglie del 2000 è una mostra ispirata ad un romanzo fantascientifico di Emilio Salgari del 1907 dall’omonimo titolo, in cui lo scrittore sposta l’asse temporale della storia in un futuristico 2003. Il 2000, tuttavia, allude anche al nome dato dal collezionista Antonio Stellatelli alla propria raccolta d’arte contemporanea “Arte 2000″ da cui le curatrici hanno attinto per allestire questo progetto di mostra nella mostra. L’operazione curatoriale è un interessante e mimetico gioco a nascondino delle opere contemporanee nel percorso delle collezioni d’arte antica e moderna ospitate a Castelvecchio. Se l’allestimento scarpiano delle opere lignee, scultoree e pittoriche del medioevo e dell’età moderna veronese è impeccabile, il dialogo con le opere degli artisti asiatici, indiani e orientali contemporanei scelti per la mostra è di raffinata bellezza. Si viaggia nel tempo, insomma, e anche nello spazio, all’interno di questa mostra silenziosa e pacata. Ritrovo anche una tendenza della curatela e della fruzione del nostro tempo: c’è la libertà di guardare con gli stessi occhi e le stesse categorie di pensiero l’opera di un maestro veronese del Quattrocento e un’installazione del XXI secolo di un artista indiano, perché è lo sguardo dell’uomo contemporaneo che fa la differenza, facendo piazza pulita del senso cronologico del tempo e delle distanze geografiche.

Ad accogliere il visitatore nella Galleria delle sculture i lavori dell’iracheno Riyas Komu e l’indiana Shilpa Gupta con la sua ruota illuminata BlindStars BlindStars (2008). Molte le affinità formali tra le opere contemporanee e le antiche, come nel caso di Chinese Offspring di Zhang Dali, un uomo in resina appeso al soffitto, uno dei 100 ritratti a grandezza naturale di operai-contadini delle città cinesi, molto simile nella contorsione al Cristo della Crocifissione della prima metà del XIV secolo del Maestro di Santa Anastasia. Alcuni accostamenti sono quasi ironici, seppur preziosissimi: nella reggia del primo piano un “paesaggio di ricordi di veglia” (2007) dell’indiana Saksi Gupta, costituito da un manto di filo d’acciaio, maglia e piume di pollo appoggiato a terra, in dialogo con la bellissima Madonna del roseto e con la Madonna della quaglia di Pisanello. La tessitura floreale dello sfondo della Vergine nel roseto, le piume dei volatili e la morbidezza botanica della seconda richiamano il mantello dal piumaggio triviale dell’installazione contemporanea. C’è poi la nota Battaglia di cavalieri di un maestro veronese del XIV secolo accanto al linguaggio pixelato della fotografia del pakistano Rashid Rana, Language VI (2011-2012).

Nella Galleria dei dipinti ancora legami tra passato e presente: un sari abbandonato e teatralmente illuminato su una sedia, sapientemente scomposto, di Barthi Kher che racconta l’assenza di una donna, In your absence (2010) è il titolo, e che rimanda al tessuto rosso che avvolge Sofonisba ritratta da Giovan Francesco Caroto (1480-1555 c.). A volte invece le divergenze formali e le ambiguità sono più evidenti: come nel caso di Sunil Gawde con Virtually Untouchable III (2007), un’opera costituita da lamette di rasoio dipinte di rosso e rose artificiali a formare tre ghirlande da festa accostate al gruppo Sant’Anna, Madonna e il bambino di Giovanni Zebellana (1457-1504 c.). Mi soffermo ancora sul sottile e profondo lavoro Spina dorsale (2011) dell’artista bengalese Mithu Sen: i picconi e le funi di velluto formano intrecciati una sinuosa scala o spina sulla parete verticale a fianco del pallido e mortifero Cristo di un pittore veronese del XIV secolo.

Le meraviglie del 2000 Opere della Collezione Stellatelli a Castelvecchio a cura di Beatrice Benedetti e Paola Marini -Museo di Castelvecchio / fino al 13 dicembre 2015 | Gli artisti esposti sono: Liu Bolin, Zhang Dali, Sunil Gawde, Saksi Gupta, Shilpa Gupta, Reena Kallat, Barthi Kher, Riyas Komu, Nalini Malani, Rashid Rana, Mithu Sen, Valay Shende, Sudarshan Shetty, Cang Xin.

La mostra fa parte di un’unica piattaforma tematica – l’attualità di Emilio Salgari – legata alle iniziative di ArtVerona, la fiera d’arte contemporanea e moderna che ha chiuso i battenti da una settimana.

Zhang Dali, Chinese Offspring, 2003, vetroresina, lunghezza di circa 170 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli

Zhang Dali, Chinese Offspring, 2003, vetroresina, lunghezza di circa 170 cm – Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli

Barthi Kher, In your absence, 2010, sedia, sari, resina, 109x81x48 cm - Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli

Barthi Kher, In your absence, 2010, sedia, sari, resina, 109x81x48 cm – Courtesy Collezione «Arte 2000» di Antonio Stellatelli