Seducono perchè sono finte, maniacali e ingannevoli. Anne Hardy - presentata alla Galleria Federica Schiavo (Roma) nella mostra Rehearsal, Interval, Tonight – parte da piccoli fatti quotidiani che attirano la sua attenzione, per creare delle surreali ambientazioni nel suo studio. Per mesi ricostruisce dei luoghi immaginari per poi fotografarli e, in un secondo momento, distruggerli. Questa pratica – già ‘battuta’ in Italia da Giuseppe Gabellone e a livello internazionale da Thomas Demand - diventa per la Hardy un modo per calarsi una realtà che ha vissuto solo nella sua immaginazione. Nell’opera Tonight, che mostra delle pareti nere con dei disegni naïf, l’artista è partita da un banalissimo cartellone pubbliciatario esposto vicino a dove abita. L’affissione avvisa che c’è una stanza disponibile all’affitto per gruppi che vogliono incontrarsi. “Non ho mai visto questa stanza ma ne ho invece costruito un’immagine di ciò che succede lassù, attraverso quello che propone il cartellone: disegno dal vero, fisica delle particelle, sessioni di batteria ecc. Ho immaginato il disegno raffigurato nell’opera come la materializzazione del mondo in cui i pensieri e le esperienze che si avvicendano in quella stanza potrebbero stratificarsi sulle pareti”.Parte dalle suggestioni di un mosaico tedesco del 1923 l’opera Rehearsal, dove l’artista ricrea un grande pannello con scene di esagerato ottimismo dove si vedono corpi sani e atletici che danzano. La Hardy crea attorno a quest’opera un contesto da circolo sociale popolare, con tanto di palloncini, moquette macchiata e segatura. Anche in Interval l’artista ricostruisce una scena dove l’occhio vaga tra un sottile gioco di specchi e riflessioni. Si percepisce che qualcuno c’è stato o qualcosa è accaduto, ma nello spazio rimangono solo tracce, segni minuziosi.
Ritengo che, al giorno d’oggi, sia difficile raccontare ancora qualcosa di nuovo con il mezzo fotografico. Questa artista, mescolando scultura, scenografia e linguaggio fotografico, da vita a coinvolgenti (e bellissime) immagini.
“Con i 4 lavori in mostra, sono particolarmente interessata a forzare i limiti e le proprietà dell’immagine fotografica; le relazioni fra le proprietà formali dell’immagine e le loro qualità illusorie”.
Photo courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma