Ieri mattina, 20 gennaio 2015, si è tenuta a mezzogiorno, in una gremitissima Sala Conferenze di Palazzo Reale, la presentazione de “Le Grandi Mostre per Expo in Città”: dall’arte lombarda degli Sforza ai capolavori di Leonardo da Vinci, dagli arazzi di Pontorno e Bronzino agli oggetti d’arte dell’Africa e dell’Oriente, dal “big” della fotografia di moda David Bailey alla pittura contemporanea (mostra a cura di Francesco Bonami); dalla “Grande Madre” di Massimiliano Gioni (Fondazione Trussardi) alle 10 stanze del Premio Furla, dai Superstudio al “scienza” del cibo…  Michelangelo, Giotto, Medardo Rosso…

Apre il discorso il sindaco Giuliano Pisapia: “Oggi è una giornata importante per Milano, per Expo, per il dialogo che la cultura riesce a creare qui in città. Proponiamo oggi una panoramica delle grandi mostre durante i sei mesi dell’Esposizione Universale. Milano parla al mondo con Expo, divenendo sempre più internazionale con 24 mostre organizzate dal Comune di Milano ed altre organizzate dalla Pinanoteca di Brera. All’interno di questo palinsesto, che rientra nei grandi eventi di Expo, vi è un percorso con autori importantissimi, da Leonardo a Giotto, passando per Bronzino ed altri, che crea una ricerca che si basa sul passato, parla al presente, ma guarda al futuro”.

Prende quindi la parola l’Assessore alla Cultura Filippo del Corno, che ricorda l’apertura di due mostre al Museo delle Culture, in un percorso incentrato sul duplice viaggio di Milano verso il mondo e del mondo verso Milano. La prima è “Mondi a Milano” (26 marzo – 19 luglio) e l’altra è “Africa” (26 marzo – 30 agosto). Insiste poi sul “tratto più forte di Milano: il pensiero creativo, il modo autoriale, che viene esplorato in mostre dedicate a Giotto e a Leonardo (che hanno trovato entrambi Milano come terreno fertile per l’esplosione del loro pensiero creativo), oppure quella incentrata sull’arte lombarda dai Visconti agli Sforza, nonché il nostro periodo aureo dell’arte”.

Quest’ultima mostra, dal titolo, appunto, “Arte lombarda dai Visconti agli Sforza: Milano al centro dell’Europa” (12 marzo – 28 giugno), è presentata da Serena Romano, curatrice insieme a Mauro Natale: “Arte Lombarda è un grande affresco storico che copre più di due secoli di evoluzione artistica, con un numero spaventoso di oggetti, quasi 300, che seguiranno lo svolgimento del linguaggio artistico in Lombardia dalla fine del ‘300 sino all’invasione francese di questo territorio. Include passaggi di personalità -da Giotto a Leonardo-, tecniche e tipologie di oggetti diversi e tanto altro in modo da illustrare il grande sforzo produttivo, artigianale e materiale di un’intera regione e di un grande popolo, aperto agli arrivi stranieri e area di sviluppo della cultura moderna: quindi affrontiamo un discorso di internazionalizzazione e dinamismo della cultura lombarda”. Parla poi della mostra “Giotto, l’Italia. Da Assisi a Milano” (2 settembre – 10 gennaio) a Palazzo Reale: “Prodotta da Electa e da me curata con Pietro Pietraroia, è l’ altra tipologia di mostra possibile: monografica ed estremamente asciugata con lavori che ricostruiscono la carriera del primo pittore sovranazionale del medioevo europeo, dando conto degli ambienti sociali, culturali, religiosi che hanno permesso a lui di lavorare e che lui ha rappresentato. Una decina di gigantesche opere d’arte, che rappresenteranno una tappa della carriera di Giotto, conclusasi a Milano nel 1336, prima del suo ritorno e della sua morte a Firenze poco dopo”.

Spetta invece a Pietro Marani presentare la mostra “Leonardo da Vinci 1452-1519(15 aprile-19 luglio), che si terrà a Palazzo Reale e sarà curata da lui e da Maria Teresa Fiorio: “Affronteremo dieci tematiche dell’opera di Leonardo, con un comitato scientifico di livello internazionale. La mostra è Impostata secondo alcune correnti trasversali, che offrono una visuale aggiornata in base alle revisioni critiche più recenti. Dall’origine e formarsi della forza grafica di Leonardo, al rapporto natura e scienza, al debito di Leonardo verso l’antico, passando per il paragone tra le arti, per il dialogo continuo tra scultura e pittura, per il rapporto tra utopia e realtà nelle idee architettoniche ed urbanistiche, sino alle sezioni finali sull’enciclopedismo leonardesco e sulla sua considerazione della totalità del cosmo. Il tutto attraverso cento disegni autografi, un gruppo cospicuo di dipinti (tra cui il San Gerolamo, tre dipinti dal Louvre), alcune sculture, manoscritti, dipinti di contemporanei a Leonardo (Verrocchio, Botticelli, ecc.). Ricordo, per finire, il prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze della Tavola Doria, dipinto problematico che ritorna a Milano per la prima volta dopo il 1939 e, soprattutto, quello dell’Uomo Vitruviano dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia”. 

Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci

Arrivano poi le tanto attese parole di Massimiliano Gioni, che presentano “La Grande Madre”, mostra che si terrà a Palazzo Reale dal 25 agosto al 15 novembre. “Mancano poco meno di otto mesi e se fosse una gravidanza non sarebbe nemmeno opportuno parlarne in pubblico” ironizza Gioni, per poi continuare: “La mamma di questa creatura è la Fondazione Trussardi, e il grembo ospitante è Palazzo Reale, dove, 35 anni fa, si tenne la mostra ‘L’altra metà dell’avanguardia’, la cui memoria popola le scelte e il percorso de ‘La grande madre’. L’idea nasce come una reazione al tema di Expo, affrontando la nutrizione da una prospettiva più complessa e più intima. Tratteremo la maternità nella storia dell’arte dal 1900 ad oggi, toccando temi cruciali nella storia dell’arte del ‘900: non mamme pubblicitarie o famiglie da caroselli, ma emancipazione, indipendenza, presunto destino biologico, donne e potere degli uomini a cui speriamo si contrapporrà presto quello delle donne. Il 1900 è l’anno cruciale in cui Freud pubblica l’Interpretazione dei Sogni e spalanca le voragini dell’inconscio, invadendo la situazione famigliare. Sarà un’analisi delle avanguardie storiche: il futurismo (col paradosso di Boccioni che dedica più di 50 ritratti alla madre), il dadaismo con le sue donne meccaniche, il surrealismo ed altri capitoli, quali il rifiuto della maternità, la produzione e riproduzione nella gravidanza, le madri ribelli, le donne libere, senza padri e senza mariti, la medicina postumana con nuove madri-provetta in cui si combinano maternità e clonazione. Per concludere: speriamo che sia femmina!”. 

Del Corno cita poi le mostre “FOOD – La scienza dai semi al piatto”, già in corso al Museo Civico di Soria Naturale (sino al 28 giugno) e “Spinosaurus: il gigante perduto del Cretaceo” (giugno – dicembre), che espone, sempre al Museo di Storia Naturale, lo scheletro del più grande dinosauro predatore mai esistito, recentemente scoperto. 

Interviene poi Gemma Sena Chiesa, che, insieme ad Angela Pontrandolfo, cura la mostra “Natura – Mito e paesaggio nel mondo antico” (22 luglio – 10 gennaio): “La mostra tratta il tema della natura e  del suo rapporto con l’uomo nel mondo greco e romano. Porta nell’Expo la voce delle nostre radici classiche, con uno sguardo sull’antico con occhi moderni. Nasce da un progetto scientifico dell’Università di Milano in collaborazione con quella di Salerno. Ci saranno più di 200 opere, alcune delle quali significative e importanti, in prestito da molti musei italiani e stranieri. Si apre con una riflessione sulla terra e sul mare, dal VII secolo a.C.; poi c’è una sezione sulla natura come mito, che illustra come nei secoli le conquiste agrarie siano state viste nell’immaginario figurativo come rappresentazione degli dei (Dioniso come dio del vino, Trittolemo come dio che porta la conoscenza della semina in tutto il mondo). Poi c’è una sezione riferita all’uso della rappresentazione naturale come elemento decorativo (dalla pittura vascolare greca ai monumenti rinascimentali) ed un’ultima parte come fosse una pinanoteca con pitture che mostrano il paesaggio naturale contrapposto alla città”.

Da ricordare è anche la mostra che si terrà dal 29 aprile al 23 agosto a Palazzo Reale, dal titolo “Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino”, che esporrà i venti arazzi che Cosimo I de’ Medici commissionò ad Angelo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati e realizzati per la Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio, che dopo 150 ritornano ancora ad essere esposti insieme. 

Palazzo Reale dal 5 marzo al 12 aprile ripercorrerà i 15 anni del Premio Furla, con una grande retrospettiva che si estende per dieci sale del Palazzo Reale, esponendo i lavori dei 15 vincitori di questo premio, indagando uno stralcio della storia dell’arte contemporanea italiana dagli esordi del premio ad oggi. La mostra, “Growing roots: 15 anni di Premio Furla”, è curata da Chiara Bertola, Giacinto di Pietrantonio e Yuko Hasegwa.

Interviene poi Massimo Torrigiani, per spiegare il programma del PAC in occasione dell’Esposizione Universale: “Continuiamo sulle nostre solite linee di ricerca: esplorazione del rapporto tra arti visive e arte-linguaggio ed esplorazione di mondi artistici ancora poco frequentati. Per il 2015 abbiamo in programma la mostra ‘JING SHEN. New painting from China’ (luglio – settembre), una mostra che esplorerà il modo in cui la cultura pittografica cinese migra nel lavoro di artisti contemporanei occidentali, con lavori pittorici fatti apposta per la mostra ed altri non pittorici: video, installazioni, scrittura e suono. In ottobre si terrà ‘Super Superstudio’, che parte dalla ricostruzione di sei installazioni storiche del gruppo di architettura radicale Superstudio (1966-1978), circondate però da altri lavori: collage, film, oggetti di design ricavati da uno scavo di anni negli spazi di Supersudio. Prima, però, il PAC cede il passo al nostro sponsor Tod’s, che, col Comune di Milano, organizzerà qui una mostra in primavera. La loro prima mostra è dedicata a David Bailey, che segue una delle linee guida delle nostra ricerca: l’intersezione tra fotografia, arte e comunicazione col lavoro di uno dei fotografi più importanti nella produzione di icone”.

E’ poi il turno di un altro importante curatore, che ci presenta il programma della GAM in occasione di Expo 2015: Francesco Bonami. “Sempre dalla collaborazione tra UBS e GAM, da cui l’anno scorso prendeva vita la mostra ‘Opere su carta’ con lavori delle collezione di questa banca svizzera, quest’anno nasce la mostra ‘Don’t shoot the painter’ (17 giugno – 4 ottobre), che vuole parlare sulla pittura e sulle opere dei media. Pittura come spazio simbolo in cui lo spettatore si riconosce senza porsi troppe domande. Ci saranno tantissime opere con autori importantissimi che UBS ha collezionato già agli inizi della loro carriera, prima che divenissero figure influenti nell’arte contemporanea. Questa mostra si sovrappone a quella intitolata ‘Medardo Rosso. La luce e la materia’ (18 febbraio – 30 maggio), dedicata ad uno degli artisti italiani che per primo ha intravisto la contemporaneità nella scultura”.

Poi, si parla della mostra “Italia inside out” che si terrà da marzo a settembre al palazzo della Ragione e che viene spiegata dalla curatrice Giovanna Calvenzi: “E’ una mostra in due parti: una con fotografi italiani che hanno lavorato sull’Italia e un’altra (che si terrà in un secondo momento) con autori stranieri che hanno lavorato sull’Italia. Dunque una mostra duplice con 80 autori in tutto. Non è una collettiva frammentaria, ma un tentativo di ricostruire l’opera di tanti autori che presenteranno una sezione abbastanza complessa del loro lavoro. Si vuole intrecciare il lavoro dei fotografi, ma anche le città, i paesaggi, gli uomini e le donne e il senso del tempo e della storia con un itinerario storico-linguistico, con opere di autori-icone ma anche di autori-giovani”.

Filippo del Corno conclude citando le mostre “Il museo ideale: capolavori dai musei italiano del XX secolo e della collezione Acacia” (14 maggio – 15 settembre) al Museo del Novecento, Il bacio di Hayez: il bel Paese tra unità, gioventù e amore” (4 agosto – 27 settembre), “Perugino e Raffaello, lo Sposalizio della Vergine. Dialogo tra maestro e allievo” (6 ottobre – 10 gennaio), entrambe alla Pinanoteca di Brera, “Dal pane nero al pane bianco, 70° anniversario della Liberazione” (22 aprile – 28 giugno) a Palazzo Moriggia Museo del Risorgimento.

Sono state consapevolmente tralasciate le moltissime proposte delle istituzioni museali private.

Report di Marco Arrigoni