Kriss Salmanis,   Why I am Not A Vegetarian,   2007

Kriss Salmanis, Why I am Not A Vegetarian, 2007

Inaugura domani, martedì 8 giugno 2015, al careof di Milano, una rassegna di arte contemporanea lettone a cura di Simone Menegoi e Zane Onckule. Gli spazi alla Fabbrica del Vapore in via Procaccini ospitano le opere di  ?riks Apa?ais, J?nis Avoti?š, Ieva Epnere, Kaspars Groševs, Ieva Kraule, Inga Meldere, Daria Melnikova, Ieva Rubeze, Krišs Salmanis e  Ola Vasiljeva. Inizialmente progettata come complemento della padiglione della Lettonia all’Expo di Milano, la mostra è sopravvissuta alla sfortunata cancellazione del padiglione all’ultimo momento.

“La mostra non cerca la propria unità in un medium o in una tesi; si è formata a partire dal lavoro degli artisti. La sua cornice complessiva è semplicemente quella di una presentazione di opere recenti, già esistenti o create appositamente per la mostra, che abbraccia senza soluzione di continuità personalità artistiche distinte e media diversi: pittura e scultura, video e arte applicata, fotografia e suono. Il titolo, la cui ambizione è di essere al tempo stesso poetico e ironico, è stato suggerito dalla vaga (e vagamente esotica) percezione dei Paesi baltici in Europa meridionale come di contrade gelide, sotto i cui cieli grigi un frutto come la fragola non potrebbe mai maturare. Di fatto, le fragole e altri berries rallegrano regolarmente le tavole dei Lettoni dall’inizio dell’estate fino a tutta la ricca stagione autunnale; e l’arte contemporanea, che, a parte uno o due nomi, spesso neppure collegati al loro paese d’origine, è poco nota in Italia, è altrettanto vitale e presente.”

Per leggere il comunicato stampa completo e per conoscere le biografie degli artisti > CS — Careof — Le Fragole del Baltico

Alcune domande al curatore Simone Menegoi.

ATP:“Le fragole del Baltico” è una rassegna sull’arte contemporanea lettone ‘sopravvissuta’ alla sfortunata cancellazione del paglione della Lettonia all’EXPO di Milano. Rispetto al progetto originale, quali sostanziali cambiamenti avete dovuto attuare per la realizzazione della mostra?

Simone Menegoi: Ad essere sincero, nessun cambiamento. Non avevamo avuto condizionamenti di nessun genere da parte del committente, meno che mai (per fortuna) quello di riflettere in qualche modo il tema dell’Expo. (Il caso che ci sia un frutto nel titolo della mostra è, lo giuro, un puro caso).

ATP: Mi parli del titolo della rassegna?

 SM:  Ha l’ambizione, forse eccessiva, di essere poetico… Quando si pensa al Baltico, almeno nell’Europa del sud, si pensa a cieli grigi, al gelo. Non si associa certo alla parola un frutto come la fragola. Se me lo avessero chiesto a bruciapelo, avrei giurato che le fragole non possono crescere nelle repubbliche Baltiche. Ci sono eccome, invece, anche se maturano più tardi che da noi; così come esiste in Lettonia una scena d’arte contemporanea altrettanto rigogliosa che i berries locali – e altrettanto sconosciuta in Italia. Mi auguro che questa mostra contribuirà a aprire uno spiraglio su di essa.

ATP:  Nella presentazione di “Le fragole del Baltico”, tu e l’altra curatrice della mostra,  Zane Onckule,  avete palesato il fatto che la scelta degli artista è stata guidata sostanzialmente dal vostro gusto personale. Oltre a questo, ci sono degli aspetti ricorrenti, delle caratteristiche che si ritrovano in più opere in mostra?

SM: Non abbiamo voluto affibbiare un concept pretestuoso a una mostra che è nata con altre premesse. Ciò che ci è stato proposto, è stato di fare fare una ricognizione della giovane arte lettone; ciò che ci siamo proposti, è stato di scegliere ciò che a noi appariva valido, senza preoccuparci di trovare un filo conduttore fra autori e opere. Ciò detto, ci sembra che la mostra abbia una sua atmosfera ben precisa, e non solo perché riflette il nostro gusto. Ci sono molti aspetti ricorrenti: il gusto per la manualità e per la decorazione, un’inclinazione a esplorare ricordi personali e familiari, uno humour dolce e leggermente assurdo, il senso del paesaggio e del mutare delle stagioni, una certa malinconia… caratteristiche che riemergono in opere di autori anche molto diversi fra loro. 

ATP:  Mi racconti come avete deciso di allestire le varie opere? 

SM: L’allestimento è una scelta di campo abbastanza precisa. Nel mio primo viaggio a Riga, ero rimasto colpito dal fatto che in uno spazio espositivo per l’arte contemporanea ci fossero delle piante in vaso; non era un’installazione, erano lì per abbellire la sala. Venendo da decenni di white cubes, per me fu uno choc. Uno choc salutare, che mi aiutò a relativizzare una certa prassi espositiva. Abbiamo deciso di giocare su questo, costruendo un ambiente che sia un po’ abitazione, un po’ salon: con muri colorati e non bianchi, tendaggi, sedie e poltrone elegantemente rétro su cui accomodarsi per guardare i video; e, naturalmente qualche pianta in vaso.

Kaspars Grosevs,   Untitled,   2014

Kaspars Grosevs, Untitled, 2014

Inga Meldere,   Magic Mountain 2013,   100 x 100 cm,   oil on canvas,   photo Jan van Eyck Academy

Inga Meldere, Magic Mountain 2013, 100 x 100 cm, oil on canvas, photo Jan van Eyck Academy

Ieva Kraule,   Nobody Dances Like That Anymore,   7.57min - HDvideo,   2014

Ieva Kraule, Nobody Dances Like That Anymore, 7.57min – HDvideo, 2014