Image by the artist, courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong

Image by the artist, courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong

Nel presentare la sua mostra, che include i più svariati mezzi espressivi – dipinti, testi, suoni immersivi, proiezioni e video – la metafora più calzante è quella di un’unica grande tela che sintetizza e condensa una sua lunga permanza a San Giovanni Valdarno. Alla sua prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana, Lee Kit (1978, Hong Kong) presenta a Casa Masaccio – dal 23 giugno – 9 settembre 2018 – Linger on, your lit-up shade, una mostra a cura di Rita Selvaggio.

Nel guardare le sue opere viene da chiedersi se, tra le sue letture di formazione, non ci sia stato anche il poeta della corrente letteraria post-decadente del crepuscolarismo, Guido Gozzano. Sia per i toni – pastello e delicati – sia per gli oggetti presenti nelle sue opere – saponette, tovagliette da tè, scatole di cartone e contenitori di plastica – l’immaginario di Lee Kit ricorda molte poesie del nostrano poeta: visioni quotidiane e melanconiche, gesti abitudinari e intimi.
Dotato di rara sensibilità ed empatia per atmosfere quotidiane e ‘invisibili’, Lee Kit riesce a rendere manifeste le sottili ombre dell’esistente.

“Senza andare a cercare tanto lontano, Lee Kit rintraccia ciò che ci è da sempre molto vicino e che spesso non sappiamo riconoscere per quello che è, le piccole cose con i resti e i riti della vita di tutti i giorni e, per evitare che anneghino nell’indifferenza, le lascia parlare per quello che esse sono.
Come afferma l’artista stesso, Linger on, your lit-up shade, – “narra di quei momenti e pensieri che sovvengono quando ci si sveglia in una stanza, con la luce del sole che splende attraverso la tenda della finestra, ovunque ci si trovi. Si tratta di quei momenti e pensieri che difficilmente possono essere condivisi. Tranquilli, silenziosi, luminosi, tristi e già passati”. (Da CS)

Fedele a “Don’t be a star. No spotlight. No hero. That’s my philosophy”, l’artista sembra scrutare dentro il reale per rivelarne gli strappi, le macchie, le imperfezioni e gli errori – o tagli – in quanto grazie a queste rotture o manchevolezze possiamo misurare e dunque comprendere gli spazi (concreti o esistenziali) che ci circondano.

Lee Kit, Your neck, 2016. Acrylic on plywood, looped video. Courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong

Lee Kit, Your neck, 2016. Acrylic on plywood, looped video. Courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong

Lee Kit, Still life – plant, 2016. Acrylic and emulsion paint on plywood, looped video. Courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong

Lee Kit, Still life – plant, 2016. Acrylic and emulsion paint on plywood, looped video. Courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong