Lo Studio Guenzani propone la mostra andata-ritorno, con opere realizzate da alcuni artisti della galleria negli anni passati. Per questa mostra, a sensazione, vale il motto “meglio un’opera vecchia ma buona, piuttosto che una nuova ma zoppicante”. Ha infatti il merito di far riflettere sui ritmi spaventosi che il sistema dell’arte impone, sia alle gallerie che agli artisti. Vigono, come non mai, le regole della novità, del premio, della giovinezza, dell’artista ‘griffato’ da un altisonante curatore… e cos’altro? Se così non fosse, al caro Claudio Guenzani – da sempre gallerista attento e puntuale nel proporre alcuni tra i più bravi artisti italiani in circolazione – ribadisco il consiglio che più volte ho avuto l’occasione di dirgli: di rituffarsi nel ‘parapiglia’!!

Il percorso della mostra inizia con l’opera ‘Trefili’ di Stefano Arienti, una scultura semplicissima composta da giornali arrotolati e intrecciati che formano una lunga fune adagiata su se stessa. Ricorda vagamente le corde navali di barche e velieri; fa pendant ‘Honey I rearranged the collection…’ di Allen Ruppersberg. La mostra prosegue nell’altra stanza con ‘Senza Titolo’, l’affascinante scultura di Giovanni Kronenberg. L’opera consiste in un dente di narvalo, su cui l’artista ha fatto incidere un minuziosissimo autoritratto realizzato con una tecnica ottocentesca di incisione dell’avorio. A fianco l’installazione di Patrick Tuttofuoco, ‘Levi’, che segue le ultime ricerche dell’artista incentrate sulle maschere. A parte il grande quadro di Yasumasa Morimura, ‘An Inner Dialogue with Frida Kahlo (Gift 2), ‘ a far da padrona a questa collettiva, l’opera del quotatissimo Salvatore Scarpitta: ‘Incident at Castelli’. Grande artista americano, scomparso da pochi anni, che attende di essere adeguatamente celebrato.