LDD 01, veduta dell'installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell’installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

Martedì 9 Febbraio ha inaugurato il Laboratorio del Dubbio, un progetto espositivo cross-disciplinare concepito e curato da Sara Enrico, Ruben Levi, Marco Rainò, Gianluigi Ricuperati ed Elisa Sighicelli.
Questo primo appuntamento presenta una collaborazione tra Sara Enrico e Nicola Ratti, in cui la scultura “Undisclosed recipients 2015-2016″ fa da struttura e cassa di risonanza alla composizione “Extended studio play”. Alle 18 di venerdì 26 Febbraio, in occasione del finissage della mostra, i due artisti presenteranno l’evoluzione finale del loro progetto.
Abbiamo fatto alcune domande a Gianluigi Ricuperati.
ATP: Potresti introdurci al Laboratorio del Dubbio? In cosa si diversifica da uno spazio no profit per l’arte?
Gianluigi Ricuperati: E’ uno spazio no profit per l’arte, in effetti! Ma ci sono alcune peculiarità rispetto ad altri esperimenti in corso: è qualcosa che sta a metà fra uno studio a porte aperte, una residenza, uno spazio espositivo, una serie di talks. Si tratta di un luogo ambiguo.
ATP: Il nome del progetto viene da un lavoro di Carsten Holler. Come mai avete scelto proprio questo nome? 
GR: Mi è sempre piaciuta la piccola opera di Holler “La chiave per il laboratorio del dubbio”, e durante un dialogo (on line, pubblico, su fb) con Elisa Sighicelli è venuta l’idea di chiamare lo spazio in onore di quest’entità misteriosa, che alberga in ognuno di noi – o nella parte migliore di ognuno di noi
ATP: La volontà di proporre un dialogo tra diverse discipline è evidente anche dalla vostra formazione. Oltre a te, che sei uno scrittore, il Laboratorio del Dubbio è formato da uno scienziato (Ruben Levi), un architetto (Marco Rainò) e due artiste (Sara Enrico e Elisa Sighicelli). In che modo è nata l’idea di collaborare su questo progetto?
GR: Dall’amicizia. Che è il solo e unico collante capace di attutire gli inevitabili scontri e le divergenze tra esseri umani diversi, se poi sono cinque, e con cinque personalità e cinque storie e cinque sensibilità – ci vuole molta amicizia! Ma credo ne valga la pena, e finora ha funzionato!
ATP: In questa primo appuntamento presentate un dialogo tra Sara Enrico e il sound artist Nicola Ratti. In che modo è stata pensata la loro collaborazione?
GR: Ogni artista che invitiamo invita a sua volta un esponente di un’altra disciplina. In questo caso Sara si è scelta un compagno di strada che le pareva ideale per costruire una collaborazione feconda.
ATP: Il progetto si concluderà tra sette mesi. Vi siete posti dei particolari obiettivi da raggiungere in questo periodo?
GR: Sarebbe bello se almeno una persona fosse toccata profondamente da almeno una delle sperimentazioni che tenteremo di mettere in scena nel Laboratorio del Dubbio. Sarebbe già un grande risultato, in un panorama – quello dell’arte contemporanea – che usando un’espressione di Maurizio Ferraris definirei ‘fidanzata automatica’, nel senso (distorto rispetto all’originale idea del filosofo) che troppo spesso tutto funziona un po’ automaticamente secondo riti e miti poco condivisi dal resto della società civile. Infatti il Dubbio consiste anche nel seminare una possibilità di rivolta rispetto a certi automatismi del gusto. Perciò inviteremo anche tanti eretici.
ATP: Come si svolgeranno i prossimi appuntamenti? Puoi già darci qualche anticipazione?
GR: Ci saranno gli amici di Banana Turps, inglesi, ci sarà Paola Anziché, e altri che stiamo mettendo a punto. E ci sarà una mostra, a concludere il tutto, alla quale tengo personalmente moltissimo: un lavoro generativo e collettivo a partire dal lavoro letterario del grande Marcel Broodthaers, di cui corre il quarantennale dalla scomparsa.
ATP: Quale pensi possa essere il ruolo dell’arte in un ambito cross-disciplinare? E se non volessimo parlare di ruoli specifici, in cosa potrebbe consistere il suo valore aggiunto? 
GR: Dare una forma agli spazi vuoti tra idee interessanti ma troppo astratte per avere una forma.
ATP: Riprendendo la domanda precedente, quale può essere il ruolo o la potenzialità del dubbio in un ambito cross-disciplinare? 
GR: Una potenzialità enorme: seminare il panico!
LDD 01, veduta dell'installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell’installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell'installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell’installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell'installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti

LDD 01, veduta dell’installazione. Sara Enrico, Undisclosed recipients (2015-16), stampa UV su nylon, ferri, magneti, dimensioni variabili. Nicola Ratti, Extended studio play (current). Courtesy degli artisti