• Jinn Bronwen Lee - Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 2 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Moto ondoso stabile, 2017- installation view, room 3 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Moto ondoso stabile, 2017- installation view, room 3 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Neil Gall, Crafty, 2016, olio su tela, cm 112 x 70 - Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 2 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 1, z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 1, z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni
  • Rezi van Lankveld, Collar, 2017, olio su tela, cm 60 x 50 - Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 1, z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni

English text below

Il titolo è mutuato da una raccolta di racconti di Anna Tyler, “Moto ondoso stabile “, e descrive molto bene il movimento perpetuo delle onde del mare, il suo perenne andirivieni e propagarsi. Prendere a prestito la metafora del moto ondoso, una delle manifestazioni naturali tra le più caotiche e sfuggenti, è decisamente accattivante. Anche Italo Calvino si è cimentato con questo fenomeno: nel suo volume di microracconti, Palomar (1983), ci fa capire quanto sia difficile descrivere le onde, anzi per la precisione una singola onda.
“…ciò che signor Palomar intende fare in questo momento è semplicemente vedere un’onda, cioè cogliere tutte le sue componenti simultanee senza trascurarne nessuna, il suo sguardo si soffermerà sul movimento dell’acqua che batte sulla riva finché potrà registrare aspetti che non aveva colto prima; appena s’accorgerà che le immagini si ripetono saprà d’aver visto tutto quel che voleva vedere e potrà smettere.”

Coglie la sfida con questa affascinante immagine Davide Ferri per raccontare un suo particolare percorso nel linguaggio pittorico mediante le opere di Jinn Bronwen Lee, Neil Gall, Rezi van Lankveld, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra e Jessica Warboys. Artisti molto diversi le cui opere sono esposte fino al 3 febbraio alla galleria Z2O Sara Zanin Gallery di Roma.
Come nei suoi precedenti progetti collettivi legati alla pittura – penso alla mostra “Material Life”, ospitata lo scorso febbraio 2017 alla galleria The Goma di Madrid – Ferri sonda il linguaggio pittorico per le sue peculiarità, sia formali che contenutistiche.
Metaforicamente, il curatore trasla il movimento inarrestabile e continuo del mare alla superficie pittorica, che di opera in opera, si presenta instabile e frastagliata, denso di “coaguli di gesti e pennellate capaci di generare forme e figure vagamente indescrivibili, che emergono come presenze e apparizioni in uno spazio disarticolato e disomogeneo (non più coerente e organico in senso classico), apparentemente astratto, pluricentrico” Emerge, dalla logica complessiva della mostra, una netta tensione tra un mondo figurativo – descrittivo, legato al reale, bisognoso di verosimiglianza – e uno astratto, appannaggio di una dimensione tutta interna allo spazio pittorico, alle sue caratteristiche intrinseche fatte di colori, segni, gesti e, non ultimo lo stesso supporto (tela, telaio, pigmenti, olio ecc).

Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 2- z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma  - Ph. by Giorgio Benni

Moto ondoso stabile, 2017 – installation view, room 2 – z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Ph. by Giorgio Benni

Spacciata come inevitabile, la “figura” è la bestia nera di uno spesso generico discorso sulla pittura: diventa capro espiatorio che creare una tensione sistematica con l’altro concetto ‘terminale’, l’astrazione. Accennata, reinterpretata, elusa, nascosta, la figura è spesso quello che definire l’ ‘esordio’ o la ‘partenza’ di una fare pittura che, nel suo realizzarsi, la dimentica, la distrugge. Pennellata dopo pennellata, la forma iniziale viene sommersa o disintegrata. Esempio ne sia la ricerca di Jinn Bronwen Lee, presente in mostra con una serie di ovali che solo vagamente richiamano una pittura figurativa. Densa, quasi carnose le pennellate danno vita a turbinii, moti vorticosi, grovigli di colore ad olio per lo più scuro che accennano in modo ambiguo alla realtà, si approssimano ad essa, senza mai rivelarne una chiara rappresentazione. Anche nelle tele di Nazzarena Poli Maramotti il combattimento tra reale e immaginario da come esito paesaggi astratti dove terra e cielo bisticciano in un’invisibile linea d’orizzonte. Soffici anse e aeree volute creano cieli impalpabili, indistinti dove fanno capolino, se letti tra gli strati di colore, delle figure abbozzate.
Nel “Sea Painting” di Jessica Warboys, il reale entra predominante non tanto nella rappresentazione bensì nella realizzazione dell’opera stessa. L’artista – che dichiara la data e il luogo della creazione, Dunwich, September 2014 – dissemina dei pigmenti sulle tele per poi avvilupparle e immergerle nel mare. Fuori dal suo controllo e completamente in balia delle onde, le tele registrano moti e azioni imprevedibili che danno come risultato una superficie irregolare, interrotta, mossa da slanci cromatici, macchie, tagli e interruzioni colorate intervallate da zona prive di pigmento.
All’irruenza della Warboys le silenziose tele di Alessandro Sarra, monocrome solo all’apparenza. Scopriamo, con una particolare attenzione, che i suoi dipinti sono formati da strati di colore a olio steso uno sull’altro. L’artista, dopo un’accurata ricerca, ha utilizzato dei pettini per solcare – o graffiare – le superfici stratificate, suggerendo così più ‘paesaggi’ cromatici: nascosti, suggeriti e, infine, svelati.
Perfettamente in equilibrio tra astrazione e figurazione i quadri di Rezi van Lankveld: come fossero collage, l’artista costruisce le sue tele per accostamenti tra forme ben riconoscibili – bocche, arti, vegetazioni – e altre indefinite che si presentano come sagome di colore neutro – bianco, grigio, nero – campiture irregolari, strati pittorici dove si evincono pennellate indisciplinate, chiazze di colore, abbozzi di sfumature che suggeriscono profondità e volume.
Un discorso a parte lo dedicherei a Neil Gall: artista che definirei maniacale nel definire le superficie dei quadri, ma anche “virtuoso” nel tradurre sulla tela, con un approccio lenticolare, alcuni lavori/esperimenti materici (sculture di carta e nastro adesivo, collages, sovrapposizioni di carte ritagliate, di giornale, da pacchi, ecc) che rappresentano la base materiale e teorica al processo di realizzazione del quadro. Tra i sei artisti forse è quello che lascia minor spazio alla nostra immaginazione, tanto è perfezionista (e direi anche illusionista) nel rappresentare realisticamente le superfici che compongono le sue composizioni.

Moto ondoso stabile, 2017 - installation view, room 2- z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni

Moto ondoso stabile, 2017 – installation view, room 2 – z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Ph. by Giorgio Benni

MOTO ONDOSO STABILE
Neil Gall, Rezi van Lankveld, Jinn Bronwen Lee, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra, Jessica Warboys
Curated by Davide Ferri
Until February 3rd, 2018

Moto ondoso stabile (Average Waves in Unprotected Waters) is a show that includes works by Jinn Bronwen Lee, Neil Gall, Rezi van Lankveld, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra, Jessica Warboys and it provides an occasion for fresh reflection on certain specific aspects of the medium of painting, beginning from the suggestion offered by the title – taken from a short story by Anne Tyler – and recalls the drawing of waves, an evenly rippled sea, and therefore the idea of an irregular surface permeated by irrepressible, continuous movement.
Work after work, Moto ondoso stabile is traversed by such movement, which is translated into unstable, jagged surfaces, clots of gestures and brushstrokes capable of generating vaguely indescribable forms and figures that emerge as presences and apparitions in a disarticulated and inhomogeneous space (no longer organically coherent in classical sense) that are apparently abstract, multicentric.
The show includes works that evoke a figuration supported by a simply unintended, playful or automatic approach, emerging almost unwittingly; a figuration that is in dialogue with the dimension of the painting as object and reinterprets it; an idea of impermanent definition and temporariness, of combat with the image, of balance or contrast between the qualities and the structure of the supports and the signs and brushstrokes on the surface, as if their rhythmic progression were reacting with the support’s material nature like a subterranean current.

Moto ondoso stabile offers us paintings by Rezi van Lankveld, whose figures are transient apparitions, fragments that detach from a liquid magmatic surface like tectonic plates adrift; Jessica Warboys’ Sea Paintings, large, loose canvases coated with pigment and then soaked in the sea, that reflect the uncontrolled and instable movements of nature; Alessandro Sarra’s layered boards, false monochromes with lines and scratchings on the surface that reveal glints of the colors underneath; Neil Gall’s paintings, which translate certain works/textural experiments (sculptures of paper and adhesive tape, collages, overlays of cutouts of newspaper and wrapping paper that represent the material and theoretical basis of the painting’s fabrication process) to an apparently stratified surface using a photo/pictorial approach; Jinn Bronwen Lee’s works , where the shape of the paintings – a series of small-sized ovals – determines the development of the brushstrokes – some more assertive, others more extemporaneous, and the erasures and reconsiderations – which condense into lively compositions vaguely ascribable to painting’s classic genres; and paintings by Nazzarena Poli Maramotti, whose images appear after a long combat to bring the values of density and volatility of certain 18th century frescoes to light with heavens and clouds at the center and figures relegated to the painting’s margins in the painting. (press release)

Nazzarena Poli Maramotti, Wolke, 2017, tecnica mista su tela, cm 120 x 100 Moto ondoso stabile, 2017- installation view, room 3 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni

Nazzarena Poli Maramotti, Wolke, 2017, tecnica mista su tela, cm 120 x 100 – Moto ondoso stabile, 2017 – installation view, room 3 – z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Ph. by Giorgio Benni

Moto ondoso stabile, 2017- installation view, room 3 - z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni

Moto ondoso stabile, 2017 – installation view, room 3  – Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Ph. by Giorgio Benni

Jessica Warboys, Sea Painting, Dunwich September, 2014, pigmenti minerali su tela, cm 345 x 197 -  Moto ondoso stabile, 2017- installation view, Z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma - Ph. by Giorgio Benni

Jessica Warboys, Sea Painting, Dunwich September, 2014, pigmenti minerali su tela, cm 345 x 197 – Moto ondoso stabile, 2017 – installation view – Courtesy: z2o Sara Zanin Gallery, Roma – Ph. by Giorgio Benni