Adrian Paci, One and Twenty-Four Chair, Cosenza - Fotografie di Ela Bialwowska

Adrian Paci, One and Twenty-Four Chair, Cosenza – Fotografie di Ela Bialwowska

Giovedì 21 marzo 2019, si svolgerà in tre luoghi diversi di Roma, una giornata dedicata alla performance promossa dal MAXXI in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Protagonisti Adrian Paci, Massimo Bartolini e Lin Yilin, l’artista presente nella mostra LA STRADA. Dove si crea il mondo attualmente in corso al MAXXI (fino al 28 aprile). Due delle tre performance in programma – quelle di Adrian Paci e Massimo Bartolini – sono realizzate in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, con la partecipazione degli studenti del Biennio Specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali, da un’idea di Hou Hanru, Direttore artistico del MAXXi e curatore di LA STRADA, e Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive di NABA.
Per maggiori informazioni MAXXI – Performance 21marzo – Yilin Paci Bartolini

Ed è proprio in occasione di questa giornata speciale che abbiamo posto alcune domande a Marco Scotini, per indagare le motivazioni, le prospettive e le scelte che hanno portata all’apertura di una sede NABA a Roma nel quartiere della Garbatella. Abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento di Arti Visive le evoluzioni e la crescita che ha avuto l’Accademia negli ultimi quindici anni – periodo del suo arrivo come Direttore -, gli aspetti sperimentali che la connotano come istituto di formazione all’avanguardia.

Performance di Giuseppe Chiari, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato - Fotografie di Salvatore Mazza

Performance di Giuseppe Chiari, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato – Fotografie di Salvatore Mazza

Segue l’intervista di Elena Bordignon con Marco Scotini

Elena Bordignon: Sono quasi quindici anni che dirigi il NABA Visual Arts Department . Hai visto in pratica crescere non solo un dipartimento sperimentale, ma gli stessi studenti che si sono formati nelle aule della NABA. La proposta formativa che allora si presentava come all’avanguardia – “artista come curatore, e curatore come artista” – ora è diventata prassi. Dopo tanti anni quali si sono rivelati gli aspetti vincenti di questa formula?

Marco Scotini: Credo che la recente nomina del collettivo artistico indonesiano Ruangrupa come curatore di documenta non faccia altro che portare all’estreme conseguenze una tendenza già in atto e che noi abbiamo anticipato. Stavamo lavorando con Jens Hoffmann alla programmazione del corso di Milano quando lui curava il libro, The Next Documenta Should be Curated by an Artist. Dunque ora possiamo dire – finalmente – di aver lavorato nella direzione giusta, rifiutando la bipolarizzazione canonica che vede il curatore piuttosto come un ruolo antagonista a quello dell’artista. Per anni abbiamo avuto come titolare di allestimento una figura come Celine Condorelli che ha avuto una grande mostra all’Hangar Bicocca come artista mentre lei era uno dei curatori di Eastside Project di Birmingham. Ancora i nostri visiting professors sono artisti come il brasiliano Paulo Brunscky che hanno concepito la loro opera in termini di archivio, quale format espositivo. Oppure curatori molto creativi come Pierre Bal-Blanc. Siamo felici della quantità di giovani artisti o curatori che sono usciti o stanno uscendo da NABA, ormai presenti in quasi tutte le riviste di settore ed eventi. Ma vorrei sottolineare una sorta di matrice d’origine, come nel caso di Beto Shwafaty o Vladislav Shapovalov che (pur provenendo da latitudini opposte come Brasile o Russia) concepiscono opere research-based in termini di display.

EB: Al curatore si sono aggiunte anche altre figure fondamentali nell’ambito dell’arte contemporanea. Come è mutata la prospettiva formativa dal 2004, anno che ti ha visto alla guida del dipartimento?

MS: Il nostro dipartimento è stato il primo in Italia a inserire la figura del curatore in un piano di studi, quando ancora questo ruolo da noi non era così chiaro nell’opinione pubblica (neanche negli addetti ai lavori). Per cui si sono avvicendati Hans Ulrich Obrist e Charles Esche, Ute Meta Bauer e Hou Hanru, WHW e Victor Misiano. Ma nell’ultimo decennio l’ambito artistico è diventato il sistema dell’arte contemporanea e gallerie, fondazioni, riviste, mediazione culturale, biennali, case d’asta si sono moltiplicate richiedendo professionisti all’altezza della situazione. Dunque l’offerta di Visual Arts e Curatorial Studies NABA si è aperta alla comunicazione, al publishing, ai mercati, alla curatela delle immagini in movimento, e a molto altro. Tenendo sempre ferma la teoria come aspetto fondamentale. Dunque la prospettiva formativa non si è trasformata. Piuttosto si è moltiplicata e ramificata. In tutto questo, naturalmente, si è solo approfondita.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Roma

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Roma

EB: Dopo tanti anni di insegnamento, quali ritieni essere i cambiamenti – o adattamenti – che, in ambito didattico, ritieni doverosi perché NABA stia ancora all’avanguardia nell’ambito della formazione? Dal tuo arrivo in Accademia come cosa ritieni essere ancora ‘sperimentale’?

MS: Qualcosa su cui ho cominciato a lavorare negli ultimi anni è quello che chiamo de-occidentalizzazione della cultura. Naturalmente questo passa per molte azioni pratiche nel campo dell’arte contemporanea come curatele fatte fuori dell’Occidente e per le biennali che sorgono ad ogni latitudine del mondo. La vera sperimentazione deve accettare il confronto culturale e non solo quello disciplinare. Così in Arti Visive NABA troviamo docenti-artisti dell’Angola o della Cina, insegnanti di curatela indiani, dell’Est Europa e del Middle East, editor internazionali. Ma la sperimentazione presuppone anche temi di ricerca come la memoria e l’archivio, l’ecologia e il genere su cui stiamo lavorando da anni.

EB: Da ottobre la NABA apre una nuova sede a Roma, nel quartiere della Garbatella. Sono passati quasi quarant’anni – era il 1980 quando la Nuova Accademia di Bella Arti è stata fondata a Milano – da questa importante apertura nella Capitale. Quali sono le motivazioni di questa nuova sede? Perché si è aspettato tanto nell’intraprendere questo nuovo progetto?

MS: Adesso l’intera NABA a Milano conta oltre 4000 studenti per cui in questi ultimi anni c’è stato – non solo un ampliamento – ma anche un consolidamento di struttura e d’immagine. Quando sono arrivato in NABA, agli inizi del 2000, l’istituto contava solo duecento studenti ed era una sorta di famiglia allargata. Per cui l’apertura di una nuova sede adesso si rende possibile. E, con la nuova sede, una esportazione di strumenti formativi, figure professionali, relazioni internazionali già consolidate. La nuova sede romana ha molti aspetti comuni con quella milanese dei Navigli, anche se si tratterà di cercare nuove forme e motivi di sviluppo.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Roma

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Roma

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Roma

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Roma

EB: Roma e Milano sono due città molto differenti sotto molteplici aspetti. Ovviamente anche gli studenti avranno ambizioni e aspettative diverse. Senza contare il gran numero di ricercatori – e potenziali studenti – che arrivano nella Capitale per scoprire le sue ‘meraviglie’. Cosa propone NABA rispetto alle già presenti Accademie straniere? E rispetto alla sede milanese, il programma didattico sarà diverso?

MS: Fondamentalmente vediamo Roma come complementare a Milano, sotto molti punti di vista. Quello che si trova a Milano è diverso da quello che offre Roma: su questo scarto siamo interessati a lavorare. Non nascondo un forte interesse per l’archeologia, che ha ormai una natura metaforica ma che a Roma trova anche una dimensione empirica, fenomenica. Ma questo è il dato più ovvio. Se penso alle istituzioni, niente di simile all’Accademia di Francia o all’Accademia tedesca si può ritrovare a Milano.

Sempre in rapporto alle istituzioni abbiamo pensato di anticipare l’apertura della sede con un evento al MAXXI di Roma. Nata da un’idea di Hou Hanru e mia, abbiamo voluto proporre una giornata di performance all’interno della bella mostra in corso, “La Strada”. Per cui giovedì 21 marzo il museo MAXXI si aprirà con una performance di Adrian Paci (che è una sorta di rituale di arrivo). Poi ci sposteremo al Pantheon con Lin Yilin (fuori e dentro il monumento) per poi ritornare nella piazza del MAXXI, alle 18.00, con una performance guidata da Massimo Bartolini e che è dedicata a Giuseppe Chiari. Cercheremo di “rimettere in scena” la performance che Chiari aveva fatto al museo Pecci nel 1990 e dal titolo “Libera Improvvisazione” con la partecipazione di oltre settanta musicisti (professionisti e no) cooptati anche tra il pubblico. Aprirà il concerto Giancarlo Cardini e ci auguriamo che questo primo rapporto MAXXI-NABA sia di buon auspicio per la nostra prossima apertura alla Garbatella.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. - Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. – Milano