La Foresta - Nuova Berti Editrice

La Foresta nasce da un desiderio di libertà, da un gesto che vuole rioccupare uno spazio”. Così Domenico Russo ha presentato al pubblico presente nella sala conferenze del MAMbo, lo scorso sabato, la nuova rivista di arte contemporanea diretta da lui e da Andrea Tinterri. Una pubblicazione semestrale che mette in luce fin dal primo numero, a partire proprio da una copertina semplice ed essenziale in contrasto con le pubblicazioni ammiccanti, la sua diversità rispetto al mercato dell’editoria d’arte esistente. Tinterri la definisce una “piattaforma anomala, uno spazio di possibilità”.
Le trenta pagine del primo numero, tra le quali il lettore non vedrà mai pubblicità, sono state affidate a quattro artisti diversi tra loro per ricerca artistica e accomunati qui dall’utilizzo del medium cartaceo (Silvia Argiolas, Alessandro Pessoli, Alessandro Sambini e Stefano Serretta) e a cinque critici (Lorenzo Balbi, Andrea Cortellesse, Francesca Lazzarini, Emanuela Zanon, Luca Zuccal) provenienti da estrazioni diverse e i cui testi non si legano necessariamente agli interventi artistici presenti. A questi si aggiungono I due “editoriali” di Russo e Tinterri.

Personalità dunque differenti i cui pensieri si incontrano tra le pagine de La Foresta senza costrizioni e griglie, in un “tentativo di sottrazione dalla logica dei giudizi in antitesti con il contesto di iperproduzione di immagini e il bombardamento mediatico” (Russo).

La Foresta - Nuova Berti Editrice
Ed ecco allora che le due pagine messe a disposizione diventano per Stefano Serretta “un’occasione per trovare una sintesi di un lavoro che ha avuto diverse forme” come è stato Friends, il progetto con il quale l’artista ha creato mandala con banconote di diversi paesi portate da amici al ritorno da viaggi. Nell’intervento Trillions Serretta porta su carta la riflessione sui simboli a partire proprio da una di quelle banconote straniere che gli sono state portate: il dollaro zimbawese, valuta non più in circolazione da diversi anni. I tre solidi massi posti naturalmente in equilibrio, le cosiddette “balancing rocks”, stampati sulla cartamoneta vengono isolati, fotocopiati e ri-fotocopiati mettendo in atto un processo di disintegrazione dell’immagine il cui risultato vuole essere una fotografia della progressiva scomparsa della moneta della Zimbawe, una sorta di metafora visiva dell’inflazione.

L’intervento di Alessandro Sambini People at an exhibition è invece “una forzatura di una performance” realizzata a Venezia nel 2016 nella quale un robot programmato per il riconoscimento facciale, registrava il passaggio dei visitatori all’interno di uno spazio verde e ne pubblicava subito il video su un canale YouTube dedicato. Ne La Foresta Sambini sperimenta l’impaginato di questa azione ponendo una riflessione sulla decontestualizzazione e creando due pagine il cui immaginario oscilla tra l’album di figurine (al quale fa esplicitamente riferimento il numero speciale in 50 copie realizzato) e la statuaria.

Edita da Nuova Berti Editrice, scelta dai curatori proprio per la sua lontananza dal mondo dell’editoria d’arte, La Foresta è nata nel corso di un anno con “l’intenzione di rifondare una comunità, un nuovo pensiero” ed è già a partire da questo obiettivo che si rintraccia quella forma di criticismo libero ed espressione di eterogeneità dell’arte che riportano alla mente le riviste di critica militante.

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