La Cina (non) è vicina. Badiucao – opere di un artista dissidente

Le immagini che Badiucao evoca sono forti, spesso violente; somigliano alle proteste ordinate dei giovani di Hong Kong, hanno l’impatto dei volti degli Uiguri incarcerati, sono scomode come il letto che accoglie i visitatori in mostra e si portano dietro lo sguardo di solitudine del Dr. Li.
15 Dicembre 2021
La CIna (non) è vicina. Badiucao – opere di un artista dissidente, Museo di Santa Giulia Brescia – Photo credits Fondazione Brescia Musei

Testo di Ilaria Dal lago —

Il giorno dell’apertura della mostra, all’ingresso del Museo di Santa Giulia, c’è una schiera di poliziotti. Sono lì perché qualche giorno prima l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese ha inviato una lettera alla Città di Brescia chiedendo espressamente di cancellare la mostra che stava per inaugurare: un tentativo di censura respinto dalla città, che ha aperto le porte del museo accogliendo il pubblico e l’artista.

La Cina non è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente – aperta fino al 13 febbraio 2022 – è la prima personale in Italia dell’artista-attivista cinese Badiucao, che attualmente vive in esilio in Australia.
La mostra, curata da Elettra Stamboulis, si sviluppa negli spazi espositivi attraverso cinque sezioni (Cina, Hong Kong, Uiguria, Myanmar, Mao Nostalgia) che ripercorrono sia la pratica artistica di Badiucao che la storia del suo paese, affrontata con lo sguardo di chi ha deciso di raccontare le contraddizioni e i pericoli del governo cinese. Badiucao non ha una formazione artistica, ma ha studiato legge all’università; proprio durante gli anni universitari è venuto in contatto per la prima volta con i filmati della protesta di piazza Tienanmen, di cui Badiucao non aveva mai sentito parlare. Stamboulis, nel catalogo della mostra edito da Skira, colloca il ricordo dell’artista diella strage di Tienanmen nell’ambito della post-memoria: questo termine, coniato dalla professoressa Marianne Hirsch, si riferisce al modo in cui la generazione successiva a un trauma lo interiorizza tramite storie, immagini, racconti. La ferita generata dalla scoperta di Tienanmen si ritrova in diverse opere di Badiucao; “l’uomo del carro armato, una sorta di fantasma collettivo la cui identità è sconosciuta e ricorre in modo ossessivo nel lavoro dell’artista” ( La Cina non è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente, Milano, Skira, 2021, p. 16).

La prima sala che si incontra nella sezione dedicata alla Cina è una sorta di autobiografia di Badiucao. Dreams (2016) è un letto il cui materasso è composto da 4000 matite made in China, a indicare la posizione scomoda di un artista dissidente. “Temo che se scelgo di rimanere in silenzio e vivere una vita comoda me ne pentirò per il resto della mia vita”, ha detto con voce decisa Badiucao il giorno di inaugurazione della mostra. Sopra e accanto al letto ci sono delle fotografie di famiglia – Covid Xi photo (2020) – che ritraggono il presidente mentre allatta un virus – il Covid-19 – come un figlio: Badiucao sottolinea di non avere una posizione complottista riguardo la pandemia, ma piuttosto di riconoscere una responsabilità al governo cinese legata alla censura. Una parete è ricoperta da specchi su cui sono poste maschere di diversi personaggi, che per anni sono stati uno scudo di protezione per l’artista. Tiger Chair (2018) ricorda la Cina come principale produttore e esportatore di strumenti di tortura: questa sedia, che Badiucao trasforma con un gesto duchampiano in sedia a dondolo, può essere acquistata tranquillamente sul mercato online cinese.

Procedendo per il percorso si incontra Watch (2021), un’installazione a parete composta da 64 orologi disegnati su carta con il sangue di Badiucao; tra i disegni compare un solo orologio, che è uno degli originali consegnati dal governo cinese come ringraziamento ai soldati che fermarono la protesta di piazza Tenanmen. Sempre alla memoria di Tienanmen si riferiscono i video e la documentazione fotografica della performance Tank Man, che chiunque può realizzare ogni 4 giugno – data in cui è avvenuta la strage; l’uomo del carro armato viene ricordato da centinaia di persone in tutto il mondo grazie alle istruzioni per realizzare la performance fornite dallo stesso Badiucao.

La CIna (non) è vicina. Badiucao – opere di un artista dissidente, Museo di Santa Giulia Brescia – Photo credits Fondazione Brescia Musei

Nella terza sala sulla Cina c’è la serie di ritratti No I Can’t, No I Don’t Understand dedicata alla memoria di Dr. Li, il medico cinese di Wuhan tra i primi a denunciare il rischio della pandemia, obbligato dal governo a ritirare le sue dichiarazioni e morto di Covid. La paura, l’isolamento e l’orrore della pandemia vengono raccontati attraverso i Diari di Wuhan, delle testimonianze prima raccolte su un sito web creato da Badiucao e poi rielaborate come se fossero state scritte da un unico abitante di Wuhan. In questa sala sono presenti alcune delle opere più celebri dell’artista: la serie di stampe del 2017 che vede affiancare il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping alla figura di Winnie The Pooh, personaggio censurato in Cina dopo che la sua immagine era stata affiancata a quella del presidente in numerosi meme online.

La sezione Hong Kong si concentra sull’ondata di proteste che si è accesa nel 2019 per contrastare la linea governativa cinese. Seicento mattoncini posti ricostruendo la forma di un tempio compongono l’installazione Bricks (2021), che si ispira alle strutture create dai manifestanti durante le proteste per evitare ai veicoli delle forze armate di avanzare durante le manifestazioni. Badiucao mostra solidarietà e vicinanza a chi ha deciso – proprio come lui – di far sentire la propria voce contro le politiche dittatoriali; Lennon Wall Flag è una bandiera composta da 96 quadrati colorati a evocazione dei post-it appesi dai cittadini sui muri della città di Hong Kong con messaggi di dissenso.
Badiucao denuncia il genocidio culturale degli Uiguri e la situazione di sfruttamento cui è sottoposta l’etnia uigura che abita lo Xinjiang, regione nel territorio cinese autonoma dal 1955. Qui molte delle più grandi corporation mondiali appaltano a produttori terzisti che sfruttano il lavoro della minoranza uigura. L’artista mette a fuoco il problema attraverso delle stampe che mostrano il problematico rapporto tra famosi marchi – Coca Cola, Muji, Nike, per citarne alcuni – e il territorio dello Xinjiang.
Nella sezione dedicata al Myanmar, teatro di un colpo di Stato nel febbraio 2021, Badiucao sposta l’attenzione sul regime dittatoriale del Sudest asiatico. Una serie di poster come Myanmar Strikes Back (2021) o Internet Power (2021) raccontano la repressione delle proteste della popolazione che ha portato all’uccisione di 818 manifestanti e all’arresto di più di 4000 persone.

La Cina non è vicina si conclude con una riflessione sulla figura di Mao Zedong. “La sezione Mao Nostalgia chiude un percorso ideale, che parte dalla miopia dei movimenti coevi alla rivoluzione culturale e che ancora non è terminato”(Skira, 2021, p. 19) scrive Elettra Stamboulis nel testo curatoriale presente nel catalogo della mostra. Mao Summon (2021) rappresenta il tentativo di Xi Jinping di somigliare all’ex presidente emulandone la personalità, quasi nel tentativo di riportarlo in vita.
Le immagini che Badiucao evoca sono forti, spesso violente; somigliano alle proteste ordinate dei giovani di Hong Kong, hanno l’impatto dei volti degli Uiguri incarcerati, sono scomode come il letto che accoglie i visitatori in mostra e si portano dietro lo sguardo di solitudine del Dr. Li. “La difesa della libertà, intesa come bene non commerciabile e non negoziabile, è la materia prima del suo lavoro” (Skira, 2021, p. 20). scrive la curatrice, che durante la conferenza stampa di presentazione della mostra ha parlato dell’importanza fondamentale che hanno gli artisti di mostrare i problemi attraverso la loro capacità di azione. Badiucao è un artista post-traumatico: guarda alle ferite del suo paese portandole sul suo stesso corpo, rileggendo la storia della Cina in un processo di ricostruzione di una memoria collettiva che troppo spesso, nel tempo, è stata corretta e censurata.

La CIna (non) è vicina. Badiucao – opere di un artista dissidente, Museo di Santa Giulia Brescia – Photo credits Fondazione Brescia Musei
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