• Radlmeier, Anna Lena, Self-Portrait, 2011
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • Lisa Oppenheim, Landscape Portraits (Some North American Trees), 2014
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • Dove Allouche, Les Pétrifiantes, 2012
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • Luca Trevisani, Notes for dried and living bodies, 2015
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • Simon Starling, High I, 2015
  • LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, Palazzo Dè Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni
  • Raphael Hefty, Lycopodium 2012

Italian text below

LA CAMERA: Sulla materialit à della fotografia (La Camera: On the Material Nature of Photography) is the third installment in a broader exhibition program, curated by Simone Menegoi and titled The Cameras Blind Spot, which explores the relationship between sculpture and photography. The first two parts of the project (The Cameras Blind Spot I and II) were respectively held at MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro in Sardinia (2013) and at Extra City Kunsthal in Antwerp (2015).

Exhibitions about the overlap between sculpture and photography often limit themselves to a more classic view of this relationship, with photography used to revisit and document pre-existing three-dimensional works. This is a formula that originated with photography itself, and took an extraordinarily creative turn when sculptors like Medardo Rosso and Costantin Brancusi, at the turn of the century, shouldered cameras and began photographing their own works in varying conditions of light and space. The Cameras Blind Spot not only tries to trace the most recent developments in this trend, but to take other equally important possibilities into account; first and foremost, that the material aspect of the photographic image can be accentuated to the point that the latter becomes an object. This is a challenge to what has been the technology’s “blind spot” from the outset: the impossibility of rendering a three-dimensional object on a flat surface.

The third installment in the series, titled LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia shifts the center of this investigation towards the photographic medium. An exhibition setting created within the main hall of Palazzo De’ Toschi (the title of the show being a play on words between the English meaning of “camera” and its Italian one, “room”) will house works made with the rarest and most unusual photosensitive techniques currently used by visual artists and photographers: from Evariste Richer’s daguerreotypes to Paul Caffell’s platinum prints, and from Attila Cs ö rg ?’s spherical photographic scans to Justin Matherly’s “inkjet monoprints”. A collection of photographic eccentricities, archaisms, and hapax legomena, its aim is to subvert viewers’ usual assumptions about the medium and make them experience anew, for at least a moment, their nineteenth-century ancestors’ awe at an invention that revolutionized visual culture and our relationship to reality itself. This is not a challenge to the digital realm per se (digital techniques like scanning or 3D printing are even at the core of some works in the show) but to its absolute hegemony; to the notion that since its advent, all other photographic techniques have become obsolete and can only be abandoned.

Lastly, sculpture. The other key theme of The Cameras Blind Spot turns up in the third part of the project as well. At times, in the subjects: the Roman statues photographed by Paolo Gioli through a process of his own invention, involving phosphorescent film; or the stalagmites and stalactites, nature’s own sculptures, which Dove Allouche captures on glass with the nineteenth-century technique of ambrotype. More often, sculpture re-emerges through the physical presence of works that are based on photographic techniques, yet which one hesitates to call “photographs”: for instance, Johan Ö sterholm’s Structure for Moon Plates and Moon Shards (2015), an assemblage built from old greenhouse glass, coated in photosensitive emulsion and then exposed to moonlight. In an era when the photographic image tends to be dematerialized, the individual “photographic objects” in the exhibition present themselves as true sculptures.

Exhibition partner Banca di Bologna is a bank with close local ties both to the city of Bologna and to the area around it. Its many initiatives have included refurbishing Piazza Galvani, restoring the Oratorio dei Fiorentini and Bologna’s city gates, recovering and upgrading Piazza Minghetti, and renovating Palazzo de’ Toschi. It has also been involved in the restoration of the Basilica of San Petronio and its Chapel of the Archangel Michael, with the famous fresco by Calvaert. This year, the bank organized a series of lectures on “art and food” for the occasion of Expo 2015, with eminent scholars and critics helping to explore how artists have approached this theme over the centuries. In addition, it recently presented a photography exhibition in partnership with Collezioni Alinari: L’industria bolognese, un DNA riconosciuto, with many images on view for the first time. These activities will continue in 2016, starting with the exhibition LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia, organized at Palazzo de’ Toschi in conjunction with Arte Fiera 2016. (press release)

Artists: Dove Allouche, Paul Caffell, Elia Cantori, Attila Csörg?, Linda Fregni Nagler, Paolo Gioli, Franco Guerzoni, Raphael Hefti, Marie Lund, Ives Maes, Justin Matherly, Lisa Oppenheim, Johan Österholm, Anna Lena Radlmeier, Evariste Richer, Fabio Sandri, Simon Starling, Luca Trevisani, and Carlos Vela-Prado.

Palazzo De’ Toschi (Piazza Minghetti 4/D Bologna)

January 29 – February 28, 2016

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia,   Palazzo De? Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia, Palazzo De? Toschi Bologna – Installation view. Foto Dario Lasagni

LA CAMERA 

La camera. Sulla materialità della fotografia è il terzo episodio di un progetto espositivo più ampio che indaga il rapporto fra scultura e fotografia, il cui titolo complessivo è The Camera’s Blind Spot. I primi due episodi del progetto (The Camera’s Blind Spot I e II) hanno avuto luogo rispettivamente al MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro (2013) e ad Extra City Kunsthal di Anversa (2015).

Le mostre sul rapporto scultura-fotografia si fermano spesso a una concezione “classica” di esso, secondo la quale la fotografia documenta e rivisita opere tridimensionali già esistenti; oppure illustrano il modo in cui la fotografia, divenuta consapevole del suo potere di invenzione formale, presenta oggetti quotidiani come se fossero sculture. Il ciclo The Camera’s Blind Spot ambisce non solo a documentare i più recenti sviluppi di queste tendenze, ma anche a dar conto di altre possibilità, non meno importanti; in primo luogo, quella che vede la materialità dell’immagine fotografica spingersi a tal punto da trasformare quest’ultima in oggetto. Una sfida a ciò che costituisce sin dal principio il “blind spot” della tecnica fotografica, il suo limite: l’impossibilità di rendere un oggetto tridimensionale su una superficie piana. 

Il terzo episodio della serie, intitolato La camera. Sulla materialità della fotografia sposta il baricentro della ricerca verso il medium fotografico. All’interno di un contenitore espositivo costruito dentro la sala maggiore di Palazzo De’ Toschi (la “camera” del titolo; ma naturalmente c’è un gioco di parole con il senso della parola in inglese, ovvero “macchina fotografica”) vengono presentate opere realizzate da artisti e fotografi contemporanei con le tecniche fotosensibili più insolite e rare, alcune delle quali risalenti alle origini della fotografia. Una rassegna di eccentricità, arcaismi, hapax legomena fotografici il cui scopo è quello di spiazzare le aspettative comuni dello spettatore rispetto alla fotografia, e di fargli sperimentare di nuovo, almeno per un istante, la meraviglia del suo avo ottocentesco di fronte a un’invenzione che ha rivoluzionato la cultura visiva e il rapporto stesso con la realtà. Non è una sfida al digitale (le tecniche digitali, del resto, dalla scansione alla stampa 3D, sono alla base di alcune delle opere in mostra) quanto alla sua egemonia assoluta; all’idea che, dopo l’avvento della ripresa digitale, ogni altra tecnica fotografica sia diventata obsoleta, e non possa che essere abbandonata.

Infine, la scultura. L’altro protagonista del progetto The Camera’s Blind Spot non è assente dal terzo episodio della serie. Riemerge nei soggetti: le sculture romane fotografate da Paolo Gioli con un procedimento di sua invenzione, che comprende una pellicola fosforescente, oppure le stalattiti e stalagmiti, vere e proprie sculture naturali, fissate su vetro da Dove Allouche con la tecnica ottocentesca dell’ambrotipia. Più spesso, la scultura si ripropone nella presenza fisica di opere basate su tecniche fotografiche, e che tuttavia si stenta a chiamare “fotografie”: ad esempio, la Structure for Moon Plates and Moon Shards (2015) di Johan Österholm, una costruzione realizzata con i vetri di una vecchia serra per fiori, spalmati di emulsione fotosensibile e poi esposti alla luce della luna. In tempi di (presunta) smaterializzazione dell’immagine fotografica, i singolari “oggetti fotografici” in mostra si propongono come sculture vere e proprie.

Testo di Simone Menegoi

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia,   Palazzo De? Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia, Palazzo De? Toschi Bologna – Installation view. Foto Dario Lasagni

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia,   Palazzo De? Toschi Bologna - Installation view. Foto Dario Lasagni

LA CAMERA. Sulla materialita? della fotografia, Palazzo De? Toschi Bologna – Installation view. Foto Dario Lasagni