• Raul Zurita, In the sea of pain, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Sergio’s Chejfec.Dissemination of a novel, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Sergio’s Chejfec.Dissemination of a novel, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Yardena Kurulkar, Kenosis, 2015 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Yuko Mohri, Calls and Oni-bi (Fen Fire), 2013-2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Alex Seton accanto al suo lavoro Refuge, 2015 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Charles Avery, Onomatopoeia, 2004 - ongoing - Foto Simonetta Roncaglia
  • Gary Hill, Dream Stop. 2015-16 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Alicja Kwade, Out of Ousia, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Dana Awartani, Love is my law, Love is my faith, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Hanna Tuulikki, Sourcemouth - Liquidbody, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Hanna Tuulikki, Sourcemouth - Liquid body, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia
  • Visitatori in posa davanti al lavoro di WURA-NATASHA OGUNJI - Foto Simonetta Roncaglia

Testo di Simonetta Roncaglia —

Arrivi all’ingresso di un vecchio magazzino. In fondo, dall’altra parte, c’è una porta illuminata. Ti togli le scarpe e inizi la traversata, camminando nell’acqua salata che ti arriva al ginocchio. Cammini lentamente, in silenzio. Silenziose e pesanti sono anche le domande che leggi sulle pareti: Don’t you listen? Don’t you look? Don’t you hear me? Don’t you feel me? Intitolata In the sea of pain, l’installazione è una meditazione che parte dalla figura di Alan Kurdi, il bambino siriano la cui tragica foto sulla spiaggia divenne nel 2015 il simbolo della crisi dei profughi. Il lavoro è dedicato al fratellino di Alan, Galip, 5 anni, morto insieme a lui ma rimasto sconosciuto, invisibile come tanti altri. Uno dei lavori più intensi presenti alla Biennale di Kochi-Muziris, In the sea of pain non è opera di un artista visivo, ma di un poeta, il cileno Raul Zurita, che è stato anche il primo artista invitato a partecipare alla manifestazione.

Raul Zurita, In the sea of pain - Foto Simonetta Roncaglia

Raul Zurita, In the sea of pain – Foto Simonetta Roncaglia

Una scelta che lascia subito intuire il tipo di energia su cui questa Biennale ha voluto lavorare. L’artista-curatore di questa edizione (tradizionalmente a Kochi la curatela è affidata a un artista) è Sudarshan Shetty; i suoi lavori, sempre intessuti di musica e poesia, sono stati esposti in importanti gallerie e istituzioni in India e nel mondo. Il titolo che ha scelto per la Biennale, Forming in the pupil of an eye, evoca la capacità dell’occhio di riflettere la complessità e la molteplicità del mondo, generando un dialogo tra prospettive, possibilità e discipline. Ma è anche un invito ad allenare lo sguardo e adattarlo all’oscurità, per riuscire a vedere ciò che solitamente non siamo in grado di vedere, dove non ci aspettiamo di vederlo.
Un invito a mantenere aperto un occhio interiore capace di vedere un mondo non separato, portatore di nuovi significati e nuove connessioni, per ridefinire la percezione dell’arte e dare un senso più ampio al concetto stesso di artista. E infatti scrittori, poeti, danzatori, musicisti, attori e registi condividono con gli artisti visivi lo spazio della Biennale.
Un altro scrittore, lo sloveno Aleš Šteger, ha realizzato un’imponente piramide di fango modellata su quelle di Giza, creando un sito archeologico mitico, un mausoleo impossibile dedicato a tutti i poeti che in vita sono stati perseguitati ed esiliati. Al suo interno si affronta un tortuoso percorso nel buio più totale, accompagnati da voci che sussurrano versi scritti da Ovidio, Dante, Bertolt Brecht, Czeslaw Milosz, Mahmoud Darwish, Yan Lian, Joseph Brodsky, Ivan Blatn e César Vallejo.

Aleš Šteger, The Pyramid of Exiled Poets, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia

Aleš Šteger, The Pyramid of Exiled Poets, 2016 – Foto Simonetta Roncaglia

Nell’attraversare (ancora attraversare) Pyramid for Exiled Poets a volte ci si sente sopraffatti dal buio e oppressi dalla mancanza di spazio, una sensazione di disagio a cui la bellezza – le voci dei poeti – offre un sommesso conforto.
Il lavoro più fisicamente letterario è Dissemination of a novel dello scrittore argentino Sergio Chejfec: il suo romanzo Baroni: un viaggio, dedicato alla misconosciuta scultrice venezuelana Rafaela Baroni, è stato frammentato in 88 capitoli e scritto a mano sui muri, sia all’interno delle sedi espositive che in giro per la città. Così il romanzo trascende il proprio classico formato e il tipico modo di fruizione per trasformarsi in un gesto pubblico, collettivo e quotidiano.
Anche l’artista marocchina Latifa Echakhch si muove tra gli spazi espositivi e gli angoli della città, tra il visibile e l’invisibile, restando spesso nascosta anche in piena vista.

Latifa Echakhch, Kmiss, 2016 - Foto Simonetta Roncaglia

Latifa Echakhch, Kmiss, 2016 – Foto Simonetta Roncaglia

I segni che lascia sono pezzi di fili colorati; si possono trovare attorcigliati intorno a un cartello stradale, o su un davanzale, ma bisogna saperli vedere. Ispirati ai resti dei fili che i bambini ricamatori lasciano appesi alle finestre in Marocco, costituiscono un filo che tiene insieme storie non legate tra loro, in luoghi lontani che condividono realtà socioculturali simili. Piccole tracce da seguire in una meditazione sugli intrecci di tempo e spazio, e un omaggio a una forza lavoro invisibile.
Il rapporto tra visibile e invisibile è uno dei temi centrali in molte delle opere esposte, spesso in bilico tra quello che c’è e quello che sembra non esserci, quello che c’è ancora e quello che non c’è più, la vita e la morte, il tempo e lo spazio. In un vecchio laboratorio della sede espositiva principale, Aspinwall House, troviamo l’installazione Calls and Oni-bi (Fen Fire) di Yuko Mohri. Partendo da una tradizione giapponese secondo cui in un certo periodo dell’anno gli spiriti dei morti si mettono in contatto con i loro discendenti, l’artista costruisce una serie di piccole sculture cinetiche che reagiscono alle invisibili sollecitazioni dell’ambiente circostante. Così bicchieri, forchette, campanellini e calamite si muovono freneticamente rispondendo a forze invisibili, ectoplasmi che interagiscono con grazia e delicatezza.
Anche Yardena Kurulkar cerca di rendere visibile l’invisibile, in questo caso il passaggio tra la vita e la morte: in Kenosis, il lavoro con cui quest’anno ha vinto il Blake Prize in Australia, ha realizzato una copia in terracotta del suo cuore e lo ha immerso nell’acqua, fotografandolo mentre progressivamente perdeva la sua forma fino a dissolversi completamente.
Il cuore della Biennale di Kochi-Muziris invece si vede chiaramente.
È un confortevole senso di apertura, di inclusione, piuttosto inconsueto nel mondo dell’arte. Un’apparente semplicità che potrà sembrare anche un po’ naif: ma questa è per scelta una Biennale “della gente”, condivisa, partecipata, accogliente. L’inaugurazione, a dicembre, è stata uno straordinario evento pubblico, con una performance di 150 tamburi e un’entusiastica partecipazione popolare.
È una Biennale felice di esserci, si avvertono chiaramente l’entusiasmo e l’orgoglio di chi per la Biennale lavora, ma anche della popolazione locale: gli abitanti di Kochi sembrano molto fieri della presenza della manifestazione nella loro città, e sono anche molto curiosi e interessati: al lunedì, quando l’ingresso è gratuito, ci sono file lunghissime di visitatori locali.
È una Biennale sincera e aperta, che vuole unire e tenere insieme le diversità, rivelando la bellezza di ciò che esiste in comune. E in un mondo che sta tentando il più possibile di dividere, questa è un’idea profondamente umana e poetica che rende forte anche la sua stessa fragilità.

Aspinwall House - Foto Simonetta Roncaglia

Aspinwall House – Foto Simonetta Roncaglia

Forming in the pupil of an eye
Kochi-Muziris Biennale
a cura di Sudarshan Shetty
Kochi, Kerala, India
Fino al 29 marzo 2017

Kochi-Muziris Biennale 2016 participating artists —
Abhishek Hazra
(India), Abir Karmakar (India), Achraf Touloub (Morocco/France), AES+F(Russia), Ahmet Öğüt (Turkey/Germany), Aki Sasamoto (Japan/USA), Aleksandra Ska (Poland), Aleš Šteger (Slovenia), Alex Seton (Australia), Alicja Kwade (Poland/Germany), Anamika Haksar(India), Anand (India), Avinash Veeraraghavan (India), Bara Bhaskaran (India), Bharat Sikka(India), Bob Gramsma (Switzerland), C Bhagyanath (India), Camille Norment (USA/Norway), Carl Pruscha and Eva Schlegel (Austria), Caroline Duchatelet (France), Charles Avery (UK), Chittrovanu Mazumdar (India), Chris Mann (Australia/USA), Dai Xiang (China), Dana Awartani(Saudi Arabia), Daniele Galliano (Italy), Desmond Lazaro (UK/India), Dia Mehta Bhupal (India), E P Unny (India), Endri Dani (Albania), Erik van Lieshout (Netherlands), Éva Magyarósi(Hungary), Eva Schlegel (Austria), François Mazabraud (France), G R Iranna (India), Gabriel Lester (Netherlands), Gary Hill (USA), Gauri Gill (India), Hanna Tuulikki (UK), Himmat Shah(India), István Csákány (Hungary), Javier Peréz (Spain), Jonathan Owen (UK), K R Sunil(India), Kabir Mohanty (India), Kalakshetra Manipur (India), Katarina Zdjelar (Netherlands), Katrīna Neiburga and Andris Eglītis (Latvia), Khaled Sabsabi (Lebanon, Australia), Lantian Xie(UAE), Latifa Echakhch (Morocco, Switzerland), Leighton Pierce (USA), Lisa Reihana (New Zealand), Liu Wei (China), Lundahl & Seitl (Sweden), Mansi Bhatt (India), Martin Walde(Austria), Mikhail Karikis (Greece/UK), Miller Puckette (USA), Naiza Khan (Pakistan/UK), Nicola Durvasula and John Tilbury (UK), Orijit Sen (India), Ouyang Jianghe (China), Padmini Chettur (India), Paweł Althamer (Poland), Pedro Gómez-Egaña (Colombia/Norway), P K Sadanandan (India), Prabhavathi Meppayil (India), Praneet Soi (India/Netherlands), Rachel Maclean (UK), Rajeev Thakker (India), Raúl Zurita (Chile), Ravi Agarwal (India), Remen Chopra (India), Salman Toor and Hasan Mujtaba (Pakistan/USA), Samooha (India), Sergio Chejfec (Argentina/USA), Sharmistha Mohanty (India), Shumona Goel and Shai Heredia(India), Sirous Namazi (Iran/Sweden), Sophie Dejode and Bertrand Lacombe (France), Subrat Behera (India), Sunil Padwal (India), T  Shanaathanan (Sri Lanka), T V Santhosh (India), Takayuki Yamamoto (Japan), Tom Burckhardt (USA), Tony Joseph (India), Valerie Mejer Caso(Mexico), Voldemārs Johansons (Latvia), Wu Tien-Chang (Taiwan), Wura-Natasha Ogunji (Nigeria/USA), Yael Efrati (Israel), Yang Hongwei (China), Yardena Kurulkar (India), Yuko Mohri (Japan), Zuleikha Chaudhari (India)

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