• Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Damian Griffiths
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  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Damian Griffiths
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Damian Griffiths
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski
  • Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski

Testo di Jacopo Miliani 

La stanza è gia piena di persone.
In realtà, ci sono due stanze comunicanti. La prima è una piccola sala concerto, con un palco alto, ma di piccole dimensioni, illuminato da una forte luce bianca.
Lo scenario è una bandiera a strisce bianche e rosse con uno strano logo. Al lato dello stage, c’è un pannello con dei porta kleenexs. Parallelamente, si trova una stanza completamente dipinta di rosso amaranto. Al suo interno ci sono dei mobili, un libreria, una lampada, una scrivania e un letto…tutto rosso amaranto. Ci sono anche degli oggetti dai vari colori, dei dischi raffiguranti stelle a cinque punte, dei poster, dei dipinti, un video, delle tazze serigrafate e alcune bambole nude dalla pelle rosso amaranto e dai capelli voluminosi. E’ la riproduzione dell’appartamento di New York di Kembra Pfahler abitata da lavori di amici, colleghi, artisti: Bruce LaBruce, Katrina Del Mar, Mike Diana, Laure Leber, Relic Stones from Future Feminism, Richard Kern, Samoa, Scott Ewalt, e Shove Mink AKA Croshame.
L’appartamento rosso amaranto, esiste davvero, ma non si sa ancora per quanto. Kembra ha sempre detto di no alle richieste di “Capital Improvements”, ovvero le ripetute offerte di miglioramento edilizio da parte del padrone di casa al fine di aumentare l’affitto. Questa strategia è diffusa a New York nelle aree in preda alla gentrificazione, dove molti pur di sentirsi parte di un “qualcosa” sono disposti a sottostare a logiche di mercato assurde. Kembra ha combattuto per 30 anni in questa casa con l’ottimismo e la responsabilità di poter cambiare il mondo. Adesso vuole condividere tutto con la gente di Londra, una città che sta sempre più perdendo la propria identità in favore di un “razismo finanziario” e della globalizzazione. Kembra è consapevole che qui troverà molti amici inglesi in grado di recepire i suoi messaggi e di poter diffondere una visione alternativa che possa sfruttare tutto quello che è a nostra disposizione (“Availabism is a term I developed which makes the best use of what is available.” KP)

Lo scenario richiama forse un ipotetico film dell’orrore… bambole, dischi pentastellati, corpi nudi e pittura come sangue, ma in realtà mi sento molto più tranquillo qui dentro che fuori. Se si varca di nuovo la soglia d’entrata, ci troviamo nella perfetta Shoreditch, dove ogni luce è un’insegna di un locale trendy, dove si mischiano gli odori di diversi ristoranti etnici, e i negozi vendono colori acrilici per aspiranti artisti. Un tempo non si andava a Shoredicth perché non era un posto tranquillo, adesso ci si va per essere parte di quel “qualcosa” che ci ha reso tutti troppo tranquilli.

Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Damian Griffiths

Kembra Pfahler – Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Damian Griffiths

Ritorno dentro la sala concerto, dove le persone si affollano sotto il palco riempendo sempre di più tutto lo spazio disponibile. C’è molta attesa e guardandosi intorno si ha la sensazione di trovarsi fuori dal tempo oltre che fuori dallo spazio. Tra il pubblico ci sono volti conosciuti come Princess Julia e Marc Almond, insieme a tanti ballerini sudati della Londra notturna che hanno reso celebre Shoredicth per poi ricevere un avviso di sfratto. Ci sono i new kids travestiti con trucchi appariscenti, membri della nuova generazione nostalgica delle dancefloors. Ci sono i vecchi studenti del corso di Queer Theory del Goldsmith in mezzo ai darkettoni, ai nuovi-vecchi punk, ai rockabilly. Ovviamente siamo in una galleria e tra la folla ci sono amici e facce conosciute di curatori e artisti che non mancano mai all’opening di una nuova mostra.

Gli sguardi del pubblico non fanno che incrociarsi perché l’attesa sembra non terminare, ma non sono sguardi stanchi, c’è invece voglia di sentirsi parte di un gruppo e di trovarsi tutti nello stesso luogo, allo stesso momento. Siamo tutti “followers” reali anche se c’è sempre chi non resiste a guardare il cellulare.
Sul palco sale Milovan Farronato: pelle gialla, stivali fino alla coscia, denti neri, trucco e parrucca voluminosa. Si presenta e ci dice che la performance inizierà a breve e che nel mentre ci sarà un go-go dancer. Inizia la musica e Bobby sale sul palco: pelle blu, stivali fino alla coscia, denti neri, trucco e parrucca voluminosa. Bobby fa una danza che è un po’ go-go boy, un po’ drag queen, un po’cabaret, un po’ punk. A poco a poco tutte le performers con la parrucca, gli stivali, i denti neri e la pelle di diversi colori si aggirano tra il palco e il pubblico sporcando chi gli sta attorno. Matilde, Phoebe, Angel Rose, Josefine, Laura, Stefani sotto la luce dei riflettori mostrano la potenza del corpo travestivo e l’imbarazzo del puro divertimento. L’attesa continua, alcune persone se ne vanno e si pensa che alla fine il “miglioramento del capitale” non accadrà mai. Non resta che andare a vedere cosa accade nel backstage. Qui le “Kembras” colorate si riposano, bevono, parlano con gli altri. Dicono che Kembra le ha truccate e poi si è andata a preparare dicendo a loro di salire sul palco e fare qualcosa, lei poi arriverà.

Tutti di nuovo dentro è arrivata Kembra. Con lei salgono sul palco le Kembras, non c’è molto spazio, le loro parrucche arrivano fino al soffitto, è bellissimo. Parte la prima canzone. Subito dopo Kembra chiede a tutti di scendere dal palco perché ha bisogno di spazio per un’azione più performativa: “Performance is not entertainment”. C’è bisogno di aiuto e quindi sotto il mantra “artists helping artists” c’è un cambio di scena. Mentre Phoebe prende il microfono e ci racconta come ha conosciuto Kembra pochi giorni fa al concerto di Genesis P-Orridge, qualcuno aiuta la star a legarsi ai piedi con lo scotch due sfere nere. Kembra risorge dal pavimento, è instabile in piedi sulle sfere e canta lanciando messaggi forti da una posizione fragile.
E’ poi il momento dei BUTT PRINTS: Kembra con l’aiuto dei suoi performer si colora il culo e lo immortala sulla carta bianca. Si pulisce con i kleenex della scenografia e successivamente sulle note della colonna sonora di Blade Runner canta una canzone da lei composta in cui ci spiega la sua intima e struggente affezione per il film. Kembra si toglie la parrucca e rivela i suoi lunghi capelli lisci.

Adesso c’è il grand finale….tutti di nuovo sul palco, disposti su due file per reggere e muovere due pezzi di cartone a forma di onde . Dopo che Stefani ha accesso tutte le candele sul cappello di Kembra, è il momento di intonare My Heart Will Go On. Anche tra quel pubblico così diverso e alternativo sembrano tutti conoscere le parole di Celine Dion. Ed ecco l’ultima prova, Kembra fa la spaccata a testa in giù e il climax lo si raggiunge posizionando una croce di polistirolo…

I cerchi pentastellati sono finiti ovunque… è magia!

Visibile fino al 21 dicembre,  EMALIN (Unit 4 Huntingdon Estate, Bethnal Green Rd, London E1 6JU)

Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski

Kembra Pfahler – Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski

Kembra Pfahler - Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski

Kembra Pfahler – Courtesy of the artist and Emalin. Photography by Manuela Barczewski