• Malevich inside his laboratory at the Russian Museum, 1932
  • Kazimir Malevič, Nuovo, 2013
  • Kazimir Malevič, Malintenzionato, 2013
  • Kazimir Malevič Testa di contadino, 1928 ca. Olio su tavola di compensato 71,7 x 53,8 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
  • Kazimir Malevič, Bozzetto costume 'La vittoria sul sole'
  • Kazimir Malevič, Bozzetto costume 'La vittoria sul sole'
  • Kazimir Malevič, Conversatore, 2013
  • Kazimir Malevič Studio per affresco. Autoritratto, 1907 Olio su cartone 69,3 x 70 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
  • Kazimir Malevič, Quadrato nero, 1923 circa Olio su tela 106x106 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
  • Kazimir Malevič Composizione con La Gioconda, 1914 Olio, grafite e collage su tela 62 x 49,5 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Testo di Paola Tognon

La mia nuova pittura non appartiene esclusivamente alla terra. La terra viene abbandonata come una casa attaccata dalle termiti …”

Malevič

Kazimir Malevič ha 57 anni quando muore a San Pietroburgo – allora Leningrado – il 15 maggio del 1935. Le sue spoglie, dopo essere state esposte nella Casa degli Artisti, aprono una lunga processione per le strade di Leningrado sino alla stazione dei treni per Mosca e da qui nella residenza estiva moscovita di Nemchinova da allora segnata da un quadrato bianco su un cubo nero disegnato e realizzato da Nikolai Suetin.

Si direbbe che Malevič sia stato, nella sua breve ma intensa vita, un uomo e un artista fortunato che ha vissuto appieno e con successo la sua epoca. Ma non è così, come dimostra la sua biografia, i suoi scritti e anche il senso e il significato più profondo delle sue opere. Ciò che infatti è evidente non è solo la visionarietà, rivoluzionaria e categorica nei suoi raggiungimenti teorici e artistici, ma anche lo spessore e la sofferenza di un intelletto lucido racchiuso tra le spinte totalitariste di una terra, la Russia delle icone e dei contadini prima che degli atleti sovietici, nella quale vive in prima persona la più importante rivoluzione del XX secolo, provenendo da una cultura che aveva nell’area tedesca e francese i principali riferimenti. Amicizie, vita, confronti, fama, opere, scritti, viaggi e ritorni, carceri, povertà, insegnamento e illusioni, figurazione, astrazione e ritorno alla figurazione ne sono alta e continua testimonianza. Per questi e altri motivi, visitare la mostra alla GAMEC di Bergamo, a cura di Evgenija Petrova e Giacinto Di Pietrantonio, compone un’esperienza per certi aspetti intima e intensa e per molti altri di particolare interesse offrendo la visione ravvicinata di 50 opere di Malevič, accanto a un nutrito corpus di lavori di artisti russi, oltre a documenti, filmati e al video dello spettacolo Vittoria sul Sole, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevič con Michail Matjušin e Aleksej Kručënych, La principale caratterizzazione di questo progetto (coproduzione di GAMeC e GAmm – Giunti Arte mostre musei) consiste nel fatto che tutte le opere esposte sono di proprietà del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo, cioè non appartengono a quel nucleo fondamentale, a noi più conosciuto, che Malevič scelse e portò con sé in Polonia e in Germania nel 1927. Sappiamo infatti che l’artista, costretto a rientrare in patria per stringenti ragioni politiche, lasciò a Berlino, accanto a numerosi scritti, la maggior parte delle opere che aveva eseguito tra il 1900 e il 1925. Capolavori che furono poi in gran parte acquistati nel 1957 dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, occasione che avviò lo studio di questa fondamentale figura del XX secolo. La mostra di Bergamo, che per scelta di allestimento lascia dilatare su sfondo bianco le opere di Malevic accanto a quelle dei colleghi russi imposti su superfici colorate e compatte, riesce dunque ad isolare e garantire una piattaforma di osservazione inedita per omogeneità e storia. Consapevoli di una condizione privilegiata ma specifica, la visita, più che esaltare la fortunata “icona Malevič” che appare sempre più distante dalla complessità astratta del suo pensiero, può invece positivamente favorire l’intuizione dell’anima contrastata ma determinata di un artista che si è posto l’obiettivo “dell’essenza suprema della visione”. In questa direzione l’opera, così come molti fra gli scritti di Malevič, appaiono oggi di un’attualità folgorante.

Le chiavi del suprematismo mi conducono alla scoperta di quel che non è ancora cosciente. La mia nuova pittura non appartiene esclusivamente alla terra. La terra viene abbandonata come una casa attaccata dalle termiti. E in realtà, nell’uomo, nella sua coscienza è insita l’aspirazione allo spazio, la tendenza a “distaccarsi dalla sfera terrestre”. Nel futurismo e nel cubismo veniva elaborato quasi esclusivamente lo spazio, ma la sua forma, essendo legata agli oggetti, non permetteva neppure di immaginare la presenza dello spazio del mondo; il suo spazio si limitava a quello che separava le cose tra loro e la terra. Ma la superficie piana del colore pittorico sospesa sul panno della tela bianca, dà immediatamente alla nostra coscienza la forte sensazione dello spazio. Mi trasporta nel deserto senza fondo dove si avvertono intorno a sé i punti di creazione dell’universo. (…) Il colore è un creatore nello spazio. Le superfici piane che ho fondato sulla tela mi danno molto di ciò che prima per il pittore era vago (tu parli di un genio che s’è scoperto!). Così si arriva a ottenere la corrente del movimento stesso, come al contatto d’un filo elettrico.

Lettera a Matjušin, Giugno 1916. Da E. F. Kovtun, in Ežegodnik rukapisnogo otdela Puškinskogo doma na 1974 god, Leningrado 1976, trad. italiana di Gabriella Di Milia, Abscondita, Milano 2000

MALEVIČ

Fino al  17 gennaio 2016

GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Kazimir Malevič, Sportivi, 1930-1931 Olio su tela 142 x 164 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo, 1930-31

Kazimir Malevič, Sportivi, 1930-1931 Olio su tela 142 x 164 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo, 1930-31

Kazimir Malevič,  Pavido, 2013

Kazimir Malevič, Pavido

Kazimir Malevič, Nerone

Kazimir Malevič, Nerone