Julien Bismuth, Hiaitsiihi (production still). Courtesy of the artist and Galerie Emanuel Layr, Vienna-Rome. 2016 – 2019

Ha inaugurato a Roma, negli spazi della Nomas Foundation, la prima personale italiana di Julien Bismuth (Parigi, 1973). La mostra, curata da Raffaella Frascarelli in collaborazione con l’Unità di Ricerca Estetica nel sociale del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Università Sapienza di Roma, diretta da Lia Fassari, attesta ancora una volta il focus multidisciplinare della fondazione, protesa da anni alla promozione di iniziative culturali centrate su un approccio accurato di ricerca e analisi dei processi sociali e politici globali. 

In questa direzione, la collaborazione con il dipartimento di Scienze Sociali – una collaborazione che nel mese di marzo 2020 avrà un’ulteriore concretizzazione nel convegno con antropologi, sociologi, economisti e filosofi del Dipartimento – garantisce una metodologia trasversale, il cui intento è quello di restituire integralmente un progetto avviato dall’artista tra il 2016 e il 2017. Bismuth ha infatti trascorso due soggiorni insieme all’antropologo Marco Antonio Gonçalves presso gli Hiaitsiihi, una popolazione semi nomadica stanziata sulle rive del fiume Maici, nella foresta amazzonica brasiliana.

Artista multimediale, Bismuth declina in maniera eterogenea i media del collage, dell’installazione, del video, della fotografia e della performance attraverso una pratica di contaminazione che conduce a un’ampia indagine sugli spettri della rappresentazione di contenuti veicolanti costruzioni identitarie – di natura sociale, politica, personale – universalmente date per accertate. Quello dell’artista è uno sguardo vigile sulle condizioni inconfutabili della contemporaneità e sulla necessità di indagare criticamente ciò che le ruota attorno. 

Julien Bismuth, Hiaitsiihi (production still). Courtesy of the artist and Galerie Emanuel Layr, Vienna-Rome. 2016 – 2019
Julien Bismuth, Hiaitsiihi (production still). Courtesy of the artist and Galerie Emanuel Layr, Vienna-Rome. 2016 – 2019

Attraverso la fotografia e il video, e mediante un utilizzo costante del linguaggio come strumento trasversale capace di integrare i media più specificamente visivi, Bismuth restituisce la propria esperienza a contatto con gli Hiaitsiihi, rifuggendo lo spettro dell’approccio esotico. Nessuna fascinazione per un gusto tipicamente western centered è ammessa. L’aspetto più interessante della ricerca è la sua assoluta continuità con una metodologia di indagine che fa propri lo studio e l’osservazione partecipata. Auralitá e oralità scandiscono l’orologio giornaliero di questa popolazione che vive in simbiosi con la foresta, se ne prende cura attivando una forma di governance che a una certa latitudine geografica verrebbe percepita come una mera economia di sussistenza.
Nella gestione orizzontale dei rapporti tra individui membri della comunità, gli Hiaitsiihi dimostrano se non un’alternativa alla incolmabile speculazione – culturale, economica, sociale – postcapitalistica, certamente una prospettiva differente rispetto a essa, una prospettiva in cui la continuità con l’ambiente, la sostenibilità e la organizzazione orizzontale delle strutture sociali si pongono come alternative all’imperante iperproduttivismo in cui siamo costretti e come testimonianze attive della possibilità di sopravvivenza di un popolo. Quella di Julien Bismuth è una mostra che pone come inevitabili e urgenti degli interrogativi più attuali che mai: come preservare l’alterità, in un rapporto dialettico che sia di scambio reciproco e di mutua comprensione del valore aggiunto dato dalla conoscenza dell’altro? Come rifuggire le forme di colonialismo culturale e politico? A queste domande la mostra non intende dare una risposta univoca quanto piuttosto suscitare un interesse verso problematiche urgenti, percepite sempre più spesso come mere preoccupazioni riservate a pochi. 

Marco Antonio Gonçalves, Untitled (Hiaitsiihi), 2016 – 2019
Marco Antonio Gonçalves, Untitled (Hiaitsiihi), 2016 – 2019