“John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

La Fondazione Prada, “aperta per ferie”, presenta nello spazio del Podium la personale di John Bock, The Next-Quasi Complex, con due grandi installazioni When I’m Looking into the Goat Cheese Baiser (2001) e Lüttle mit Rucola (2006) entrambe provenienti dalla collezione Prada, insieme ad altre costruzioni percorribili in cui lo spettatore è invitato a entrare e a curiosare. E le sorprese non mancano, in questo bizzarro luogo che sembra un set abbandonato dopo una rappresentazione di cui rimangono solo delle oscure tracce: le grandi installazioni – Bock le definisce summutation – altro non sono che i palcoscenici delle sue performance e le location dei suoi film – visibili in video – veri e propri drammi dell’assurdo, a volte filtrati e distorti da visioni chimiche, sempre dominati dal paradosso.

 “John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

Un universo scomposto, che a tratti sembra ostile e a tratti familiare, cresciuto disordinatamente per accumulo come un grande Merzbau di schwitteriana memoria, contemporaneo esempio di riutilizzo eccentrico e ludico di oggetti comuni che abitano le nostre case – abiti, elettrodomestici, utensili, arredi, biancheria, bambole e altro – con cui sono costruite le installazioni praticabili che mimano scafi di zattere alla deriva, rifugi di emergenza, salotti borghesi devastati, in equilibrio precario tra realtà e finzione. Inutile cercare un filo logico, una narrazione: è un inestricabile intreccio di rimandi al cinema, e in particolare ai B-Movie, alle serie Tv, alla cronaca nera, ai miti pop e a riferimenti letterari e artistici assorbiti, digeriti ed evacuati in un insieme metastatico ed entropico dominato da un’attitudine punk e dissacrante. Il “no future” è ovunque in questa molteplicità frammentaria che non può più configurarsi come totalità e nella quale ci si può orientare solo navigando a vista in un orizzonte a corto raggio. Anche l’identità, ormai non più unitaria ma mutata in una stratificazione complessa di diversi codici socio-culturali, si spezza e si moltiplica: il soggetto è quindi ontologicamente nomade e destinato a migrare costantemente assumendo diversi ruoli, come l’artista nelle sue lecture antiaccademiche e incoerenti, tra ironia istrionica, satira pungente e assurda solitudine beckettiana.

 “John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

 “John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

 “John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

 “John Bock: The Next Quasi-Complex” - Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano - Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” – Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano – Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” Dettaglio di Lütte mit Rucola (2006) Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” Dettaglio di Lütte mit Rucola (2006) Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” Dettaglio di Klar wie Brühe (2018) Foto Jacopo Farina - Fondazione Prada Milano Courtesy Fondazione Prada

“John Bock: The Next Quasi-Complex” Dettaglio di Klar wie Brühe (2018) Foto Jacopo Farina – Fondazione Prada Milano Courtesy Fondazione Prada