• Jochen Lempert, Untitled (Blaeulinge Lycaenide), 2017 ©Jochen Lempert, 2018
  • Jochen Lempert, Lyren 1, 2013 (detail D) ©Jochen Lempert, 2018
  • Jochen Lempert, Castor & Pollux (raindrops), 2010, detail ©Jochen Lempert 2018
  • Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Untitled (Segelfalter - Podalirio, Roma), 2013 (five parts) - 30 x 24 cm
  • Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Sunset, 2013-2017 (six parts)

Fino al 27 luglio Mutina presenta nel suo spazio MUT di Fiorano (Modena) la mostra personale site specific del fotografo tedesco Jochen Lempert (Moers, 1958). Nel 2017 Lempert ha vinto il premio “This is Not a Prize” ad Artissima. La curatela è di Sarah Cosulich.

Fotografo eclettico, con una formazione da biologo e un passato da lm-maker sperimentale, Lempert è un artista esploratore, passeggia nella natura, percorre la città, focalizza il suo obiettivo su semplici alberi o su complessi microorganismi vegetali, su animali imbalsamati, sciami di insetti, stormi d’uccelli che disegnano le loro forme nel cielo, su foglie dalle texture diverse e raggi di luce che le penetrano, pietre nella sabbia, ma anche dettagli di corpi umani e forme viventi normalmente invisibili nel contesto urbano. Casuali da un lato e attentamente costruiti dall’altro, Lempert cattura i suoi soggetti anche senza fotografare, come nei fotogrammi quasi astratti realizzati in camera oscura esponendo alla luce o direttamente sul negativo diversi materiali organici.
Lempert lavora rigorosamente in bianco e nero, scatta in analogico e sviluppa personalmente le proprie immagini, con una cura che ne evidenzia la potente sicità, acuita dalla scelta di presentazione delle fotogra e, prive
di cornice e libere nel loro contatto con le pareti espositive. Fondamentali per l’artista sono le relazioni create nell’accostamento di speci ci lavori, in cui al rigore compositivo e formale si aggiunge il valore simbolico o evocativo delle associazioni (da CS).

ATPdiary ha posto alcune domande a Sarah Cosulich.

ATP: Jochen Lempert è biologo prima (cronologicamente) che fotografo. Cosa porta e implica questo nella sua fotografia?

Sarah Cosulich: La scelta dei soggetti e il rigore scientifico con il quale li presenta, li ordina e li mette in relazione è il risultato di una conoscenza che va al di là delle loro caratteristiche fisiche. Lempert tocca aspetti intrinsechi alla storia e all’evoluzione di piante o animali che ritrae e questi, anche se non sempre immediatamente visibili all’osservatore, gli permettono di aprire ulteriori livelli interpretativi. La coccinella a sette punti, specie europea oggi in estinzione perché progressivamente eliminata da quella a dodici punti introdotta dall’Asia poco più di vent’anni fa, diviene testimonianza delle trasformazioni naturali e artificiali del nostro ecosistema. Le fotografie di Lempert nella loro bellezza e poesia ci mettono anche di fronte ai comportamenti degli organismi viventi e a processi e fenomeni del nostro ambiente dei quali non siamo consapevoli.

ATP: Nel comunicato stampa si dice che Lempert “cattura i suoi soggetti anche senza fotografare”. Mi spiegheresti il significato di questa frase e come riscontriamo questo modus nel risultato finale?

SC: Lempert scatta in analogico, sempre rigorosamente in bianco e nero. Ma è sbagliato usare la parola scatto. La sua è una costante sperimentazione con i limiti della fotografia. Spesso sono fotogrammi realizzati impressionando la carta in camera oscura senza l’utilizzo della macchina fotografica. In una serie di opere ha usato le foglie delle piante come negativi proiettando la loro trama ingrandita sul foglio e creando immagini apparentemente astratte. Altre volte modifica il negativo, in altri ancora appoggia organismi viventi direttamente sulla lente. Attraverso meccanismi di erosione, movimento, impressione, Lempert usa la scienza come punto di partenza ma poi plasma le immagini attraverso processi fisici imprevedibili.

ATP: Le fotografie sono vissute da Lempert quasi come fossero organismi viventi esse stesse, per le quali ha molta cura e che sviluppa personalmente, evidenziandone la fisicità intrinseca e lasciandole libere nello spazio, senza cornice. Crea anche degli “incroci” attraverso gli accostamenti di immagini, che per lui hanno una notevole importanza. Che valore ha questa pratica processuale nel suo lavoro? Non escluderei anche il rituale del bianco e nero, e dei grigi. 

SC: Il contatto dell’opera con la parete estende in un certo senso il suo contatto fisico con il soggetto ma anche quello che desidera comunicare a chi guarda. La grana della carta, i toni delle immagini le fanno sembrare quasi dei disegni. IL suo rapporto con la luce non è diverso da quello del segno a grafite. C’è una ritualità nella costruzione dell’immagine, plasmata oltre che dal suo sguardo, anche dalla forte manipolazione fisica dell’immagine nel processo di stampa.

ATP: Invece, la mostra in corso a MUT ha come titolo Two Poems, Some Pairs. Come mai questa scelta?

SC: L’aspetto dell’interpretazione è fondamentale nel lavoro di Lempert. Rendendoci consapevoli di alcuni processi e fenomeni ci insegna a leggere la realtà in modo diverso. I due ‘poemi’ a cui si riferisce sono le due serie in mostra composte da piccole immagini poste una accanto all’altra. Lì il ritmo delle associazioni – a livello organico, compositivo oltre che iconografico– dà vita ad alternanze quasi musicali. Nei suoi allestimenti emergono costantemente relazioni tra le fotografie. Le coppie, i ‘pairs’ non si possono contare, sono diverse – appunto ‘some’ – a seconda della profondità con cui uno guarda. Spesso Lempert sceglie di presentare dittici ma tipicamente le coppie si trovano anche tra immagini presentate in sale diverse. Questi richiami costanti ed infiniti caratterizzano le sue presentazioni che diventano narrazioni complesse, come se la mostra stessa fosse un’opera totale. Il motivo floreale sul vestito della musa nella venere del Botticelli, per esempio, che Lempert ritrae da vicino, richiama la pianta di un orto botanico esposta a fianco. Ma ricorda anche il gioco tra positivo e negativo della luce sulla ragnatela o le gocce di pioggia sul terreno. Il desiderio di Lempert è quello di spingere il nostro sguardo alla ricerca delle tante connessioni nascoste.

ATP: Lempert era presente anche nella sezione Generations di miart con fotografie nate dal suo viaggio in Brasile sulle orme di Hércules Florence, il pioniere della fotografia contemporaneo a Niepce e Daguerre, ma fuori dal continente europeo. Che apporto ha la storia della fotografia nel suo lavoro e quali sono a tuo avviso le principali linee di ricerca che sono confluite (anche travisate) in esso?

SC: Lempert è assolutamente consapevole delle ricerche portate avanti dai primi fotografi. In alcune sue opere i riferimenti possono essere molto diretti, come nel caso della serie Anna Atkins, fotogrammi dello schermo del computer in cui Lempert cattura le Impressioni Cianografiche delle Alghe Inglesi, lavoro realizzato dalla botanista e fotografa britannica nel 1842. Lempert non è direttamente influenzato dal lavoro dei pionieri della fotografia ma dimostra un interesse analogo per quanto riguarda la sperimentazione con il medium fotografico. In particolare per quanto riguarda il suo utilizzo nella costruzione e definizione dell’immagine finale.

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View_02

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View

Jochen Lempert, Two Poems, Some Pairs, Mut 2018, Installation View